Gli stipendi calano. E le donne guadagnano sempre meno

scritto da il 28 Novembre 2018

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Impietosa, come ogni anno, l’Organizzazione mondiale per il lavoro pubblica il report sull’andamento dei salari nel mondo. Questa volta le cattive notizie sono due. La prima è che il valore reale dei nostri stipendi – cioè il loro potere d’acquisto – è mediamente cresciuto solo dell’1,8% e ha raggiunto il suo livello più basso dal 2008, cioè dall’inizio della grande crisi, a oggi. La seconda è che le donne continuano a essere pagate meno degli uomini. Per l’esattezza, il 20% in meno. Vuol dire che su uno stipendio di 1.500 euro, a parità di lavoro, una donna ne ha a disposizione solo 1.200. Sono sei cene in meno al ristorante rispetto ai colleghi maschi, o un volo in meno per Barcellona, oppure più spesso l’incapacità di arrivare a fine mese tra bollette da pagare e mensa dei figli.

Nei Paesi emergenti, però, i salari sono in aumento: secondo l’Oil, in media l’anno scorso sono cresciuti tra il 4.3 e il 4,9%. Insomma, se vivi lontano dal G7 allora c’è speranza di veder migliorare le condizioni di lavoro, mentre se sei una donna in un Paese avanzato è meglio non avere aspettative.

In Italia? Ma è ovvio, le buste paga non solo crescono meno: non crescono proprio. Siamo in buona compagnia, però. Anche in Spagna stagnano. Mentre negli Usa delle magnifiche sorti e progressive del presidente Trump gli stipendi non crescono più del 2,2%, come l’anno prima, ma solo dello 0,7%.

Tornando alla questione femminile, l’Oil quest’anno calcola non solo il fatto che le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini, ma anche che il gap tra la paga oraria delle prime e quella dei secondi è aumentato, anziché diminuire. In media, è del 35%: con punte del 64% in Sudafrica, con minimi del 19% in Svezia e con l’Italia a quota 28% di gap salariale orario. Meglio degli Stati Uniti e peggio della Francia.

Il gender pay gap dipende forse dalle differenze nell’istruzione, si sono chiesti ancora una volta gli esperti dell’Organizzazione internazionale del Lavoro? No, il titolo di studio spiega solo l’1% della differenza salariale. Piuttosto, pare che sia il tipo di lavoro scelto, a influire di più: le donne tendono a concentrarsi in quel tipo di professioni dove gli stipendi sono generalmente più bassi. E

Eppoi, ça va sans dire, c’è la maternità. In Canada, tra una madre e una non-madre sul lavoro, fa una differenza di meno dell’1% in termini di stipendio. Mentre in Turchia arriva a segnare un gap del 30%.

Ultimi commenti (2)
  • paolo |

    dissento con l’articolo:
    in italia è vietato fare distinzioni salariali tra uomo e donna…
    le leggi sono chiarissime al riguardo,e le sanzioni dure.
    a parità di lavoro impegno e livello DEVE corrispondere identico trattamento salariale.
    se non corrisponde,i casi solo soltanto due:
    situazioni irregolari o poco chiare,tipo gente che accetta qualsiasi cosa pur di lavorare
    (ci cadono anche molti uomini tanto per NON dirlo)
    oppure differenze nella prestazione lavorativa erogata dal dipendente….
    tipo rifiuto di straordinari,no a lavori notturni,faticosi,usuranti ecc
    anche l’anzianità lavorativa,fa la sua parte,eh?
    è ovvio che se un uomo comincia a lavorare a vent’anni
    e una donna a venticinque,pur facendo lo stesso lavoro la paga oraria è diversa…
    ma succede anche tra uomini.

    quindi perchè si continua a parlarne in termini che equivalgono a spalar letame su datori di lavoro
    e lavoratori uomini,come se fosse colpa di questi?
    insegnate una buona volta alle donne a fare i conti bene,valutando ore,qualifiche,periodi di lavoro,impegni assunti e anzianità,prima di lamentarsi se guadagnano meno.

    l’unica differenza che si può effettivamente trovare nel mondo del lavoro reale….
    è quella su benefit e stipendi di top manager.
    ma in quei settori vale la contrattazione:
    se le donne hanno meno qualifiche,meno agganci o si sanno vendere peggio,NON dipende dagli uomini brutti e cattivi,ma dalle proprie manchevolezze:
    perchè a quei livelli è il risultato che conta,e si venderebbero l’anima per un punto percentuale di fatturato in più:
    e quando valutano un candidato,potrebbe avere anche due teste e lo assumerebbero lo stesso,se gli garantisce la “ciccia”
    o vorreste dire che non è così?

  • Vanna Scotti |

    È tutto verissimo!!!