Lezioni da una tassista donna ad Addis Abeba (diario etiope/1)

scritto da il 03 Luglio 2019

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Non andare a Merkato da sola! È un luogo pericoloso, soprattutto per una donna. Con quel suo nome italiano che allude a un passato coloniale, Merkato si trova ad Addis Abeba ed è considerato il mercato più grande di tutta l’Africa. Mi trovo in Etiopia per la prima volta nella mia vita, come faccio a perdermi un posto di questo genere? L’ombelico dei commerci del continente. Ci devo andare. Così chiedo al concierge di chiamarmi un taxi. E arriva Eskedar. L’unica donna tassista di tutta Addis Abeba. È finita persino sui giornali locali. Non poteva che capitare a me.

«Ma tu sei bionda?», mi chiede in un inglese perfetto. «No, sono bianca tinta», rispondo. «Anche io sono bianca, ma meno di te. Io però mi tingo di fuxia». Sincerità per sincerità. Da quarantenne a quarantenne. Non poteva cominciare meglio. Ripenso al video di Jovanotti che ho visto prima di partire, intitolato Taxi Addis Abeba, poi mi immergo nel trafffico della città. E nei racconti di Eskedar, che da soli valgono il viaggio.

Finestrino abbassato per il caldo, braccio fuori come da noi fanno solo i camionisti, ogni tanto pronuncia poche parole secche in amarico: «Non farci caso, quando vedono una donna al volante del taxi si sentono in diritto di farle qualsiasi apprezzamento. Io di solito tiro dritto, ma qualche volta mi arrabbio e rispondo per le rime». Determinata, Eskedar. La migliore guida che potessi trovare per affrontare Merkato. Forse, penso, quando mi dicevano di non andarci da sola, intendevano che dovevo farmi proteggere da un’altra donna.

Mi chiede quanto guadagna un giornalista in Italia, mi dice che in Etiopia prendono meno di 500 euro al mese. Che peraltro è anche uno stipendio di lusso, se si pensa che un operaio in fabbrica qui prende una trentina di euro. E tu, Eskedar? «Io guadagno abbastanza per ripagarmi il riscatto del taxi. Avevo un altro impiego, prima, ma non dipendere da un datore di lavoro mi permette di tornare a casa quando voglio e di crescere i miei due figli». Conciliazione lavoro-famiglia: è già arrivata anche in Etiopia, penso. Il secondo Paese più popoloso di tutta l’Africa. Un Paese col Pil che cresce del 10% all’anno, ma che resta ancora poverissimo. Con le baracche di  cartone e stoffa ai bordi delle strade di fango che si inzuppano irrimediabilmente, quando piove. E ora siamo in piena stagione delle piogge.

Eskedar fa parte a pieno titolo delle classe media emergente del Paese. Due figli che vanno a scuola in un istituto privato, il lusso di una casa in muratura, un taxi. I parenti in Svizzera che due volte all’anno mandano i pacchi coi vestiti per i ragazzi: «Li vedi quei vestiti scadenti delle bancarelle cinesi?», mi dice, mentre intanto siamo arrivate a Merkato e ne attraversiamo i gironi infernali, tra asini che ci tagliano la strada, capre che brucano lamiere come nel film di Kousturiza e bambini lerci che giocano tra il fango e i bidoni di plastica abbandonata. «L’Etiopia è invasa dai vestiti cinesi, ma io mica li compro».

La Svizzera, l’Europa: Eskedar ci andrà questo mese, per fare visita ai parenti. Solo lei, perché l’aereo per tutta la famiglia costa troppo. Mai pensato di raggiungere tua sorella? «No, io sono orgogliosa di essere etiope e voglio vivere qui», mi dice. «Voglio che i miei figli studino qui, imparino la nostra lingua, le nostre tradizioni, la nostra religione. Solo allora, quando avranno imparato chi sono, potranno decidere di andarsene. Ma se non insegno loro ad essere orgogliosi del loro Paese, come farà l’Etiopia a crescere e a costruirsi un futuro migliore?». Siamo davanti ai venditori di tappeti, tra un camioncino scassato che trasporta birra e una ragazza che vende mais. E proprio qui mi illumino: quella di Eskedar è la miglior risposta a Salvini che abbia sentito. Non siete voi che non ci volete, siamo noi che preferiamo rimanere qua. E finché Eskedar avrà il suo taxi crescerà qui i suoi figli, e crescendo loro darà un futuro alla sua Etiopia.

In un Paese dove il presidente per la prima volta è una donna, e dove l’imprenditoria femminile sta aumentando, qualcosa di nuovo si muove. L’ho letto negli occhi del mio angelo custode a Merkato. Se vi capita di passare per Addis Abeba e avete la curiosità di sapere che aria tira da queste parti, cercate il taxi di Eskedar. Spesso sosta davanti all’Hyatt. E, cosa non da poco da queste parti, emette pure regolare ricevuta.

Ultimi commenti (4)
  • Giovanni Bagheria |

    Sono tornato da Addis Abeba solo da qualche giorno. A saperlo prima. Avrei preso volentieri il suo taxi e scambiato idee con lei, una protagonista dei cambiamenti in atto in Etiopia, un Paese in forte crescita economica ma con numerose sacche di profonda miseria. Un etiope conosciuto ad Addis Abeba difendeva la politica di Salvini contro l’immigrazione selvaggia in Italia.

  • gigi |

    scoperta autentica! Mi ha stimad Addis Abebaolato ed incuriosito. Credo che andrò

  • Gilberto |

    Come al solito non si riesce mai a fare un resoconto o uno scoop giornalistico, senza inserire un riferimento politico mirato.
    Io non sono per Salvini,ma quando nella minestra si vuole mettere anche l’aceto ……
    L’ Etiopia è meravigliosa ed anche il grande mercato, peccato per quella pecca.

  • Carlo |

    non c’è niente da fare, se non fate politica forzata, non siete contenti. fralaltro qui è la stessa articolista che l’altro giorno scriveva “lasciamo spazio alle buone notizie: ci sono malattie, oggi, di cui muoiono più gli uomini che le donne”…imbarazzante.