Women for Women against Violence: la mostra a Milano che unisce rinascita e riscatto

Le cicatrici non sono tutte uguali, ma parlano la stessa lingua. Quella profonda, che tocca il corpo e l’anima, segnata dalla violenza di genere o dalla scoperta di un tumore al seno. Ferite diverse che, tuttavia, condividono la stessa necessità di riscatto. È da qui che prende vita “Women for Women Against Violence”, un progetto che ha preso vita nello Spazio Cisterne della Fabbrica del Vapore di Milano in un grande amplificatore di storie vere e che non si limita a documentare una fragilità, ma celebra il momento esatto in cui l’esperienza personale si fa messaggio pubblico e di rinascita.

Le cicatrici che uniscono: storie di dolore e di riscatto

21 ritratti fotografici di grande formato firmati da Tiziana Luxardo raccontano storie vere di donne che hanno scelto di trasformare la propria esperienza personale in un messaggio pubblico di consapevolezza, responsabilità civile e rinascita. Accanto a loro, testimonial, premiati con il Camomilla Award, riconoscimento della kermesse, per l’impegno nella sensibilizzazione sulle tematiche, contribuiscono ad amplificare la forza del messaggio. Il progetto è  frutto del lavoro dell’Associazione Consorzio Umanitas, che da 6 anni produce anche l’omonimo programma televisivo in onda sulla Rai, si è articolato in diverse fasi: dall’ideazione al coinvolgimento di oltre 40 protagonisti delle storie, alla definizione delle coppie e dell’impianto narrativo, fino al sostenimento di tutti i costi produttivi.

L’iniziativa prende origine dal vissuto personale di Donatella Gimigliano, giornalista e presidente della non profit, da anni impegnata contro la violenza sulle donne e che ha affrontato in prima persona l’esperienza del tumore al seno, che spiega: «Dieci anni fa avevo una storia segnata dal tumore al seno, sapevo cosa significava portare sulla pelle e nell’anima segni indelebili, perché non è solo una diagnosi: è una frattura profonda che compromette la percezione di sé, la sessualità, la maternità e l’intimità. E spesso arriva anche l’abbandono affettivo. Ma, anche se le cicatrici non sono tutte uguali, parlano la stessa lingua: le ho viste anche nelle donne sopravvissute alla violenza, ferite diverse ma ugualmente profonde. Da quel dolore è nato Women for Women against Violence, un progetto che racconta storie di resilienza e rinascita, perché ogni cicatrice può trasformarsi in un simbolo di forza».

Oltre la fotografia: il design e l’arte tessile per il cambiamento sociale

Ogni opera è accompagnata da un QR code che consente ai visitatori di ascoltare direttamente la voce delle protagoniste, creando un dialogo intimo e diretto tra chi guarda e chi racconta. La scelta della Fabbrica del Vapore, nel cuore di Milano, significa collocare questo progetto all’interno di uno dei luoghi più rappresentativi della scena culturale milanese, amplificandone il messaggio verso un pubblico eterogeneo e giovane. Women for Women against Violence vuole superare il concetto di esposizione fotografica e si presenta come un percorso multidisciplinare, uno spazio di incontro tra linguaggi diversi nel quale fotografia, design e creatività dialogano tra loro per offrire al pubblico una riflessione più ampia e coinvolgente sui temi della violenza di genere, della malattia oncologica e della rinascita.

Accanto ai ventuno ritratti fotografici, l’associazione ospita, infatti, anche due importanti percorsi espositivi speciali. Il primo è “We Say Stop. 90 manifesti per contrastare la violenza contro le donne”, progetto del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, curato dalle professoresse Valeria Bucchetti e Francesca Casnati. Un percorso composto da novanta manifesti realizzati dagli studenti e sviluppati nell’ambito della ricerca universitaria, che raccontano come il design della comunicazione possa diventare un efficace strumento di prevenzione, sensibilizzazione e cambiamento culturale, dando voce alle molteplici forme della violenza di genere.

Il secondo è “Trame di speranza, intrecci di vita”, dedicato alle creazioni in crochet di Antonietta Tuccillo, in cura per un tumore ovarico in fase cronica e che ha trasformato un’antica tecnica artigianale in un percorso di rinascita personale e creativa. Le sue opere raccontano come la fragilità possa diventare forza, restituendo valore al tempo, alla manualità e alla capacità di ricominciare. Per la prima volta fotografia, design della comunicazione e arte tessile si incontrano in un unico percorso espositivo, dimostrando come linguaggi diversi possano concorrere a costruire una nuova cultura del rispetto, della prevenzione e della rinascita.

La mostra proseguirà fino a fine agosto ed è a ingresso libero.

***
La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com