Di padre in figlia, Ruth Oberrauch e la montagna come scuola di impresa

Un’azienda familiare a conduzione manageriale. È così che Ruth Oberrauch, definisce Oberalp, il gruppo fondato da suo padre Heiner nel 1981, e di cui lei oggi è vice presidente, oltre che responsabile sostenibilità e membro dell’Executive Board. Una realtà che da Bolzano, in Alto Adige, si è fatta conoscere in tutto il mondo, con oltre 1.100 dipendenti e un fatturato 2024 da 284 milioni di euro, nata da un amore smisurato per la montagna e gli sport outdoor.

«Mio padre è sempre stato un uomo dalle grandi intuizioni, con una capacità di leadership innata e una connessione fortissima con la natura. È sempre stato convinto che la montagna potesse essere una maestra di vita e che vivere delle avventure all’aria aperta fosse il modo migliore per trascorrere il tempo libero. Tutto ciò che ha creato, l’ha fatto partendo da questo suo modo di “sentire il mondo”» racconta Oberrauch.

Una scelta libera

Con la stessa naturalezza, Heiner Oberrauch ha lasciato che i suoi tre figli (due ragazze e un ragazzo) identificassero autonomamente la strada da percorrere. Ed è stata proprio Ruth, primogenita dei tre, a scegliere di seguire le orme paterne. Una decisione che ha maturato nel tempo: a casa si parlava poco di impresa, anche perché sua mamma, Brigitte Andres, non era direttamente coinvolta nel business di famiglia ma lavorava come psicologa.

Dopo gli studi superiori con indirizzo in pedagogia e una laurea in economia e gestione delle imprese all’Università di Verona, Ruth Oberrauch si è spostata a Londra dove ha lavorato per un anno da Pentlan Group. Un’esperienza che ha fatto crescere in lei la passione per il mondo della moda e dello sport, ambiti che aveva iniziato a esplorare anche da ragazza, con lavori stagionali nella catena di negozi Sportler, di proprietà dei suoi cugini. «Mi sono accorta che molte delle attività che seguivo in Pentlan Group avrei potuto declinarle nell’azienda di famiglia e lì si è accesa la scintilla. Sono tornata a casa e ho iniziato a lavorare nel marketing del Gruppo Oberalp, con responsabilità sul mercato italiano»racconta.

La cultura collegiale su cui il padre aveva costruito l’azienda le ha consentito di muovere i primi passi evitando bias e diffidenze legate all’appartenenza familiare. «In ambito professionale, ho sempre chiamato mio padre per nome, e non “papà”. Ho preteso che ci fosse la giusta distanza e che i piani fossero divisi. Una scelta che mio padre ha compreso e apprezzato. Per il senso di responsabilità, però, non ho trovato anticorpi. Lavorare nell’azienda di famiglia – confida – mi ha portata a pretendere ancora di più da me stessa. Sono sempre stata una persona ambiziosa e lavorare in Oberalp ha acceso ancora di più questa parte del mio carattere».

Innovazione, sostenibilità e nuove leadership

Il passaggio generazionale è avvenuto ufficialmente nel 2023, ma le innovazioni portate da Ruth Oberrauch in azienda sono iniziate molto tempo prima. Era il 2012, quando il Gruppo ha iniziato, su suo input, a creare un team dedicato alla corporate social responsbility, a introdurre procedure specifiche e a misurare gli impatti generati sull’ambiente e sulle comunità.

«Ho sempre creduto che una crescita eccessivamente rapida e azioni orientate a ottenere risultati a breve termine non fossero le componenti giuste per il futuro dell’azienda. Come impresa familiare – spiega – ragioniamo in termini di generazioni e siamo convinti che ognuno possa fare la propria parte. Per questo, voglio rendere la sostenibilità un patrimonio comune di tutta l’azienda, coinvolgendo anche la catena di fornitura».

La sostenibilità si esprime anche nella scelta di managerializzare il Gruppo. Il fondatore Heiner Oberrauch ha sempre voluto Ceo esterni alla famiglia e così è accaduto anche con l’attuale Ceo, Christoph Engl. «Vogliamo circondarci di persone più brave di noi e l’unico modo è aprirsi all’esterno» conferma Oberrauch.

Attenzione al femminile

Ed è proprio rispondendo a una sfida lanciatale dal nuovo ceo, che Ruth Oberrauch ha ideato “LaMunt”, parola che in lingua ladina significa “la montagna”, ovvero un brand di articoli sportivi per sole donne. «La montagna è sempre stata raccontata come un luogo maschile, ma le donne che amano questo luogo e che si nutrono della sua energia, esistono e sono sempre più numerose. LaMunt è nato per ispirare nuove avventure al femminile e per incoraggiare quante vogliono muovere i loro primi passi in questo ambiente, con autenticità e attenzione al proprio benessere».

Per questo, il brand è stato accompagnato dalla creazione di una comunità, che Oberrauch definisce “la crew”, ovvero un gruppo di donne provenienti da angoli diversi d’Europa e con vissuti diversi – imprenditrici, insegnanti, sportive, giornaliste, mamme – che si incontrano un paio di volte all’anno per condividere avventure in montagna e contribuire allo sviluppo del prodotto con le loro suggestioni e le loro esperienze sul campo. Esperienze fatte di libertà, passione e forza femminile.

Anche il primo negozio del brand, aperto a fine 2025 a Monaco di Baviera, è nato con questo obiettivo: creare non solo un contesto in cui vendere fisicamente i capi di abbigliamento, ma soprattutto un luogo in cui le donne possano incontrarsi e intessere nuove relazioni, attraverso eventi e attività dedicate. «È uno spazio in cui ci si riconosce, in cui si creano sguardi complici e nuovi percorsi comuni. Attraverso questo progetto – assicura l’imprenditrice – ho capito ancora di più quanto la coesione femminile sia fondamentale per il progresso della nostra società».

La sfida della conciliazione

E questo è ancor più vero in ambito aziendale: dei 1168 impiegati del Gruppo, 620 sono donne. «Valorizzare i loro talenti significa anche essere pronti, come azienda, a sostenerle in ogni fase della vita. Io stessa, ho vissuto due maternità in modo molto diverso: con la prima, mi sono concessa pochissimo tempo lontana dal lavoro; con la seconda, ho scelto di dedicarmi più tempo e, al contempo, ho seguito un master universitario. Le organizzazioni possono fare molto per il benessere delle donne, anche se – ammette Oberrauch – il primo contesto su cui agire è la famiglia. Serve parità nei ruoli anzitutto tra le mura domestiche».

Il Gruppo, in particolare, mette a disposizione un congedo parentale esteso rispetto alla normativa nazionale (i genitori possono assentarsi fino compimento del primo anno di età del figlio, godendo del 50% dello stipendio) e un asilo nido aziendale, oltre all’accesso a una casa vacanze in Puglia, all’orto aziendale e finanche a una palestra di arrampicata, aperta anche agli esterni.

Positività e propensione al rischio

Le misure adottate contribuiscono a creare un contesto lavorativo coeso e orientato al benessere, oltre che attrattivo per le nuove generazioni. «Chiunque lavori qui è accomunato dalla passione per la montagna, amiamo faticare insieme, proprio come faremmo se fossimo in cordata. Siamo convinti, inoltre, che il positivo attragga il positivo: sembra banale, ma iniziare una riunione con il sorriso, rende gli animi più distesi, favorisce la collaborazione, ci aiuta ad affrontare le complessità con ottimismo e fiducia, come ha sempre fatto mio padre» continua Oberrauch.

A questo, si aggiunge la propensione al rischio. Il gruppo ha istituito un vero e proprio “Risk award” con cui premia coloro che adottano uno spirito imprenditoriale in azienda, proponendo azioni coraggiose e innovative. «Non devono necessariamente avere un esito positivo, può essere anche che falliscano, ma premiamo ugualmente chi ha scelto di assumersi una responsabilità e di portare avanti le proprie idee. Amiamo gli errori, perché solo così possiamo imparare» conferma l’imprenditrice.

Spazio all’analogico

E a stimolare il pensiero fuori dagli schemi ci pensa, ancora una volta, la natura. La pianificazione annuale nasce da una passeggiata all’aria aperta. Lo chiamano “Creativity on a walk”: per mezza giornata, i computer si spengono e si riscopre la bellezza del camminare insieme in alta quota o sulle sponde di un lago alpino, lasciando fluire i pensieri e tornando a prendere appunti con penna e quaderno.

«Sembra un gesto banale, ma allontanarci dal digitale e riscoprire la scrittura manuale è un’azione meditativa e, al contempo, generativa. È così che con accurata semplicità, continuerò a costruire il futuro del Gruppo. Proprio come mi ha insegnato mio padre» conclude Ruth Oberrauch.

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