
Nuclei familiari sempre più fragili e minori sempre più esposti al rischio di maltrattamento. E un’Italia a due velocità, con regioni del Nord come l’Emilia Romagna che mostrano progressi e regioni del Sud che invece sono afflitte da maggiore debolezza.
E’ una fotografia allarmante quella scattata dall’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione Cesvi e arrivato alla settima edizione. Le cause della maggiore vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili sono da rintracciare nell’instabilità economica, nell’inflazione e nella disoccupazione. Le ricadute si avvertono sulla salute mentale degli adulti e, conseguentemente, sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento.
Pesa l’assenza di figure, generazione sempre più sola
Parallelamente, si fa strada, la minaccia della cosiddetta “povertà relazionale”: l’assenza, cioè, di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti sta privando i minorenni di ogni rete di tutela, stringendoli in una morsa di doppia fragilità. Il focus di questa edizione del rapporto, dal titolo “Generazione sola”, è proprio dedicato alla povertà relazionale e al suo legame con il maltrattamento infantile. Ne emerge un quadro netto: la povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere.
Dall’approfondimento di questa edizione (che ha coinvolto bambini e bambine tra i 9 e i 12 anni, equamente distribuiti per genere, in quattro focus group svolti all’interno delle Case del Sorriso di Cesvi) emerge che il benessere di un bambino si costruisce, o si incrina, nel quadro relazionale che lo circonda: la famiglia, i coetanei, gli adulti di riferimento, gli abitanti del quartiere in cui cresce. La famiglia è il primo spazio di protezione emotiva e spesso svolge un ruolo centrale nell’ascolto e nella cura, ma può essere intaccata da criticità molto difficili da gestire per un minore: rapporti difficili con i padri, conflitti di coppia, tensioni economiche e carichi di lavoro che riducono la presenza adulta, lasciano nei bambini tristezza, insicurezza e senso di abbandono. Anche le relazioni tra pari sono decisive per il benessere, ma è proprio tra coetanei che emergono alcune delle esperienze più dolorose: il bullismo, spesso legato a body-shaming, razzismo e omofobia, produce ansia, isolamento, perdita di autostima. Conseguenze che restano invisibili quando mancano adulti capaci di rendersi conto della criticità e intervenire.
Legame stretto tra povertà economica e maltrattamento
Dal rapporto emerge come ci sia un legame particolarmente stretto tra la povertà economica e il maltrattamento. La povertà economica sottrae tempo ed energia ai genitori, alimenta conflitti domestici e limita l’accesso dei bambini ad attività sportive, spazi di socialità e opportunità educative, riducendo le occasioni di relazione proprio nei contesti in cui sarebbero più necessarie. Le opportunità offerte dal quartiere in cui si vive possono amplificare o attenuare questa dinamica: nei luoghi dove prevalgono insicurezza, violenza e assenza di servizi, cresce la paura e si restringe lo spazio per crescere, mentre un centro diurno, una biblioteca, un campetto sportivo possono diventare fattori protettivi decisivi.
Piziali (Cesvi): preoccupa il disagio mentale dei ragazzi
«Il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di salute pubblica, che non può essere letto solo come una questione individuale o familiare», ha commentato Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione Cesvi. «I risultati di questa edizione – prosegue – ci ricordano che il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e e sociali in cui bambini e famiglie vivono. L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. I dati mostrano alcuni segnali incoraggianti, come la ripresa dei servizi a sostegno della genitorialità e dei servizi sociali territoriali dopo la pandemia, ma evidenziano anche persistenti disuguaglianze territoriali e criticità strutturali che non possiamo ignorare». Preoccupa, in particolare, la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento.
Italia a due velocità
I miglioramenti riscontrati nelle regioni del Nord sono legate alle reti sociali più solide e servizi più strutturati, mentre nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, come alcune regioni del Meridione, persistono condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un’adeguata risposta attraverso servizi di supporto. Basti un dato: i servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144mila utenti (copertura media: 495 utenti ogni 100.000 abitanti target) sono molto più diffusi al Nord (741 utenti/100.000 abitanti) rispetto al Centro (322,1) e al Mezzogiorno (271).
L’Emilia-Romagna risulta prima nella capacità di cura e di accesso alle risorse, il Veneto nella capacità di lavorare, il Friuli-Venezia Giulia nella capacità di acquisire conoscenza e sapere, la Toscana nella capacità di vivere una vita sana, l’Umbria nella capacità di vivere una vita sicura. Le regioni che presentano le maggiori criticità (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) oscillano tra la nona e la 20esima posizione per tutte le capacità, confermando, come negli anni precedenti importanti criticità complessive di sistema, ma mostrando comunque anche segnali di progresso su specifici indicatori. In particolare, la Campania risulta ultima sia nella capacità di lavorare che in quella di vivere una vita sana, la Calabria risulta ultima nella capacità di accesso alle risorse, la Sicilia in quella di acquisire conoscenza e sapere e la Puglia risulta penultima nella capacità di vivere una vita sicura.
Superare la logica emergenziale, servono antenne sociali
Dalla denuncia agli strumenti per reagire. Per affrontare queste sfide è necessario superare una logica emergenziale e investire con continuità in un sistema integrato di protezione dell’infanzia che coinvolga istituzioni, terzo settore, scuola, servizi sanitari e comunità educante. «Occorre rafforzare quelle che definiamo vere e proprie ‘antenne sociali’, come pediatri, insegnanti, operatori sociali – prosegue Piziali – capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento. È altrettanto importante investire nella formazione degli operatori, nel monitoraggio dell’impatto degli interventi e nella costruzione di banche dati integrate che consentano di valutare in modo più efficace il contributo del pubblico e del privato sociale alla tutela dei diritti dei bambini. La prevenzione passa anche dalla capacità di misurare ciò che funziona e di orientare le risorse verso le esperienze più efficaci».
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