Mamme e Papà: un Tango per due

scritto da il 14 Maggio 2017

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Oggi è la nostra festa. Io la festeggio con voi, mamme e papà, nello spazio di Alley Oop. Ho comprato una torta gigante e messo la mia canzone preferita in sottofondo. E’ un tango. Prima di soffiare le candeline (le mie sono 8 come gli anni da mamma), esprimo il mio più grande desiderio: raggiungere la parità tra mamme e papà perché i nostri figli sarebbero più felici, le aziende più produttive e il nostro Paese più ricco.

Ho scelto il tango perché, oltre ad essere un ballo molto bello, prevede che sia l’uomo a fare il passo in avanti e la donna indietro. Proprio come oggi dovrebbe succedere tra mamme e papà.

Partiamo da una fotografia in cui i carichi di lavoro verso la cura domestica sono ancora sbilanciati verso le mamme, anche se negli ultimi 50 anni è quadruplicato il tempo che i padri passano con i figli e soprattutto nelle nuove generazioni si sente un bisogno molto forte di paternità. Ci sono ancora tanti pregiudizi sia verso le mamme che verso i papà. Da un parte le mamme sono schiacciate nel modello che le vede protagoniste della cura dei figli, della famiglia e della casa. Dall’altra ai papà si riconosce lo stereotipo contrario tanto da considerare “strani” gli uomini che spingono un passeggino, vanno a prendere i bambini a scuola, insomma che compiono tutte quelle attività che “sono considerate normali” per le mamme.

In Italia il tasso di occupazione femminile decresce in base al numero di figli in misura maggiore rispetto alla media europea. Se infatti in Italia il tasso di occupazione tra i 25 e i 49 anni delle donne senza figli è del 62,2%, questo si riduce al 58,4% con la nascita del primo figlio, al 54% con la nascita del secondo, e addirittura al 41,4% per le donne con 3 o più figli. In Europa il dato è invece del 77,6% per le donne senza figli nella stessa fascia d’età, con un calo al 72, 5 e al 71%, rispettivamente dopo il primo e il secondo figlio.

Proviamo a vedere cosa succederebbe se tutti i papà facessero un passo in avanti nelle attività di cura e le mamme un passo indietro.

I primi a beneficiarne sarebbe soprattutto i figli. Una recente ricerca dell’Harvard Business School ha rilevato che un modello di famiglia equilibrato dove sia le mamme che i papà partecipano equamente al lavoro domestico e a quello professionale sia un forte segnale per i bambini a considerare i contributi a casa e al lavoro altrettanto preziosi, sia per gli uomini che per le donne. L’impiego professionale delle madri insegna soprattutto alle figlie delle capacità che le proietteranno ad una maggiore partecipazione al lavoro e alle posizioni di leadership. Così come la ricerca pubblicata sul Psychological Science Journal nel 2014 ha rilevato che i papà che contribuiscono alle attività domestiche ispirano le ragazze ad avere ambizioni meno legate ad occupazioni tradizionalmente femminili.

Inoltre il passo in avanti dei papà a casa porterebbe una maggiore partecipazione delle donne al lavoro. Se raggiungessimo il 60% di occupazione femminile, avremmo un aumento stimato del PIL del 7%. E le aziende che hanno un team misto al vertice, vedrebbero incrementare l’EBIT anche del 56%.

Il cambiamento spetta ad entrambi i sessi: se i padri stanno manifestando un maggior interesse alla cura di casa e figli, le madri devono imparare ad accettare di perderne il controllo e a fidarsi di più, anche accettando qualche imprecisione dei nostri, inesperti e maldestri, compagni. Le rivoluzioni culturali, come questa, sono le più lente. Se mamme e papà ballassero il tango della vita, l’armonia dei nostri molteplici ruoli sarebbe raggiunta senza sforzo.

Ultimi commenti (2)
  • Francesca Devescovi |

    Ciao Lucia, Ti ringrazio per la tua bellissima e preziosa testimonianza. Aiutare le giovani colleghe è forse la sfida più bella che possiamo cogliere perché ci sono momenti nella carriera in cui vorresti tanto avere un “libretto delle istruzioni” ma non sai a chi chiederlo quando avere una collega che è un modello vale molto di più. Sono d’accordo che ci sono ancora tanti stereotipi sull’età che, ahimè, affliggono sia i junior che i senior. Quante volte ho sentito dire “è troppo giovane per quella posizione” oppure “è troppo senior per questa opportunità” facendo valutazioni senza tenere in considerazioni le ambizioni delle persone e le loro reali competenze. Tanti stereotipi anche sui periodi di break che in Italia vengono ancora visti in maniera negativa… Tuttavia è molto importante avere aziende come la tua che credono nel talento e nel merito e che sappiano valorizzare età e genere! Partiamo da queste per alzare il livello di tutte! Un caro saluto, Francesca

  • lucia Perazzolo |

    Sono mamma di tre figli e contemporaneamente ho avuto una carriera importante in una fra le piu’ grandi banche Italiane/Europee . Carriera lenta e in salita , partendo da addetta di sportello fino a ricoprire ruoli con la responsabilità manageriale di più di 800 risorse. Che fatica , mio marito che ha sempre assecondato le mie capacità professionali , ma pur collaborando nella gestione della famiglia ha sempre lasciato a me il peso più grande in famiglia. Allora mi sono organizzata con aiuti esterni , spesso sacrificando una parte importante del mio stipendio. Era l unico modo per garantire alla mia famiglia almeno un assistenza pratica visto che passavo molte ore fuori x lavoro. Concordo nell’ affermazione che UNA MAMMA realizzata professionalmente stimola i figli /le figlie ad avere più ambizioni lavorative che verso il tradizionale ruolo della donna in famiglia . le mie figlie spesso mi dicono , grazie al tuo esempio mamma abbiamo capito che nella vita anche noi donne dobbiamo realizzare i ns sogni lavorativi. Ho sempre lottato in azienda per aiutare le mie colleghe a mettere a frutto il loro talento al fine di non far disperdere potenziale . Ma pur avendo lavoro in una azienda molto aperta e proiettata al futuro ed alla valorizzazione del talento femminile, ho visto colleghe escluse dai percorsi di carriera xché quando avevano i figli piccoli avevano dato meno disponibilità al movimento. Possibile che le aziende anche le più avanti……. non riescano a accettare che, la carriera di una donna è più lenta e spesso coincide la la crescita anagrafica dei propri figli. La presenza più attiva del padre potrebbe aiutare la donna in questo ma anche le organizzazioni devono cambiare mentalità. A parte la sottoscritta (caso raro) ai vertici della mia azienda o altre del settore ho visto avanzare solo donne senza figli e/o senza una normale vita privata. Chiediamo alle aziende , di non rispettare le quote rosa x obbligo di legge , ma di accettare la diversità di genere aspettando i tempi delle donne e favorendo un organizzazione diversa del lavoro. La diversità è accettare anche che una donna si metta in gioco nella carriera anche dopo i 40/50 anni. La nostra vita biologica si è allungata e allora la società del lavoro si adegui velocemente. La nostra diversità migliora le performance economiche delle organizzazioni ed inoltre la nostra realizzazione professionale migliora il clima della famiglia e l educazione dei ns figli.
    Chiedo agli uomini di fare davvero un passo in avanti e di sentirsi valorizzati nel ricoprire in famiglia ruoli fino a ieri pensati ed attuati solo dalle donne.