
Potentissimo e silenzioso, nell’ultimo decennio ha dato nome alla più recente crisi delle tossicodipendenze negli Stati dell’America settentrionale. Cento volte più potente della morfina e cinquanta più dell’eroina, il fentanyl è tornato a preoccupare da vicino anche il bel Paese. A luglio, a seguito del furto di ottanta fiale dall’Ospedale israelitico di Roma. E ancora, qualche giorno fa, con la diffusione di un video girato a Tor Sapienza. Da tempo un gruppo di residenti del quartiere capitolino segnala l’aumento di furti e continui viavai nei punti di spaccio. Esasperati dalla situazione, questi cittadini hanno documentato in immagini la presenza assidua nelle strade di persone con evidenti segni di dipendenza. Anche se il prefetto della Capitale, Lamberto Giannini, ha tenuto a sottolineare che nei numerosi sequestri effettuati «mai abbiamo intercettato il fentanyl. I sequestri – ha spiegato – sono di cocaina, di crack, certe volte di hashish, di marijuana, qualche volta anche di eroina, ma, ribadisco, non è mai stato sequestrato fentanyl».
Per quanto i numeri registrati oltreoceano siano enormemente superiori a quelli di questa parte dell’Atlantico, la diffusione dell’oppioide sintetico non è comunque più un fenomeno che si può considerare localizzato. Né rappresenta più solo un tema di espansione delle piazze dei traffici illeciti. La sua penetrazione, per quanto in certa misura controllata, inizia a far suonare in Europa diversi allarmi. Anche proprio visto come facilmente il suo (ab)uso può diventare un importante problema sociale e dall’alto rischio per la salute pubblica. A partire dalle fasce più deboli della popolazione.
La droga che rende “zombie”
La pericolosità del fentanyl, forse il più diffuso tra gli oppioidi sintetici, sta sia nella sua potenza – lo 0,007% di un grammo può essere letale*- sia nella facilità con cui viene prodotto. Non dipendendo dalla coltivazione dei fiori di oppio e dal trasporto delle sostanze da qui derivate, è creato grazie a processi chimici semplici.
Dato il suo effetto potenziale in minore quantità di altre sostanze dagli effetti simili, può quindi essere più facilmente trasferito illecitamente su diverse piazze di spaccio, riuscendo meglio a passare i controlli e permettendo quindi maggiori guadagni a chi lo traffica. Questa combinazione di fattori fa sì che la sua diffusione diventa difficile da controllare. A fronte di aspetti economici che possono rimanere più oscuri, la potenza dei suoi effetti collaterali per gli utilizzatori, invece, ne rende l’abuso particolarmente visibile. Anche a occhi non esperti di tossicodipendenze.
Non per niente da tempo ha preso piede il soprannome di “droga degli zombie” proprio per come agisce sui corpi di chi ne diventa dipendente. Utilizzato inizialmente in medicina come analgesico, in dosi non controllate e prolungate nel tempo porta a difficoltà a stare in posizione eretta, confusione e danni al sistema nervoso centrale. Effetti questi, più o meno duraturi, che si mostrano presto e inequivocabilmente, tanto da aver fatto allertare velocemente i cittadini di Tor Sapienza che ne hanno documentato una presenza diffusa nel quartiere.
La conseguenza della sua diffusione estrema sono particolarmente evidenti nella realtà quotidiana di molte città americane e canadesi. Da San Francisco e Vancouver, dall’Ohio al Texas, sono una visione tristemente comune anche su strade molto frequentate, giovani e meno giovani appoggiati agli angoli degli edifici con aria confusa, piegati su panchine pubbliche o ancora, accartocciati su carrelli di fortuna utilizzati per spostarsi quando le gambe non reggono più.
Penetrazione e mortalità: la terza ondata della crisi delle dipendenze negli Stati Uniti
Simili scenari che spesso ritornano nei racconti di quanti hanno viaggiato oltreoceano o che attraversano le grandi vie di scorrimento di molte città americane, sono confermate dai dati raccolti. E in particolare sui numeri dei decessi contanti negli Usa.
Stando a recenti rilevazioni (Drug Abuse Statistics) nel 2023 in oltre il 69% delle morti per overdose era in qualche modo coinvolta la presenza di fentanyl. Solo cinque anni prima, questa quota arrivava al 46,5%. Inoltre, il 58% degli Stati americani quell’anno ha riportato un aumento del 100% delle fatalità di questo tipo rispetto ai livelli raggiunti nel biennio 2019-2021. Anni quelli in cui comunque già il 32% degli States della federazione a stelle e strisce aveva indicato un incremento del 200% delle morti per overdose di questa sostanza. E il 12% un balzo in avanti del 300%.
Queste tristi statistiche sono confermate anche dai numeri del National Institute on Drug Abuse americano che addita il Fentanyl come primo responsabile della crisi attuale delle dipendenze. A guardare i dati storici, dal 2015 è iniziata la crescita esponenziale delle fatalità legate a questo oppioide sintetico. Per quanto non sia l’unica causa dell’aumento di overdosi, le evidenze non lasciano troppo spazio a dubbi: tra il 2013 e il 2023 le morti per abuso di fentanyl sono aumentate del 2.120%. Con uno stacco registrato specialmente a partire dal 2019.

Prima di passare ad approfondire la situazione in Europa, è utile ricordare che Stati Uniti questa non è la prima crisi di abuso di sostanze. È stata infatti preceduta dalla diffusione della cocaina negli anni Novanta. E, successivamente dall’esplosione degli effetti più drammatici delle overdosi di eroina degli anni 2000.
Anche in Europa suona (qualche) allarme
La situazione attuale delle dipendenze in Europa, se almeno per quanto riguarda il fentanyl mostra numeri molto più contenuti di quelli americani, comunque sta facendo suonare più di un allarme.
Guardando specificamente alla penetrazione dell’oppioide sintetico si può tracciare qualche linea di riferimento. Anche in questo caso considerando le fatalità registrate, per quanto non siano documentate ovunque allo stesso modo. Stando ai dati disponibili di quindici stati, le morti legate in qualche modo al fentanyl sono cresciute significativamente tra il 2023 e il 2024. E, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio europeo per le droghe e le dipendenze (Euda, European Union Drugs Agency), i decessi riconducibili a questa sostanza o a suoi derivati sarebbero aumentati rispettivamente da 129 a 208. Con la Germania ad aver registrato su tutti il numero più alto (95)**.
Per quanto i dati di Euda mostrano una presenza di fentanyl meno devastante di quella americana, il Vecchio Continente non è affatto al sicuro dagli effetti delle dipendenze. Leggendo i numeri, intanto, si vede chiaramente quanto siano aumentati tra il 2014 e il 2024 i decessi per overdose. Volendo tracciare un profilo, le vittime sarebbero soprattutto soggetti maschili di fasce di età adulte. Se infatti le fatalità registrate tra i 50 e i 64 anni sono più che raddoppiate in quei dieci anni (da 458 a 1.063, ovvero +132%), l’incremento per le donne – per qualsiasi generazione sempre comunque con numeri inferiori – è stato pari al 99% (da 169 a 337).

Se si contano fatalità soprattutto tra adulti, i giovani non sono affatto stati risparmiati dagli effetti peggiori degli stupefacenti. La stessa Euda segnala un aumento importante della quota di decessi tra adolescenti (15-19 anni): più che triplicata tra le ragazze e raddoppiata tra i ragazzi.
Fasce d’età specifiche e sesso delle vittime a parte, secondo i dati saremmo davanti a sottostime. Se la maggior parte delle fatalità erano legate all’abuso di stimolanti, cocaina in testa, i numeri sarebbero più alti,«perché nei casi di decesso che le vedono coinvolte (queste sostanze) vengono spesso rilevate anche altre sostanze, inclusi gli oppioidi». Euda stima infatti anche che gli oppioidi (sintetici o naturali, come l’eroina) combinate con altre sostanze sarebbero presenti in 7 casi su 10 di overdose fatale in tutta l’Unione europea.
Volendo dare qualche dato specifico: l’eroina si stima sia stata una (con)causa in allmeno 1.600 morti registrate nel 2024 (erano 1.700 nel 2023). Mentre su 20 Stati Ue considerati, la cocaina (spesso in combinazione con oppioidi) era presente in 1.133 casi di morte da overdose (27%) – 1.053 l’anno prima. Con il maggior numero di eventi letali registrati in Spagna, a Cipro, in Lussemburgo, a Malta e in Portogallo.
In Italia
Come per l’Europa, anche in Italia la penetrazione in particolare del fentanyl è molto inferiore per ora ai numeri più drammatici d’oltreoceano. Questo prima di tutto grazie, secondo una nota Sipad (Società italiana patologie da dipendenza) di luglio, all’applicazione di protocolli di tracciabilità che «impediscono la diffusione illegale su larga scala». Il gruppo scientifico ricorda anche che «gli oppioidi sintetici rappresentano solo l’8% delle nuove sostanze psicoattive monitorate» e conferma che «il mercato illegale italiano non mostra segni di un’epidemia».
Se questo è molto vero, però come giustamente gli esperti indicano ci sono anche anche altre sostanze che stanno mostrando una presenza dagli effetti preoccupanti. Per quanto magari diano segni meno visibili del fentanyl l’allerta resta. Anche proprio per le conseguenze sulla sicurezza e la società in generale. Come gli esempi recenti di Roma testimoniano.
Insomma, le tossicodipendenze non sono affatto sparite. Per certi aspetti hanno cambiato forma. Il Sipad indica, per esempio, come non si tratti solo più di abusi di sostanze singole ma di combinazioni diverse. E segnala poi un’allarmante crescita dell’abuso di psicofarmaci senza prescrizione. Soprattutto tra gli adolescenti. Se sono in qualche modo meno diffuse allora le droghe illegali tradizionali, è aumentato il consumo di benzodiazepine e antidepressivi. In molti casi usati come farmaci di automedicazione, facilmente possono finire a causare dipendenze vere e proprie.
* Per avere un metro di paragone: un cucchiaino da caffè solitamente può contenere 5 grammi di una sostanza.
** Per completezza occorre riportare quello che segnala Euda: «Alcuni di questi decessi potrebbero essere associati a farmaci di base di fentanyl, deviati (quindi) dalla circolazione, piuttosto che a fentanyl prodotto illegalmente».
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