La sharing economy della babysitter

scritto da il 11 Luglio 2016

In principio furono le automobili (Uber), poi le case per le vacanze, le biciclette e molto altro. Ora l’onda della sharing – in crescita anche in Italia, seguendo un trend già diffuso in tutto il mondo, nel segno della “cultura della condivisione” – si allarga a settori inesplorati, e punta diritta alle famiglie.

Secondo una indagine di Sitter-Italia, il sito nato per mettere in contatto i genitori e le baby sitter più adatte a loro (usiamo il femminile perché il  98,6% degli iscritti è femmina, età media 23 anni in una fascia che va dai 15 ai 55) la condivisione è una modalità sempre più spesso scelta dalle famiglie di fronte alle situazioni create anche dalla crisi economica, promuovendo forme di consumo più consapevoli.

Il Baby Sitter Sharing è una di queste.

mary3Più di una famiglia italiana su tre – secondo la ricerca – ritiene che sia una formula vincente. I genitori possono suddividersi le spese per l’assistenza dei bambini, risparmiando una somma considerevole. Al tempo stesso la condivisione consente alla baby sitter di poter chiedere un compenso proporzionalmente più alto, premiando così la responsabilità e la professionalità.

Doti, queste, che nella categoria non mancano: il 71% delle babysitter che si sono iscritte – a Roma 12.208 per 2.278 genitori, a Milano 9.586 per 1.858 genitori, a Bologna 3.387 per 389 genitori e a Firenze 2.550 babysitter per 341 genitori – hanno referenze, il 78% hanno più di 2 anni di esperienza e il 65% sono disponibili ad aiutare con i compiti.

mary2La community è nata nel 2013 in Italia, creata da genitori con l’obiettivo di trovare soluzione migliore per la custodia dei figli in maniera flessibile, smart e affidabile per conciliare famiglia e lavoro. Il sito Sitter-Italia mette in contatto genitori e baby sitter della loro zona, per aiutarli a trovare la persona giusta per accudire i propri bambini e al tempo stesso conoscere altre famiglie, ad esempio, per far giocare insieme i figli o per organizzare insieme la custodia dei bambini. Attualmente Sitter-Italia conta 172mila iscritti tra babysitter e genitori.

Il sistema è semplice: i genitori possono registrarsi gratuitamente e cercare le babysitter nelle loro vicinanze, visionandone foto, curriculum, disponibilità, referenze, capacità e una breve presentazione in cui la candidata racconta il suo modo di approcciarsi ai bambini e all’attività. I genitori possono anche inserire il proprio annuncio rivolto alle candidate babysitter e ad altre famiglie con cui possono condividere la ‘tata’, occuparsi a turno dell’accudimento dei bambini, organizzare il doposcuola.

marySitter-Italia fa parte di un network nato nel 2009, presente oggi anche in Norvegia, Finlandia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca. Nel 2009 Jules van Bruggen fondò il sito www.oudermatch.nl, fratello olandese di Sitter-Italia, il cui focus fu sin da subito l’individuazione di baby sitter ‘vicino a casa’ e la condivisione. Anche Sitter-Italia nasce con l’obiettivo di mettere in contatto i genitori con i baby sitter, ma propone parallelamente una formula sharing della baby sitter, in modo che i genitori possano suddividersi le spese per l’assistenza dei bambini, risparmiando. Non solo: sul sito c’è anche la possibilità di sharing dei genitori stessi, grazie a ‘Genitori in contatto’, formula ormai di successo in Europa e che sta prendendo progressivamente piede anche in Italia.

Il tutto nel segno della sharing economy: condividere anziché possedere, grazie a Internet e alla tecnologia che mette in contatto sconosciuti con esigenze simili, creando valore aggiunto per tutti. Nonostante le resistenze degli italiani che restano estremamente conservatori, il 62% degli italiani intervistati da Altroconsumo nell’ambito dello studio internazionale “Collaboration or Business? Collaborative consumption: unlocking its real value for the users ha partecipato almeno una volta a esperienze di condivisione, diventando soggetto attivo della sharing economy. Tra chi ha dichiarato un’esperienza recente, il 70% si dice molto soddisfatto; percentuale che sale al 77% quando l’interazione è online.

Dal canto suo Sitter Italia, attraverso l’ultimo questionario svolto su un campione di oltre 450 genitori selezionati all’interno dei Paesi europei in cui è presente del gruppo, conferma la tendenza crescente a voler provare la formula del “baby sitter sharing”. Lo spaccato europeo vede al primo posto la Norvegia: addirittura il 41% dei genitori trova naturale condividere con altre famiglie la baby sitter. In Finlandia e Danimarca la percentuale si mantiene alta (37,50%). Al terzo posto l’Italia con il 34%; a seguire Spagna (30%) e Olanda (29%) con le percentuali più basse.