
«Mio padre lavorava tantissimo, ma era sempre felice. Sorrideva, era orgoglioso di quello che faceva». È in questa felicità, quotidiana e ostinata, che risiede una parte consistente del dna di Niederstätter, azienda altoatesina di noleggio e vendita di macchine edili fondata nel 1975 da Maria Niederstätter e portata avanti nel tempo con suo fratello Toni. Una realtà che oggi conta più di cento collaboratori, con un fatturato da oltre 35 milioni di euro l’anno e una presenza estesa in tutta Italia.
Le origini: una giovane founder in un settore maschile
Nata a Renon, in Alto Adige, secondogenita di una famiglia numerosa e desiderosa di vedere il mondo, Maria Niederstätter aveva lasciato la sua regione per l’Inghilterra da giovanissima. Suo padre, proprietario di una segheria, temendo che Maria abbandonasse per sempre l’Italia, la richiamò a casa, promettendole di aiutarla ad acquistare un negozio di ferramenta a Bolzano. Maria accettò il compromesso e ad appena 19 anni iniziò la sua carriera. Il padre garantì per lei in banca, nonostante tutti lo sconsigliassero.
Era il 1974 e pochi erano i fornitori e i clienti che si fidavano di una donna in un settore tipicamente maschile. Ma Maria, da sempre determinatissima, non si arrese e trasformò il semplice negozio in un servizio strutturato per le imprese edili. Il primo anno guadagnò 60 milioni di lire. Nei tre anni successivi conquistò il mercato delle gru e si estese ad altri macchinari, scommettendo fin da subito su formazione, innovazione e cultura.
Nel frattempo, anche suo fratello Toni ha iniziato a lavorare in azienda: i due sono cresciuti insieme, hanno avviato l’attività di noleggio gru e nel 2000 hanno trasformato la ditta individuale in una società per azioni. Nel 2014, hanno dato avvio a un centro di formazione certificato specializzato non solo nel settore delle macchine edili e della sicurezza, ma anche nell’ambito della pianificazione finanziaria delle PMI, la Niederstätter Academy, con cui a oggi hanno formato più di 40 mila corsisti e corsiste.
La nuova generazione entra in azienda
Oggi al timone dell’azienda ci sono Manuel e Daniela Niederstätter, figli di Toni e nipoti di Maria. Una guida condivisa, difesa strenuamente da entrambi: non esiste Manuel senza Daniela, e viceversa. È un equilibrio costruito nel tempo, con l’accompagnamento di consulenti esterni che hanno aiutato la famiglia a evolvere e ad affrontare il passaggio generazionale.
«Io sono veloce nel prendere decisioni, sono creativa e anche un po’ caotica. Manuel è molto attento ai dettagli ed è più riflessivo. Non è stato facile all’inizio bilanciare i nostri modi di essere, ma oggi proprio questa è la nostra forza» – spiega Daniela. Così lei si occupa di risorse umane, amministrazione e finanza, mentre suo fratello presidia prodotti e tecnologia. Il risultato è una co-leadership che si regge su deleghe chiare, ma non rigide.
Per entrambi l’azienda è stata parte della famiglia da sempre, anche se la convinzione di prenderne le redini è arrivata solo “da grandi”. «A 15 anni il mondo delle macchine edili mi sembrava distante. Poi, dopo l’Università, dove ho studiato prima economia e poi storia, ho iniziato a guardare all’impresa con una consapevolezza nuova. Mi ha incuriosita e ho deciso di provarci, anche se per tutti, all’inizio ero semplicemente “la figlia di Toni”».
Per trasformare quell’etichetta in un percorso di credibilità, Daniela ha continuato a studiare e a ricercare il suo stile di leadership. Ha creato il reparto HR, che prima non esisteva, ha lavorato sui valori aziendali e ha introdotto la flessibilità. «Richiediamo una percentuale di presenza in azienda, ma siamo flessibili rispetto alle esigenze personali e familiari. Avevamo proposto anche la settimana corta, ma non è stata accettata dai tecnici, legati a modelli più tradizionali» – afferma.
Anche Manuel ha vissuto l’azienda fin da piccolo, respirandone l’aria con suo papà, ma stato solo dopo la laurea in Ingegneria a Bolzano ed esperienze in altre aziende, tra cui un tirocinio negli Stati Uniti, che ha valutato l’impresa di famiglia come una scelta naturale. La vera presa di consapevolezza è arrivata con l’ingresso di un consulente esterno che li ha supportati nella transizione.
Un nuovo stile di leadership
Il cambiamento più netto ha riguardato lo stile di leadership: «Nostro padre e nostra zia gestivano in modo più autoritario, all’epoca era normale. Ora è il tempo della responsabilità condivisa e dell’autonomia» – chiarisce Manuel. «Quando abbiamo iniziato a lavorare sul passaggio generazionale – racconta Daniela – eravamo circa 40 persone in azienda. Oggi siamo più di 100».
Il salto non è stato solo dimensionale, ma anche di struttura con l’ingresso di nuovi responsabili di reparto e il consolidamento del management team. «Una transizione sana – assicura Manuel – si misura anche con la capacità di far riconoscere la nuova leadership dalle persone che lavorano in azienda ogni giorno».
Il rinnovamento dello stile di leadership è andato di pari passo con un altro tratto distintivo di Niederstätter: la scelta di tenere insieme impresa e cultura. Un tema che la fondatrice Maria aveva introdotto per prima, partendo da una convinzione netta: la tecnologia, da sola, non basta a raccontare un’azienda. «L’arte ha sempre fatto parte del nostro mondo: abbiamo reso i container un linguaggio d’arte per trasmettere dei messaggi importanti» – conferma Daniela.
L’impegno per la parità di genere
Da questa traiettoria è nato “Girls Wanted – talent over gender“, il progetto-manifesto portato ad Anterselva durante i Giochi Olimpici invernali. L’iniziativa, ideata da Daniela insieme a Sara Canali, founder della start-up di moda femminile SHER, con la collaborazione della Commissione provinciale per le pari opportunità e il patrocinio della presidenza della Provincia Autonoma di Bolzano, ha avuto un simbolo visivo forte: un art-container disegnato dall’artista Lena Lapschina, accompagnato da un flash mob che ha coinvolto, tra le altre, le atlete Annika Malacinski e Daniela Dejori. L’iniziativa si è fatta portatrice di un messaggio esplicito: riconoscere la forza nella diversità e rivendicare un confronto alla pari — beside, not behind — nello sport come nel lavoro.
Per quanto l’ultima edizione dei Giochi Olimpici invernali sia stata la più gender balanced di sempre, con il 47,9% di atlete in gara (a Pechino erano 44,7%), le barriere da sfondare sono ancora numerose. Basti pensare che esistono ancora discipline olimpiche precluse alle donne, come la combinata nordica, e che la narrazione sullo sport femminile è ancora parziale: troppo spesso, hanno denunciato le promotrici del progetto, le campionesse vengono presentate come fidanzate, commesse, mamme, prima ancora che come atlete. Eppure, queste Olimpiadi hanno mostrato la straordinaria forza e resilienza delle donne, che hanno segnato traguardi storici, come la prima gara femminile di slittino doppio e medaglie conquistate da atleti e atlete allo stesso livello.
Un tema, quello del genere, molto sentito anche nel settore edile. Le donne, nei cantieri, sono meno di una ogni dieci addetti e l’intera filiera conta appena il 12% di lavoratrici. Niederstätter non fa eccezione: su un totale di 100 dipendenti, le donne sono 15, di cui tre in ruoli apicali. «È molto difficile riuscire ad attrarre personale femminile, ma è un tema a cui teniamo moltissimo e su cui vogliamo lavorare. Anche la collaborazione con le artiste va in questa direzione: vogliamo cercare ogni modo per mettere in discussione gli schemi tradizionali e aprire nuove possibilità» – chiarisce Daniela.
Rituali di ascolto ed eredità futura
«L’innovazione – aggiunge Manuel – nasce in primo luogo dalle persone e dagli sforzi congiunti di tutti». Da qui, il rituale dell’ascolto, non solo negli strategy meeting e nei workshop interni, ma anche in momenti informali come feste, grigliate, il caffè in ufficio già alle 7 del mattino. «Nelle aziende in crescita, l’informazione diventa asimmetrica; queste pratiche riducono la distanza e costruiscono fiducia» – confermano Manuel e Daniela.
Quanto al futuro, nessuna opzione è esclusa. «Resterò nel mio ruolo finchè saprò di essere la persona più giusta: se un giorno non sarà più così, mi metterò da parte» – confida Daniela. Una delle sue figlie sta già facendo uno stage in azienda, ma non è un’investitura anticipata: «Io ho avuto la possibilità di scegliere e farò la stessa cosa con le mie figlie» – assicura.
Del resto, una successione funziona quando smette di essere un passaggio di potere e diventa una progettazione di metodo. E quando, come ricorda Manuel, i problemi non restano problemi, ma diventano sfide: «Se riusciamo a vedere delle opportunità anche nelle difficoltà, siamo più creativi nelle soluzioni e ci proiettiamo nel futuro».
In un settore che cambia – per tecnologia, per mercato, per capitale umano – è probabilmente questa la vera eredità di Toni e Maria: un approccio positivo che non nega le difficoltà, ma le trasforma in crescita quotidiana.
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