Avengers Endgame, il passaggio a una nuova generazione di supereroi

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Avengers Endgame è una pietra miliare nella storia dei supereroi Marvel. Arriva al compimento gli anni e di film che portavano a questo episodio. Chiude un’epoca e allo stesso tempo apre le porte alle nuove generazioni. Un cambiamento epocale perché c’è un passaggio di consegne che porta modelli diversi di eroi, che meglio rispecchiano la società che cambia. Se per le nuove generazioni non ha più senso la storia della spia russa del KGB che ha poi sposato la causa degli Stati Uniti, come la vedonìva nera (nata nel 1964), o l’eroe nato durante la seconda guerra mondiale a rappresentare un’America libera e democratica che si opponeva a una Germania nazista, allora è il momento di voltare pagina e di andare oltre con supereroi che hanno poteri e futuri diversi da quelli che erano immaginabili solo fino a ieri. O almeno fino alla nostra generazione.

I giovani studiano la seconda guerra mondiale e la guerra fredda sui libri, non ricordano il muro di Berlino e poco sanno dell’opposizione Stati Uniti-Urss. Che senso pososno avere per loro eroi che sono nati e cresciuti in quei periodi? Per non parlare dei poteri e delle armi, che sembrano ormai di ere geologiche fa, nonostante la versione modernizzata. Largo dunque a un fturo che i ragazzi devono poter riconoscere e condividere. Ma non vado oltre nei dettagli, spoiler sì, ma fino ad un certo punto.

avengers3Chi ha visto Avengers Infinity War si poteva aspettare 3 ore di intense battaglie, scontri di superpoteri, corpo a corpo del bene contro il male. Il film invece riesce ad approfondire le storie dei singoli protagonisti dando loro uno spessore psicologico che nel film precedente non avevano avuto. Ogni scelta, ogni azione, ogni decisione diventa il pezzo di un puzzle che compone tridimensionalmente ogni personaggio fino a dare ad ognuno una rotondità che lo porta a compimento. Lo stesso cattivo, Thanos, non viene risparmiato da questa ricostruzione di invididualità, lui che da Infinity War usciva vincitore non tanto per aver trovato le sei gemme e aver raggiunto il suo scopo, ma per essere quello che meglio degli altri veniva tratteggiato nella sua complessità. Non un cattivo fine a se stesso, arido, crudele, beffardo. Ma un individuo dalle mille sfumature, che era difficile da odiare.

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Da qui Se volete potete smettere di leggere e aspettare di vedere il film perché non vorrei essere accusata di aver svelato troppo.

Due i passaggi che vorrei sottolineare che hanno a che fare con la diversity. Diversità che da anni permea non solo i film Marvel (basti pensare a Captain Marvel e a tutte le eroine degli ultimi film, così come a Black Panter), ma anche le pellicole Disney. Il primo riguarda la battaglia finale in cui le donne diventano protagoniste in due differenti modi. Innanzitutto le mogli e le compagne scendono sul campo di battaglia accanto agli uomini, magari non avendolo neanche mai fatto prima come nel caso di Gwyneth Paltrow con Ironman, da sempre segretaria, assistente personale, confidente.Un cambiamento rispetto al passato: gli uomini non combattono più le battaglie di tutti da soli. Le donne, le loro donne, ora sono loro accanto anche quando si tratta di combattere con la forza e non più nelle retrovie.

avengers5In secondo luogo le donne sono protagoniste come supereroine e questa volta lo sono in modo platealmente compatto. Quando al culmine della battaglia torna dallo spazio Captain Marvel che prende su di sé il peso di quello che potrebbe essere l’ultimo atto, spiderman le dice: “Non so se ce la farai” guardando la distesa di nemici che hanno di fronte. Ma al fianco di Captain Marvel arrivano tutte le eroine della Marvel e una di loro risponde “non sarà da sola a farlo”. Un atto fortissimo non di solidarietà femminile, ma di capacità di fare squadra per un obiettivo con il riconoscimento del ruolo del leader e la capacità di muoversi all’unisono e in modo compatto per portarlo alla metà. Esattamente la metafora di ciò che sta avvenendo nella società dove non si pretende più che le donne siano solidali l’una con l’altra semplicemente perché donne, ma invece si uniscono riconoscendo il valore l’una dell’altra e capendo che soltanto insieme certi obiettivi sono perseguibili. Esattamente come hanno sempre fatto gli uomini finora, forse perché ben più abituati di noi a giocare in squadra.

avengers2Un secondo passaggio fondamentale, in tema di diversity, arriva quasi in ritardo rispetto alla storia americana. Si tratta del passaggio di testimone da Capitan America a un nuovo capitano per i supereroi sulla terra. Non dirò di chi si tratta, ma lasciatemi dire almeno che si tratta di una persona di colore. Si passa quindi dal Capitan America biondo con gli occhi azzurri è assolutamente wasp a un capitano con tratti decisamente diversi. Dicevo un cambiamento forse arrivato con un decennio di ritardo rispetto a quanto è avvenuto nella vita reale con la nomina di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti da parte degli americani. Che la realtà abbia, in questo caso, portato al cambiamento sullo schermo?

Sul film si potrebbero scrivere fiumi di parole e lascio ad altri, ben più esperti di me, questo compito. Posso solo dire che anche se non vi piacciono i film fantasy forse in questo caso sarebbe interessante andare al cinema per capire come sta cambiando la società e quali sono i supereroi che animeranno l’immaginario dei nostri figli nei prossimi anni.

PS. Il giudizio di mio figlio undicenne? “Il miglior film della Marvel di sempre!”