La Sicilia “chiave” del viaggio di sei artisti tra arte e vino

scritto da il 05 Luglio 2017

04_vis7_residenza_gibellina_crettodiburri_ruffo-mania-trevisani_ph_leonardoscotti

“L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.

La frase è una delle più famose sull’isola, probabilmente anche una delle più abusate. Appartiene a Wolfang Goethe ed è contenuta nel suo ‘Viaggio in Italia’, un’opera che l’autore tedesco scrisse tra il 1813 e il 1816. Da allora sono passati due secoli, ma ancora oggi probabilmente il viaggio in Sicilia, isola al centro dei nuovi flussi immigratori, è chiave di comprensione della nostra attualità.

11_vis7_residenza_mappadeicrateridelletna_ph_leonardoscottiCe lo ricorda una giovane artista palermitana, Gabriella Ciancimino, che dopo una formazione classica (ha frequentato il liceo e l’Accademia delle Belle arti di Palermo), ha viaggiato per tutto il mondo grazie ai programmi di residenza per artisti in Europa e in Africa. Ha vissuto a New York, in Spagna, Francia, Senegal, Marocco. Per poi tornare sempre a vivere nella sua Palermo. Gabriella Ciancimino è una dei sei artisti internazionali che sono stati scelti per un moderno Viaggio in Sicilia, il progetto di Planeta per l’Arte e il territorio, arrivato alla settima edizione e quest’anno dedicato alle Mappe e ai miti del Mediterraneo.

05_vis7_residenza_minieredisale_realmonte_ph_leonardoscottiDalle suggestioni nate durante la residenza itinerante d’artista, compiuta a settembre nel periodo della vendemmia, tra vino e luoghi dell’arte classica e contemporanea, i sei artisti (oltre alla Ciancimino, gli italiani Pietro Ruffo e Luca Trevisani, la cipriota Marianna Christofides, l’egiziana Malak Helmy e l’inglese Andrew Mania) hanno tratto ispirazione per le loro opere inedite che sono esposte, dal primo luglio scorso fino al 10 settembre, al Museo archeologico regionale Antonio Salinas di Palermo. Per realizzare i loro video, le loro installazioni, sculture, pitture, gli artisti si sono serviti anche dell’archivio del Museo Salinas, riaperto l’anno scorso dopo vari anni di chiusura. Quest’anno, per la seconda volta di seguito, la mostra è stata curata da Valentina Bruschi. A maggio scorso, intanto, il progetto Planeta Viaggio in Sicilia è stato insignito del Premio Gavi-La buona Italia, patrocinato tra gli altri da Mibact, MIPAAF, Confindustria Federturismo, Civita, Federculture e Touring Club Italiano.

CIANCIMINO E LA SUA RICERCA TRA PAESAGGIO E FLUSSI MIGRATORI.

Alla mostra al Salinas, Gabriella Ciancimino è presente con una composizione di disegni e due sculture, due barchette-fioriere che simboleggiano il viaggio e ospitano piante venute da lontano. Opere che sono, spiega Ciancimino, “un richiamo al viaggio vissuto con Planeta, ma anche al mio percorso artistico. Da anni conduco infatti una ricerca sul paesaggio, visto come combinazione di uomini e piante, e sui flussi sui migratori”. Per l’opera esposta al Salinas, Ciancimino ha indagato il mito americano. “Tutto è partito da una delle sedi di Planeta dove c’è in un giardino un tempietto di epoca liberty con decorazioni liberty da cui ho tratto ispirazione. Il tempietto era stato messo in quella posizione dalla famiglia Planeta per poter vedere lo sbarco degli americani durante la seconda guerra mondiale. Quando gli americani erano i liberatori, e sono stati i liberatori fino all’elezione di Trump“.

gabriella_ciancimino_world_wild_2017_01

Gabriella Ciancimino

Lo studio antropologico, dice Ciancimino della sua arte, “è accompagnato dalla ricerca sperimentale finalizzata all’individuazione di elementi dissonanti da inserire nel paesaggio, generando così crack visivi in cui la realtà viene ‘ecologicamente’ modificata. Ho così sviluppato la tendenza a create opere site-specific e lavori collettivi, usando media differenti come il video, la musica, l’installazione, il disegno, la grafica e la scultura. Il mio lavoro è un invito al dialogo sul concetto di resistenza e di libertà applicato alla relazione con l’ambiente circostante, sperimentando L’Ecologia sociale teorizzata da Murray Bookchin attraverso il coinvolgimento della Collettività nella creazione dell’opera e nella trasformazione di un luogo in spazio in cui sperimentare la libertà, rompendo la gerarchia tra Artista e Fruitore”.

IL MITO DELL’AMERICA E IL RUOLO DELLE DONNE SICILIANE.

Gabriella Ciancimino

Gabriella Ciancimino

Nella sua ricerca sul mito americano, Ciancimino ha scoperto e approfondito il ruolo delle donne siciliane nella diffusione del movimento anarchico comunitario tra i lavoratori delle fabbriche di New York all’inizio del 1900. “Ho trovato – racconta – un libro di una storica americana, Jeniffer Guglielmo, che parla proprio di questo tema. Racconta delle donne che in Sicilia scioperavano per avere il pane e di come queste donne, quando hanno seguito negli Stati Uniti i loro uomini precedentemente emigrati, hanno portato negli Usa la loro modalità di protesta nelle fabbriche”. Parallelamente, e qui c’è ancora la ricerca del paesaggio come combinazione di uomini e piante, “sto anche indagando le piante che invece sono venute dall’Europa e hanno contaminato e si sono mixate con quelle esistenti dell’area di New York. Al contrario, l’agave americana viene portata, dopo la scoperta di Colombo, dall’America in Europa e cambia il paesaggio europeo”. Dei moderni flussi migratori verso la Sicilia, ancora, la Ciancimino non si è occupata appieno. “Ho fatto dei lavori asu Lampedusa, ma quando ho cercato di collaborare con i centri di accoglienza, non ho avuto un percorso facile. E’ una parte di storia che ancora dev’essere scritta”.

LE DONNE ARTISTE, OGGI ANCORA DISCRIMINATE.

gabriella_ciancimino_world_wild_2017_02

Gabriella Ciancimino

Gabriella Ciancimino, classe 1978, durante gli anni degli studi all’Accademia delle Belle arti di Palermo, ha anche svolto attività giornalistica accompagnata da militanza politica, aspetti che si intrecciano ancora oggi nel suo lavoro. Durante la sua esperienza dei programmi di residenza per artisti, ha vissuto e conosciuto, da artista, diverse culture. “Come succedeva negli anni ’20, percepisco – nota con amarezza -, nonostante l’attivismo delle donne nella cultura, pregiudizi nei confronti dell’artista donna. Anche se certamente ce ne sono di meno rispetto agli anni ’20. Nonostante nel mondo dell’arte contemporanea ci sia una presenza molto massiccia delle donne soprattutto nella critica e nella curatela, la parità di genere è lontana. Dal punto di vista di artista percepisco la disparità anche a livello di presenze. Solitamente nelle mostre sono l’unica donna, oppure una delle poche donne, su un gruppo di dieci artisti. E’ un aspetto con cui mi scontro in continuazione”.