Ddl Orfani speciali: e se il problema fosse il finanziamento inadeguato?

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Il ddl sugli orfani speciali, cioè gli orfani per femminicidi, ha subito nei giorni scorsi una battuta di arresto al Senato. Si tratta di una legge importante che anelano gli oltre 1600 orfani ‘due volte’, orfani perché hanno perso la madre uccisa e orfani, spesso, anche del padre che o va in galera perché ha commesso il crimine oppure si suicida. Tuttavia, nel tanto discutere sulle cause della frenata operata dai senatori del centrodestra, si è perso di vista un aspetto importante: i finanziamenti previsti dal ddl per gli orfani. La legge prevede che a decorrere dal 2017 il Fondo per le vittime di mafia, usura e reati intenzionali violenti venga esteso anche agli orfani di crimini domestici con un’apposita dotazione aggiuntiva di due milioni per borse di studio e inserimento lavorativo. Una somma che una delle massime esperte del problema violenza di genere, Titti Carrano, presidente dell’associazione D.i.Re-Donne in rete contro la violenza, reputa “inadeguata”. C’è preoccupazione, spiega Carrano, che “questa legge non sia accompagnata da fondi adeguati. Preoccupazione che cresce se pensiamo che a febbraio scorso la conferenza Stato-Regioni ha già operato dei tagli al welfare pesanti. E’ importante che il ddl passi velocemente, è importante che ci sia un’assunzione seria di responsabilità da parte di questo Paese, ma il problema dei fondi è anche più grave, incomprensibile”.

LA STORIA DEL DDL. Ma partiamo dall’inizio. A marzo, a distanza di quattro anni dalla legge 119 del 2013 sul femminicidio e la violenza di genere, è arrivato alla Camera un disegno di legge sulla tutela dei figli delle vittime. Il provvedimento è passato all’unanimità e arrivato in Commissione Giustizia al Senato, evitando il passaggio in Aula per accorciare i tempi. Il 6 luglio i senatori di Forza Italia, Lega Nord e Gal hanno stoppato il ddl, evitando che si saltasse il passaggio in Aula come avvenuto in Senato. Il motivo? Nel testo si fa riferimento ai figli delle unioni civili che, secondo i senatori del centrodestra, non possono essere equiparati ai figli nati dal matrimonio. Maria Elena Boschi, che ha la delega alle Pari opportunità, ha dunque accusato i senatori del centrodestra “di allungare i tempi di approvazione della legge e di mettere a rischio il risultato finale”. “Mi sarei aspettata – commenta Titti Carrano -che questo Parlamento riflettesse invece che sulla solita questione delle unioni civili sull’adeguatezza dei fondi”.

QUALCHE NUMERO. Si stima che gli orfani per femminicidio, nel giro di 15 anni (2000-2015), siano stati circa 1.600. “Riusciremo – si chiede Anna Costanza Baldry, docente all’università Vanvitelli – un anno non remoto a raggiungere il traguardo di non dover contare più neanche un nuovo orfano di femminicidio?” . Baldry, che ha sostenuto e voluto la legge sugli orfani speciali che renderebbe l’Italia pioniera in questo campo, di recente ha presentato in Senato il libro ‘Orfani speciali: chi sono, dove sono, con chi sono’ che è un’indagine sugli orfani, su come vivono oggi, quali sono i loro bisogni, che tipo di sostegno psicologico ed economico necessitano. Quella della Baldry è la prima indagine nazionale empirica, con interviste ai protagonisti e l’approfondimento di alcuni casi simbolo documentati dalla letteratura internazionale, realizzata, anche grazie al progetto europeo Switch-off, con la rete DiRe.

UN DDL CHE EVITEREBBE SITUAZIONI PARADOSSALI. La legge tanto discussa prevede il gratuito patrocinio e l’assistenza legale a spese dello Stato sia per il processo penale che civile, a prescindere dal reddito. Eviterebbe anche situazioni paradossali come quella del presunto femminicida che erediti dalla moglie o compagna da lui uccisa. La nuova legge infatti, oltre ad annullare il diritto alla pensione di reversibilità per i ritenuti colpevoli di femminicidio, annulla, sempre per il ritenuto colpevole, il diritto al godimento dell’eredità che spetterà ai figli delle vittime. In più si predispone il congelamento dei beni di chi ha commesso il delitto e l’obbligo in sede penale per il giudice di riconoscere ai figli della vittima il 50% del risarcimento presunto già con la sentenza di primo grado. Con la nuova proposta di legge, inoltre, viene innalzata la pena per il femminicidio ed è prevista il fondo di solidarietà per borse di studio, iniziative per il reinserimento lavorativo e assistenza medico-psicologica di complessivi due milioni di euro l’anno. Somme che Titti Carrano reputa “inadeguate”. Infine, last but not least, nel caso le vittime portino il cognome del genitore condannato per l’uccisione della madre, potranno chiedere di cambiarlo.