Cinque fatti che vi faranno sentire colpevoli di abilismo

scritto da il 18 Luglio 2017

Gli americani ci fregano con la lingua (cit. Guccini, Statale 17) e quando devono disprezzare una ideologia aggiungono il suffisso ‘-ism’ e il più è fatto: racism, sexism, ableism.

Ecco, ‘Ableism’: in italiano suona come ‘abilismo’ ed è la discriminazione nei confronti di persone diversamente abili e, più in generale, il presupporre che tutte le persone abbiano un corpo abile come il tuo. Non ci pensiamo istintivamente, ci facciamo guidare dagli stereotipi e dai modi di dire consolidati, ma poi quando siamo toccati direttamente dall’esperienza dell’inabilità a compiere un’azione, allora si che riusciamo a vedere la discriminazione anche dove di primo acchitto sembrava non esistere.

Ecco qualche esempio di abilismo legato alla vita quotidiana:

  1. abilismo1) Da qualche anno a questa parte è di moda agli eventi offrire le ‘lunchbox’, gradevoli contenitori in cartone con dentro tutto il kit per un veloce pranzo: se da una parte fanno risparmiare gli organizzatori e consentono un minore spreco di risorse rispetto al più tipico buffet da eventi, in realtà possono rappresentare una complicazione in più per chi per mangiare ha bisogno di appoggiarsi ad un tavolo ed è meno propenso al multitasking. Oltre a mettere rampe ovunque, pensa anche a quelle disabilità che non si vedono ma che rendono la vita quotidiana ugualmente complicata.  

  1. abilismo22) Ho provato a cercare la parola ‘emiplegia’ su Twitter: escono fuori sono risultati legati ad espressioni colorite e ironiche, riferite a situazioni che lasciano ‘di stucco’, quasi paralizzati di fronte ad un evento. Nessuna referenza legata alla patologia, a chi a causa di un danno al cervello non riesce a muovere per davvero metà del proprio corpo. “Ti prendesse un ictus”, “estirpiamo quel cancro”, “che spastico”, “cerebrolesi di tutti i Paesi unitevi”. Fai un’azione consapevole: ripulisci periodicamente il tuo linguaggio dalle metafore, un nano e un’isterica nelle tue frasi possono fare più male di una macchina senza tagliando parcheggiata in un posto per disabili.

  1. abilismo33) La Legge 104 del 5 febbraio 1992 è una normativa per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone disabili, che riconosce anche delle agevolazioni in ambito lavorativo per quei dipendenti che hanno necessità di assistere un proprio familiare portatore di handicap. Si stima che una donna su due abbia necessità nella propria vita di ricorrere a queste agevolazioni sul lavoro, come caregiver di un figlio o di un genitore disabile. Ti capiterà perciò di incontrare almeno una di queste donne anche sul tuo posto di lavoro: fissare riunioni ricorrenti alle 19.00 o nella giornata in cui lei ha diritto al permesso Legge 104 può non essere una buona idea. Non credere che siano tutte delle donne privilegiate, che stiano abusando dei loro diritti per scaricarti addosso ad altri la loro mole di lavoro: spesso essere in un ambiente non medicalizzato, come dovrebbe essere un ufficio, per loro può essere un sollievo.

  1. abilismo44) La gita scolastica tira fuori il meglio da ogni coppia genitoriale: fa parte del piano didattico, è un’esperienza che apre la mente, abilita la socializzazione e l’apprendimento esperienziale. Anche se hai firmato tutte le petizioni di change.org per abbattere le barriere architettoniche e ti fa tanta tenerezza il bambino Down in classe con tua figlia, quando si arriva a parlare della gita scolastica vorresti mandare tuo figlio cinquenne in gita sulle montagne russe, senza se e senza ma. Affidati al personale incaricato di queste decisioni nella scuola, esistono apposite commissioni volte a valutare l’accessibilità dei luoghi e l’adeguatezza delle esperienze, anche per il compagno di tuo figlio che rischia di avere una crisi epilettica sulle montagne russe.

  1. abilismo55) Alle feste, in casa o a scuola può capitare di sentirsi dire di togliersi le scarpe, per una questione di igiene o di praticità: quelle scarpe per alcuni bambini rappresentano lo strumento principale per tenersi in equilibrio, all’interno nascondono plantari o tutori che permettono loro di recuperare una postura più simile alla tua. Le ortesi sono oggetti preziosi, ci vogliono mesi e un sacco di carte da riempire per essere realizzati. Fregatene dei batteri e visualizza le scene iniziali del film Forrest Gump e della sua egregia mamma in visita dall’ortopedico: ‘Mama said they were magic shoes: they could take me anywhere.’