
Una canzone nata dietro le sbarre. Due gemelli di 20 anni che usano la musica per curare la loro rabbia. Così nasce “Petite”, primo singolo dei 2SHOT, fratelli originari di Salerno e detenuti nell’istituto penale per i minorenni di Airola, dove nel 2023 incontrano il rapper Luca Caiazzo, in arte Lucariello, che diventa la loro guida artistica. Lucariello, insieme ad altri artisti, si occupa dei laboratori rap nelle carceri minorili, nell’ambito del progetto dell’associazione Crisi come opportunità, presente al momento in sette istituti penali per minorenni (Treviso, Casal del Marmo, Cagliari, Airola, Nisida, Catanzaro, Acireale) su 17. Per i ragazzi chiusi tra le mura di un carcere, spesso con un passato difficile alle spalle e vite caratterizzate dall’assenza di punti di riferimenti positivi, la musica diventa il modo per manifestare le proprie emozioni. Così è stato per Baby Gang – con un passato al carcere minorile Beccaria di Milano – , ma non solo. Sono tanti i giovani in carcere, in comunità o fuori, che scelgono la musica per raccontare chi sono e dove vogliono andare. Per sostenere questi ragazzi sono nati vari progetti, come Cco produzioni, nata a inizio 2026 all’interno dell’associazione Crisi come opportunità, Kayros Music, etichetta musicale della comunità Kayros e l’Associazione 232.
I gemelli di Airola e Cco
I 2SHOT nascono a Salerno, nel 2005, da genitori italocubani e vengono cresciuti fra teatro e musica, appassionandosi al rap, in particolare ascoltando Clementino. Poi la loro vita cambia, compiono scelte sbagliate e la rabbia esplode, fino all’ingresso nel carcere minorile di Airola, dove oggi sono tuttora detenuti. Ed è proprio lì, in istituto, che arriva la svolta. Conoscono Lucariello, iniziano a fare musica e incidono “Petite”, produzione musicale realizzata da Lucariello, Oyoshe e Shada San. «Sono rimasto solo in questo buco nero…Sai che non vedo l’ora di dire ce l’ho fatta, asciugherò le lacrime sul viso di mia mamma…Sarò felice di toccare un giorno quella stella», recitano alcuni versi della canzone, in cui si alternano versi in dialetto e italiano, cantati insieme a Lucariello. Con “Petite”, uscita l’8 gennaio 2026, all’interno di Crisi come opportunità (Cco) nasce Cco produzioni, per offrire un trattamento professionale alle creazioni musicali, generate all’interno dei laboratori di musica rap negli istituti penali per minorenni, gli ipm. Gli artisti sono così iscritti alla Siae, con un sistema di retribuzione e riconoscimento economico. Tra i rapper che collaborano con Cco e tengono laboratori rap negli ipm, oltre a Lucariello, ci sono Federico Di Napoli, Oyoshe, Shada San in Campania; Kento e 1989 a Roma; Dinastia e Zu Luciano in Sicilia; Nemesi in Calabria; Mauro Mou e Valanga in Sardegna, Diego Bonesso a Treviso.
Il rap come valvola di sfogo
«È chiaro che il rap è una grossa valvola di sfogo: è un luogo dove canalizzare la rabbia e osservarla da un punto di vista diverso, rispetto a quando ce l’hai dentro», ci spiega Lucariello, che abbiamo incontrato nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, all’interno del viaggio di Radio24 negli istituti per i minorenni italiani*. Lucariello, insieme a Federico Di Napoli, insegna ai detenuti a rappare. «Entrare in carcere è sempre doloroso: siamo in un luogo dove ci sono ragazzi adolescenti, chiusi tra quattro mura. Sulla pelle si sente subito una sensazione di dolore e impotenza. Quello che ci fa stare meglio è che, mentre lavoriamo ai pezzi, ci dimentichiamo dove siamo. Sembra di essere fuori, in un normale studio di registrazione». «Capita che durante la scrittura dei pezzi i ragazzi si confidino con noi, perché riversano le loro emozioni e le loro storie nelle canzoni», sottolinea Di Napoli. A Nisida è stata scritta “Arapete Fenesta”, la canzone per Martina Carbonaro, la giovane di 14 anni uccisa dall’ex fidanzato il 26 maggio 2025 ad Afragola. I ragazzi hanno mostrato il video della canzone al capo dello stato, Sergio Mattarella e a Jovanotti durante la loro visita nell’ipm a settembre 2025.

I ragazzi di Kayros Music
A Kayros un’etichetta musicale
«Riceviamo molte richieste da ragazzi che vogliono fare rap. In questo momento abbiamo 5 ragazzi della comunità e 5 ragazzi esterni che hanno firmato un contratto di lavoro con Kayros Music». A parlare è Anas Moukhafi, direttore di Kayros Music, etichetta musicale nata ad aprile 2024 all’interno della comunità Kayros di Vimodrone, luogo che accoglie ragazzi con procedimenti penali in corso o con situazioni di particolare fragilità. Ma a Kayros, fondata nel 2000 da don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria e da Giuseppina Re, la musica esiste da molto più tempo. La comunità ha accolto, ad esempio, rapper e trapper conosciuti come Baby Gang, Sacky, Simba La Rue. Poi, grazie a una donazione di Sugar, è stato creato uno studio di registrazione, dove i ragazzi passano le loro giornate. Kayros Music riunisce «giovani che hanno bisogno di un futuro e si mettono in gioco, ragazzi spesso con disagi familiari alle spalle o che non riescono a pagarsi gli studi, ma con una grande voglia di emergere», sottolinea Anas. Tra gli artisti di Kayros Music ci sono Fandy, Rnawa, Clemi, Aske, Kriim, Andrew, Latif Monet, Okeychico (tutti nomi d’arte). Ad affiancare i ragazzi diversi professionisti, come Dimax (Davide Dimasi), Charlie (Carlo Caire), Ddit (Dario Firmano), Dr Cream, Tommy Lean. Molti gli artisti al fianco della comunità, tra cui Achille Lauro, Salmo e Gemitaiz, che hanno girato a Kayros, insieme ai ragazzi, il video di “Banda Kawasaki”.
La storia di Fandy
Fandy ha 20 anni, è cresciuto a Milano, nel quartiere del Giambellino. E’ entrato a Kayros poco dopo aver compiuto 18 anni, tappa «essenziale per crescere – ci racconta – oggi non sarei la stessa persona». Fandy ha iniziato a fare musica fin da piccolo. «Scrivevo in spagnolo, col tempo mi sono appassionato e la musica per me è diventata tutto. Perché anche quando ti senti solo, ascolti la musica e non lo sei più. Con le mie canzoni voglio far capire agli altri la stessa cosa, per vivere, non solo per sopravvivere», aggiunge Fandy, che di recente ha collaborato con Lucariello. «Abbiamo scritto un pezzo bellissimo, che racconta storie di vita vera. Racconta che la vita è un flusso e non si può mai rimanere uguali. La vita va avanti e si continua a cambiare». Ora Fandy è uscito dalla comunità, ha scontato la sua pena e sta lavorando. «Sono nato con Kayros Music, ero con loro quando non c’era neanche lo studio di registrazione. Adesso è il momento di mettere benzina sul fuoco», conclude.
L’Associazione 232
L’Associazione 232 dal 2019 si occupa di organizzare laboratori rap all’interno degli istituti penitenziari, in particolare al Beccaria, a Monza e a breve anche a Bergamo e segue progetti che coinvolgono giovani con procedimenti penali in corso o politiche giovanili in generale. «Crediamo nei percorsi educativi che utilizzano il rap come elaborazione del vissuto, capacità di empatia e sviluppo del pensiero critico», ci spiega la presidente Ludovica Pirillo, che è anche responsabile progettazione della fondazione Don Gino Rigoldi. Don Gino è stato per anni cappellano del carcere minorile di Milano e ha dedicato la sua vita ai ragazzi. Pirillo racconta che dal 2023 è stata avviata una sperimentazione, attraverso cui i ragazzi vengono portati anche fuori dal carcere, nella sede dell’associazione, dove c’è un piccolo studio di registrazione. Si tratta di detenuti che usufruiscono dell’articolo 21 (che regolamenta il lavoro esterno all’istituto penitenziario) o di permessi vari. L’associazione 232 prende il nome dal numero della sala di musica interna al carcere Beccaria e a dicembre 2025 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dal comune di Milano. Vice presidente è Fabrizio Bruno, pedagogista e rapper.
A ciascuno la sua opportunità
A Kayròs – che in greco significa momento opportuno – i ragazzi non fanno solo musica ma hanno molte opportunità, tra attività, scuola, laboratori, sport, in particolare calcio. All’ingresso della comunità vi è un cancello sempre aperto con la scritta: “Non esistono ragazzi cattivi”. Ma esistono ragazzi fragili, che sbagliano, cadono, si risollevano. Don Claudio Burgio, Giusy, le educatrici e gli educatori – alcuni sono ex utenti della comunità – li accompagnano e sostengono nel loro reinserimento in società, anche attraverso eventi a teatro, nelle scuole, negli oratori. Eventi nei quali sono gli stessi ragazzi a salire sul palco e a raccontare la loro storia, tra musica e commozione. A Kayros sarà dedicata la serata che si terrà sabato 17 gennaio, alle 21, al Teatro Ideal di Varedo, un tributo a Claudio Baglioni, Fabrizio De André e Francesco De Gregori. L’incasso sarà devoluto a Kayros. Protagonista Eugenio De Francesco, autore, compositore, musicista. Sul palco anche don Claudio Burgio e i ragazzi.
*I ragazzi e le ragazze dell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, nell’ambito del laboratorio di musica rap realizzato dall’associazione Crisi come Opportunità, hanno realizzato la colonna sonora della serie di reportage di Radio24 “Figli Nostri” con il brano “Nel gabbio”
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