Tutta la vita davanti, adolescenti e autolesionismo un rapporto da rompere

scritto da il 20 Ottobre 2019

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Mehreen ha sedici anni e si sente invisibile. Maledettamente incompresa: “C’è qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che proprio non si può aggiustare. Vorrei soltanto vivere senza essere sopraffatta di continuo dalla tristezza. Una vita in cui all’improvviso non mi senta come se qualcuno mi avesse appena tirato un pugno nello stomaco, impedendomi di respirare, pensare”.

La sua testa è invasa da quello che lei chiama “il Caos”, un turbinio caliginoso di pensieri bui che cercano di farla ogni volta inabissare. Ansia e depressione non le lasciano scampo. Senza via d’uscita, in preda ad attacchi di panico, Mehreen cerca aiuto sul web e si imbatte nell’inquietante pagina “Memento Mori”. Un sito che promette di aiutarla a suicidarsi. Fornisce un servizio per pianificare data e ora della morte e trova altre persone con cui siglare un patto: affrontare insieme la fine. Meehren conosce così Cara Saunders e Olivia Castleton. Due anime ferite, proprio come lei. Cara, sarcastica, acuta e vulnerabile allo stesso tempo, non riesce a superare il trauma dell’incidente stradale in cui ha perso suo padre e l’uso delle gambe. Olivia, invece, è una ragazza elegante e ricca dalla vita apparentemente perfetta, in realtà nasconde un terribile segreto.

Sono loro le protagoniste del romanzo “Tutta la vita davanti” di Yasmin Rahman, autrice inglese alla sua prova d’esordio. Un libro potente e coraggioso che affronta temi su cui continua ad aleggiare feroce lo stigma sociale: la malattia mentale e l’autolesionismo.

È attraverso l’inquietudine di Mehreen che la scrittrice dà voce a una parte del suo vissuto. È lei stessa a raccontarlo: «Se ripenso agli anni dell’adolescenza, i ricordi per me più vividi sono quelli legati alla depressione: le tante volte che ho pianto fino a addormentarmi, l’autolesionismo, i momenti di totale intorpidimento. Sono cresciuta in una famiglia musulmana bengalese molto tradizionalista, simile a quella del personaggio di Mehreen. Nella nostra cultura le malattie mentali sono poco considerate. Ricordo che per me era scontato non ritenermi normale, non avere nessuno in grado di capirmi» esordisce nell’introduzione del libro.

Mehreen vorrebbe essere libera dal caos che la condiziona. Sono voci che bisbigliano o urlano con il corsivo minuscolo che cede, nelle righe, il passo al maiuscolo. È una ragazza che non trova il coraggio di essere se stessa e spazzare via le aspettative sociali e gli stereotipi che la imprigionano “Sembra che tutti si aspettino che io sia uguale alle mie cugine. Una ragazza a cui piacciono i vestiti, socievole, che sa portare avanti una conversazione” dice. Si taglia per vivificare il suo dolore, un disperato grido d’aiuto.

Rompe la sua solitudine quando incontra Cara e Olivia. Anche loro soffrono, si sono smarrite come lei. Le tre giovani si conoscono grazie a un’inquietante pagina che le spinge al suicidio. In realtà tra di loro nasce in questo modo una potentissima amicizia. Un legame che cambierà tutto.

Il web può essere infido. La rete ospita dei contenuti molto dannosi che incitano all’autolesionismo e al suicidio o a sfide estreme che mettono in pericolo. Ma può essere in alcuni casi àncora di salvezza. A volte serve a sentirsi meno soli.

Le ragazze di “Tutta la vita davanti” si racconteranno i loro segreti, tutto quello che non hanno mai avuto il coraggio di dire a nessuno. Insieme troveranno, nonostante gli ostacoli, la voglia di andare avanti. La magia della sorellanza non le guarirà del tutto, ma permetterà loro di affrontare i demoni con cui combattono. La cosa più importante è che si ascolteranno a vicenda senza giudicarsi. Grazie alla forza che si sono donate risolveranno il rapporto conflittuale con le proprie madri. Faranno sentire la loro voce, squarceranno il silenzio di quei muri che, a volte, dividono le famiglie.

Questo libro ha il merito di affrontare altri argomenti molto importanti: la disabilità, la violenza di genere. Meehern non è l’unica che parla del suo caos. Cara si sente di nuovo una ragazza come tutte le altre. Sono le amiche a farglielo capire. Gli sguardi di commiserazione della gente non la feriranno più.

Olivia, invece, racconta per la prima volta quello che è successo: “Avevo quindici anni. In camera mia. Non riuscivo a respirare, figuriamoci a urlare. Mia madre era uscita di corsa per un’emergenza di lavoro. Lui aveva detto che era colpa mia, che ero stata io a provocarlo, che gli ero saltata addosso. Ha detto che mia madre mi avrebbe ripudiata,
che sarei stata motivo di vergogna, se l’avessi detto a qualcuno. Come se avessi voluto. Come se avessi potuto. Come se qualcuno mi avrebbe mai creduta”. È stata violentata dal compagno della madre. Troverà la forza di denunciarlo.

Cara, Olivia e Meheeren sono adolescenti che parlano alle loro coetanee. Questo però non è solo un libro che dovrebbero leggere le giovani. Può diventare un momento di riflessione per tutti.

«Voglio scrivere libri su cose di cui le persone non parlano, ma è necessario che siano discusse. La salute mentale è tra queste. Ha iniziato a ottenere maggiore attenzione negli ultimi tempi, ma penso che ci sia ancora molto lavoro da fare» ha affermato Nahram.

In Italia il 20% degli adolescenti si fa intenzionalmente del male, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza. Sono 2 su 10 i giovani che nella vita hanno attaccato il proprio corpo, circa 14% lo fa in maniera sistematica e ripetitiva. Nel 67% dei casi si tratta di ragazze. Nel Regno Unito, più di un quinto delle ragazze tra i 16 e i 24 anni si autolesiona. Il tasso di suicidio nelle giovani donne è aumentato dell’83%.

C’è una cosa fondamentale da tenere a mente. Non possiamo migliorare la salute mentale delle ragazze se non iniziamo a capire che il genere ci presenta dei nodi che è urgente sciogliere: è la necessità di affrontare cause profonde come la violenza, gli abusi, le discriminazioni.


Titolo: Tutta la vita davanti

Autrice: Yasmin Rahman

Casa editrice: Dea Planeta

Anno di uscita: 2019

Prezzo: 17,00 €