Comprare casa: sempre più donne single diventano proprietarie

All the single ladies …comprano casa. Esageriamo un po’ parafrasando e distorcendo Byoncé. Ma ci permettiamo il gioco perché in realtà il trend si sta consolidando.Cresce infatti il numero di donne che comprano un’abitazione da sole. E se una conferma significativa arriva dagli Stati Uniti, anche in Italia le rilevazioni più recenti mostrano un simile andamento. Nonostante le incertezze del presente, o forse proprio in risposta ad alcune di esse, è rimasta stabile anche nel 2025 la quota di acquirenti che ricadono in questo segmento. Anzi, appare addirittura in aumento – per quanto di poco e sotto certe condizioni.

Intanto, secondo i dati della National Association of Realtors (NAR), la più grande associazione americana di categoria del settore immobiliare, tra tutti quelli che hanno comprato un immobile lo scorso anno, le single anche nel 2025 hanno rappresentato una fetta importante su tutti gli acquirenti. Al punto che hanno superato la quantità di uomini soli che hanno fatto questo stesso passo. Tra le motivazioni principali a spingere le donne a diventare proprietarie delle loro “quattro mura” è soprattutto il desiderio di stabilità. Sul medio-lungo periodo più che, magri, immediata. Per quanto la pandemia e le turbolenze economiche di questi anni hanno lasciato una ferita anche profonda in particolare sulle prospettive delle lavoratrici, oggi sono proprio le single a continuare a rivolgersi al mercato immobiliare per accumulare ricchezza. Molte appaiono motivate dalle condizioni incerte delle pensioni di cui potranno godere una volta che usciranno dal mondo del lavoro*.

Indubbiamente è molto difficile sovrapporre le condizioni economiche, la struttura legale e i parametri culturali che caratterizzano le due sponde dell’Atlantico. Ma vedendo i numeri, la scelta o meno di acquistare o andare in affitto sembra seguire la stessa direzione sia negli Stati Uniti che nel bel Paese.

Nuovo record negli Stati Uniti

Oltreoceano, a inizio marzo, in occasione del mese dedicato, in Usa, all’attenzione verso la condizione della donna, tra i tantissimi studi e ricerche pubblicate, sono stati diffusi anche i dati specifici sulle proprietarie di casa. Stando alle rilevazioni, lo scorso è stato anno di nuovi record: mai prima così tante americane hanno comprato un immobile da sole. Tra gli altri, ha descritto e analizzato la situazione la First American Financial Corporation, società americana di servizi finanziari e assicurazioni nel settore immobiliare. Il panorama rilevato dal report? Una storia «sfumata ma incoraggiante» rispetto alla fiducia delle single verso l’acquisto di proprietà immobiliari come percorso per accumulare (potenziale) ricchezza sul longo periodo.

Prima di approfondire meglio e dettagliare alcune di quelle “sfumature” – non sempre rosee per le donne -, iniziamo con i dati. Secondo il rapporto di First American Corp. sono oltre 20 milioni nel 2025 le proprietarie di casa single. Una percentuale scesa di un punto rispetto all’anno precedente, ma che arriva comunque al 50,9%. Un lieve calo rispetto al 2024 che però, spiega la società americana, non rappresenta un passo indietro.

Anzi, se «a un primo sguardo questo modesto calo potrebbe sembrare l’indicazione di una battuta d’arresto, un’analisi più attenta rileva qualcosa di diverso: anche in un contesto di difficile accesso al credito immobiliare, un numero maggiore di single è diventata proprietaria di casa». Senza contare, poi, che «il numero totale di nuclei familiari composti da una sola donna è cresciuto ancora più rapidamente. La formazione di nuovi nuclei familiari tra le donne ha superato la crescita della proprietà immobiliare, determinando un calo del tasso. In altre parole, il tasso si è attenuato non perché meno donne possedessero una casa, ma perché più donne hanno formato nuclei familiari indipendenti».

Fa in parte eco a queste rilevazioni anche la ricerca “Profile of Home Buyers and Seller” (cioè: Profilo degli acquirenti e dei venditori di immobili) pubblicato qualche mese fa dalla National Association of Realtors. Secondo le rilevazioni, le acquirenti “sole” rappresenterebbero il 21% di tutti i compratori. Cifra, tra l’atro, più che doppia rispetto al numero di uomini nella stessa condizione, quindi: compratori soli. Insomma, un dato per niente indifferente se si guarda con una prospettiva ampia alla situazione generale. Basti ricordare, se servisse, che oggi le lavoratrici americane guadagnano mediamente 84 centesimi per ogni dollaro che finisce nelle tasche di un lavoratore.

La ricerca di una maggiore stabilità

Anche proprio di fronte a considerazioni simili, una donna single che affronta una spesa importante come l’acquisto di una proprietà immobiliare non è il primo profilo a cui si penserebbe. Specialmente considerando, per esempio, la precarietà lavorativa in cui moltissime tutt’oggi vivono. Eppure le tendenze raccolte dagli esperti e le analisi che tratteggiano la situazione, mostrano un filo conduttore che offre ragioni solide per questa scelta: tante lavoratrici, anche nelle fasce più giovani, stanno dando sempre maggiore priorità all’acquisto di una abitazione perché vedono in questo percorso una via più sicura verso maggiore stabilità economica futura.

Senza entrare troppo nei casi specifici, che chiaramente mostrano una varietà infinita di situazioni possibili, optare per questo tipo di investimento appare la scelta logica verso cui si stanno orientando negli ultimi anni non solo le professioniste con grandi entrate a disposizione. Stando al parere di alcuni esperti della NAR, infatti, non poche single hanno deciso di comprare casa pur accettando sacrifici importanti. Dal dover trovare un secondo lavoro per coprire meglio i costi, al rinunciare alle vacanze o ad altre spese considerevoli. Insomma, in tanto hanno dato una chiara priorità all’acquisto di una casa ritenendola una base su cui poi costruirsi un patrimonio per sé.

Migliore istruzione, migliore lavoro, più disponibilità economica

Toccati i principi più generali che spingono molte verso queste scelte, ci sono anche fattori “esterni” da menzionare che hanno inciso e stanno incidendo sulla crescita dell’interesse delle donne a diventare proprietarie di casa. Intanto ricordiamo che negli ultimi decenni è stato continuo (ed esponenziale) l’aumento delle laureate. Periodi di studio più lunghi e titoli più alti offrono potenzialmente un maggiore accesso a posti di lavoro migliori, tendenzialmente meglio pagati e più stabili. Solo negli Stati Uniti (dove i percorsi universitari sono a pagamento e spesso costosissimi), per esempio, le laureate sono cresciute del 15%  in venticinque anni. Erano il 20% del totale nel 2000. Sono arrivate al 35% nel 2025.

Inoltre, se non per forza un diploma universitario garantisce automaticamente salari migliori, un percorso scolastico più lungo alzai in genere il livello di coscienza delle implicazioni delle scelte economiche, anche sul lungo periodo. E inoltre le evidenze indicano che comunque è salito negli anni il reddito medio dei nuclei composti da donne sole. È passato infatti da una media di  42mila dollari nel 2000, a 51mila dollari l’anno scorso. Insomma, migliore educazione, una certa più approfondita preparazione finanziaria e maggiore potere di acquisto hanno contribuito a espandere il numero di quante sono nella posizione di affrontare la spesa di una proprietà immobiliare autonomamente.

Quota di donne single proprietarie di casa (anni: 2000-2025)

Per quanto una preparazione migliore e una maggiore disponibilità di mezzi spieghi parte delle percentuali record, non possiamo rinchiudere le acquirenti “tipo” in un blocco monolitico. Tra le proprietarie singole ci sono infatti giovani laureate, ma anche donne più in là con l’età. Divorziate. Madri sole con figli grandi. Vedove. O caregiver di qualche membro della famiglia.

Eppure, a prescindere dalla specificità del profilo, sembra che in genere le single abbiano priorità specifiche abbastanza comuni. Quando comprano casa, infatti, le donne puntano soprattutto l’attenzione sul livello di sicurezza di una zona. Sulla “walkability”, cioè quanto si possa spostarsi comodamente a piedi nel vicinato. E considerano poi il tipo di comunità (in senso molto ampio) presente in un luogo.

Una casa per sé, in Italia

Pur con le differenze di cultura, struttura sociale, economica e finanziaria, anche in Italia, come negli Stati Uniti, il numero delle acquirenti single è cresciuto nel tempo. Nel 2025 secondo l’analisi di esperti di compravendite** le italiane che hanno acquistato casa sono state il 27,4% del totale. Una quota che è appena inferiore a quella registrata per lo stesso segmento negli ultimi tre anni (attorno al 28%). Ma che, per quanto resti più bassa degli uomini soli che comprano (il 40%) è di poco inferiore alle percentuali delle coppie che hanno acquistato un immobile (32,8%).

In termini anagrafici, la grande maggioranza delle proprietarie di casa ha tra i 18 e i 54 anni – con l’età media all’acquisto attestata appena sotto i 45. Ma sono il 33,9% del totale quelle che, tra i 18 e i 34 anni, fanno questo passo “da sole”.

A dare una conferma al quadro tratteggiato grazie ai dati delle agenzie immobiliari, le rilevazioni sui mutui erogati. Lo scorso anno, secondo le analisi di Mister Credit, sarebbero state il 45,7% le donne ad aver acceso un prestito per sostenere l’acquisto di una casa – cifra questa che include però le co-intestatarie di mutui.

Numeri a parte, cosa spinge all’acquisto di una proprietà specifica? Anche nel bel Paese le acquirenti singole mostrano priorità simili a quelle rilevate tra le statunitensi: sicurezza e accessibilità. Le italiane infatti preferiscono quartieri tranquilli, una qualità buona dell’illuminazione stradare, parcheggi vicini alla porta di casa.

Nella maggior parte dei casi poi le italiane comprano per a vivere in quella casa (76,5%). Molte meno acquistano immobili per metterli a reddito (17%). Questa seconda scelta, non è difficile comprenderlo, è preferita soprattutto da quelle che hanno i 45 e i 54 anni d’età (quasi il 30%).

Fermando lo sguardo sulla situazione rilevata tra le grandi città dello stivale, su tutte, le tre preferite sono Roma, Milano e Napoli. Anche in questo caso, preferenze che non sorprendono troppo: insieme a Torino, in questi tre hub hanno sede le principali università nazionali. E qui si trovano, inoltre, una grandissima parte delle imprese con sede nello stivale.

In questi centri, molte si sono formate. Ed è lì che hanno più possibilità di trovare un impiego stabile in grado di permettere loro, quindi, di pianificare la loro indipendenza.


* Il gender pay gap persistente si accumula negli anni tanto che in media nella sola Ue la differenza tra le pensioni degli uomini e quelle delle donne over 65, arriva mediamente al 25% secondo secondo Eurostat. I picchi massimi si registrano in Lussemburgo, Spagna, Paesi Bassi e Austria (attorno al 40%). E i minimi in Slovenia, Danimarca e Ungheria. In Estonia, caso unico, le pensionate ricevono lo 0,3% in più dei pensionati. In Uk il gap invece si attesta, sempre a favore degli uomini, al 36%. Mentre in Usa si aggira sul 30% (dati Ocse 2025).

** L’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa anche quest’anno ha raccolto i dati provenienti dalle sue agenzie sparse sul territori attraverso cui poi tratteggia i profili degli acquirenti, le tipologie di case preferite, le modalità di pagamento. Senza dimenticare, nel disegnare il quadro, anche poi dati demografici e il confronto con le rilevazioni storiche.

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