
Quando si parla di italiani che emigrano, si guarda soprattutto al flusso inarrestabile in uscita. E l’attenzione, di solito, si focalizza sul fenomeno della loro fuga. Spesso, poi, come sostiene Eleonora Voltolina, «raccontiamo l’exploit del ricercatore giovane che vince un milione di dollari all’università prestigiosa e riesce a fare la scoperta del secolo». Così facendo di fatto, «ci perdiamo la quotidianità che è la spina dorsale degli italiani estero».
Raccontando ad Alley Oop il suo libro “Crescere expat”, l’autrice indica in questa “mancanza” una delle ragioni alla base del dettagliato lavoro di ricerca e analisi che l’ha portata a completare questa raccolta di racconti e dati. Guardando all’Italia fuori dall’Italia è facile dimenticarsi infatti quanto siano variegati i profili degli emigrati. «Persone che portano avanti famiglie fuori confine, fanno lavori più o meno visibili».
Per questo pagina dopo pagina, il volume pubblicato nella collana “Quaderni Migrantes” della Tau editrice, indaga aspetti chiave della vita delle famiglie expat. E per farlo, unisce alla valutazione accurata delle risposte a un questionario ideato dalla Voltolina stessa insieme a Delfina Licata (sociologa e curatrice del Rapporto Migrantes, Italiani nel mondo), le esperienze dirette di chi vive all’estero. Fanno infatti da collante all’analisi degli oltre 1200 questionari completati, le storie di una trentina di espatriati, con cui l’autrice ha discusso più in dettaglio le storie personali.
Il risultato? Una combinazione bilanciata tra risposte sintetiche e approfondimenti ragionati capace di mettere in luce aspetti che i freddi numeri non riescono a restituire con la stessa rotondità.
L’esperienza umana oltre alle statistiche
Per capire meglio il terreno su cui si sviluppa il libro, è utile inquadrare velocemente la portata del fenomeno dell’emigrazione italiana. Secondo le ultime rilevazioni Istat, al 31 dicembre 2024 erano oltre 6 milioni e 300 mila i cittadini italiani residenti all’estero. La maggioranza di loro vive in uno degli Stati europei (54%) o americani (quasi 41%). Mentre è molto inferiore la presenza in Oceania (2,7%), Asia (1,3%) e Africa (1,1%).
Con la sua indagine, Voltolina è riuscita a raggiungere tutti i continenti, a raccogliere una grande varietà di profili. E a tratteggiare un quadro complesso e variopinto anche grazie ai racconti più personali selezionati. Gli esempi raccontai dalla trentina di expat che hanno approfondito con l’autrice i loro percorsi in uscita dall’Italia, permettono di illustrare meglio le tante sfumature caratterizzanti una vita all’estero. Testimoniano poi la diversità delle condizioni e dei profili di chi decide di partire. Ci sono italiani espatriati da soli o con un partner. Sposati con altri italiani o uniti in coppie miste. Famiglie mono-genitoriali. Genitori divorziati. Nuclei familiari arcobaleno.
Coinvolti anche molti uomini
Grazie proprio a uno sforzo intenzionale, inoltre, l’autrice è riuscita a coinvolgere direttamente – non era affatto scontato – anche gli uomini. «Arrivati a mille risposte, – racconta infatti – ci siamo resi conto che erano soprattutto le mamme a partecipare». Dimostrazione che le reti in funzionano particolarmente bene tra le donne, all’estero come in Italia, specialmente se si hanno dei figli. Sono loro, secondo Voltolina, ad avere «più relazioni sociali, in particolare per quanto riguarda la sfera della famiglia. Con Delfina (Licata) abbiamo allora lanciato appelli specifici ai papà expat».
Oltre al genere dei partecipanti, visto l’intento di restituire al meglio la complessità che caratterizza l’espatrio dallo stivale, è stato importante anche «intercettare persone non abitualmente inserite nei circuiti di italiani all’estero», per esempio i gruppi informali sui social o più strutturati, come i Comites, le Acli o le sezioni dei partiti fuori dall’Italia. Al contrario di quanto si possa pensare, come si legge nell’ultimo capitolo – spoiler -, tanti tra quelli che vivono fuori confine hanno voglia di contatto con il loro Paese. E di far sentire la propria voce, magari attraverso iniziative come quella che ha portato alla pubblicazione di questo volume*.
Come è il caso, appunto, degli intervistati dall’autrice. I loro resoconti rappresentano certo il tessuto connettivo della trama e contestualizzano l’analisi delle risposte. Ma nel raccontarsi, loro per primi si sono trovati a mettere in fila le tappe della propria esperienza. E hanno avuto l’opportunità di «riflettere sulla loro doppia o tripla identità. E su come mantenere tutte le proprie identità insieme. Sulla lingua da imparare, la lingua natale, la lingua che si trasmette ai figli. Sui legami con la famiglia rimasta in Italia», le questioni di gestione dei genitori anziani o i rapporti con gli amici di un tempo. Insomma di unire tutti i puntini della propria esperienza fino a quel momento.
«C’è chi mi ha proprio detto – continua l’autrice – di aver raccontato per la prima volta tutta di getto la sua storia dall’inizio. Di aver guardato meglio a cose che, nel tran tran della vita frenetica quotidiana, si danno per scontate. Si dice “ci rifletto in un altro momento”» e poi non ci si torna sopra effettivamente mai. Qualcuno è arrivato addirittura a sostenere che mettersi a pensare a cosa rispondere alle domande è stata una specie di seduta di auto-analisi.
Un libro anche per chi rimane
Seppure, è ovvio già dal titolo, gli expat sono i protagonisti e i primi destinatari del libro, non sono però affatto gli unici lettori ideali. E per quanto chi già vive all’estero, specialmente se con famiglia, riesce a ritrovarsi nelle sue pagine, “Crescere expat” è pensato anche per chi, oggi, si trova in Italia. La stessa Voltolina identifica infatti altri tre gruppi di potenziali beneficiari del suo sforzo editoriale**. Prima di tutto «le famiglie di queste persone expat. Spesso genitori, zii, fratelli, cugini, nipoti non si rendono bene conto delle sfide e delle difficoltà di essere una famiglia italiana all’estero». È facile per molti «pensare che (fuori confine) sia tutto rose e fiori. Questo libro può aiutare a capire anche i chiaroscuri».
Inquadrando alcuni aspetti meno immediati del lasciare la terra d’origine, il testo rappresenta poi un ausilio per chi sta valutando di trasferirsi. «In questi casi, (soprattutto) se si hanno figli, l’esperienza messa a disposizione dalla ricerca e da quelli che hanno condiviso le loro storie può costituire un quaderno degli appunti per fare una checklist. Se mi trasferisco in un Paese dove si parla un’altra lingua, “Come affronterò il tema linguistico se mio figli ha 3 anni? O se ne ha 10 o 15?”. Come gestirò il rapporto con i miei genitori? Devo considerare una casa con una stanza in più pensando a quando mi verranno a trovare? E posso permettermelo? Dovrò poi calcolare il tema della scuola, i cicli scolastici diversi».
Insomma, questioni anche molto pratiche a cui non sempre è immediato pensare quando si decide se partire. E che invece possono aiutare a ponderare meglio le opzioni a disposizione. «Quanto mi sentirò e avrò la possibilità di fare il mio lavoro nel Paese dove mi trasferisco. Se non è un lavoro per il quale ho immediatamente le qualifiche che mi permettono di farlo» saprò gestire un diverso contesto economico? «E, eventualmente, nella coppia, se cambiasse l’equilibrio di chi diventa breadwinner?».
A fronte dei numeri sempre più elevati di chi esce dai confini nazionali e difficilmente ritorna, il terzo gruppo a cui l’autrice confida questo lavoro possa risultare uno strumento utile, sono i policy maker italiani. «Se cinquanta parlamentari che si occupano di fare politiche per gli italiani all’estero leggessero questo libro, troverebbero degli spunti forti. Infatti l’ultimo capitolo si interessa proprio di proposte, a partire dalle politiche per il sostegno alla famiglia molto più efficaci di quelle che vengono fatte attualmente».
Tornare? No. Forse. Non ora
Emerge evidente nelle risposte al questionario: sono pochi gli italiani che pensano di rimpatriare. Almeno non nell’immediato. «L’ultimo capitolo racconta la storia di una donna che ha vissuto a Miami per 15 anni e che sta per tornare con la figlia», uno spunto abbastanza atipico tra le tante testimonianze raccolte. Ma funzionale per permettere di affrontare le risposte date all’annosa questione: torneresti in Italia?
«I dati della ricerca ci dicono che circa un terzo dei rispondenti pensa di tornare. Però una buona percentuale dice: “tendenzialmente no, ma non me la sento di escluderlo del tutto”. Insomma, lasciano uno spiraglio», per quanto vago, per il futuro. A guardare bene i numeri, comunque circa i due terzi scelgono oggi l’estero (per ora o per sempre?). E, su tutti «solo il 9% (di chi ha completato il questionario) afferma “vorrei tornare il prima possibile”».
Le motivazioni più frequenti, a prescindere da dove tende la preferenza? «Tra chi vorrebbe tornare c’è chi lo farebbe per avvicinare i figli alla famiglia o per prendersi cura dei nonni. Invece tra chi non vuole tornare, al primo posto c’è la situazione economica italiana non rosea. La qualità della vita migliore nel posto dove ci si trova. E la situazione politica italiana che non (li) rappresenta». Secondo Voltolina, a uno sguardo generale «chi desidera tornare è spinto da motivazioni più emozionali. Mentre le ragioni che trattengono dal tornare sono più “hard”, sul pragmatismo».
Una miriade di storie, una costellazione di visioni
È ormai chiaro: non esistono modelli specifici in cui ricadono le famiglie italiane all’estero. Si tratta infatti di coppie partite insieme o giovani avventurieri che hanno costruito il loro nucleo completamente fuori confine. Possono seguire percorsi come la storia di Andrea, partito per la Svezia con la compagna (svedese) conosciuta in Italia e che in Scania ha imparato la lingua e avuto figli. O l’esperienza di Barbara che in Svizzera con il marito ha affrontato la difficoltà di trovare percorsi e giuste terapie per gestire l’autismo del figlio nato a Basilea. O ancora assomigliare in qualche modo alle tappe vissute da Karim, figlio di un campano ma cresciuto in Emilia, che però nel bel Paese oggi non ha più nessuno. Eppure, dopo anni in Vietnam, proprio con l’Italia ha costruito un filo diretto per tenere viva cultura e lingua.
Miriadi di casistiche e miriadi di sensibilità. «La comunità di italiani all’estero è complessissima. È fatta di persone che si sentono buttate fuori dall’Italia, costrette a partire perché non riescono a trovare condizioni professionali adatte. O a costruire una famiglia. Poi c’è un enorme segmento di persone che scelgono di partire senza sentirsi allontanati a forza. Ma che poi si trovano bene nel posto dove sono». Si legge tra le pagine del libro infatti che per molti fare famiglia all’estero è più facile: «Per tante ragioni: più aiuti dallo Stato, costi più ragionevoli, ma anche ecosistemi più baby-friendly e politiche che favoriscono la possibilità di lavorare e occuparsi della famiglia per entrambi i genitori».
Le opportunità del ritorno
Qualsiasi sia il punto di inizio, un po’ a tutti prima o poi però si presenta il dilemma: torno o rimango. Per questo, secondo l’autrice, «ha senso implementare politiche efficaci per andare ad aiutare quella parte che valuta un possibile rientro». E portare, da qui, l’attenzione sulle possibilità, le opportunità e l’esperienza generale del rimpatrio. Cercando di capire anche questo movimento in entrata attraverso esempi concreti. Quindi ascoltando chi ha deciso di rientrare. Voltolina informa infatti: «abbiamo fatto partire una nuova ricerca che stavolta raccoglierà le storie di italiani che hanno vissuto per un periodo all’estero, che hanno portato la loro famiglia via o ne hanno creata una fuori dai confini. Ma che sono poi tornati a vivere in Italia». Insomma, l’altra faccia della medaglia.
Gli italiani all’estero, allora, vivono vite doppie o divise a metà? A ciascuno la sua interpretazione, anche magari facendosi un’idea leggendo le pagine di questo libro. Scorrendo il testo infatti, è possibile un po’ riconoscersi. Un po’ scoprirsi meglio. O magari trovare le parole adatte per illustrare la propria esperienza di espatrio a chi è per ora in Italia e ci chiede ragione della scelta di partire.
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Titolo: Crescere expat. Famiglie italiane in giro per il mondo
Autrice: Eleonora Voltolina
Editore: Edizioni Tau
Prezzo: 20 euro
Il volume è disponibile anche in e-book
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* Un piccolo disclaimer. Non per forza si trovano sempre le porte aperte. Non tutti vogliono partecipare, come conferma la stessa Voltolina: per quanto sia stata una minoranza, «come ho trovato apertura in alcuni circuiti, ho trovato chiusura in altri»
** Il libro è disponibile anche in e-book, perché, ricorda l’autrice stessa: «Tante persone vivono in luoghi dove non ci sono librerie che trattano libri in italiano».
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