Sono io Amleto, Achille Lauro cosa c’è sotto l’energia rock

scritto da il 24 Marzo 2019

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Con Achille Lauro si corrono due rischi opposti. Lo puoi detestare. Ma così facendo ti perdi tutta la sua energia creativa. E lo puoi idolatrare. Ma così non ne vedi limiti e contraddizioni.

A Sanremo il brano “Rolls Royce” del cantante trap (nella vita Lauro De Marinis) ha spopolato. Molto si è discusso del riferimento alla pasticca dell’ecstasy nel titolo. La lettura del suo libro autobiografico (“Sono io Amleto”) è una chiave per capire meglio chi sia e come viva questo giovane cantante originario della periferia romana. Si tratta di un libro onirico e faticoso. Ma dentro c’è tutto.

Bisogna partire dalla sua infanzia complicata da un padre violento. E dalla sua vita randagia fuori casa sin da adolescente per capire quello che lui definisce il bisogno di amore. “Tutta la mia ribellione – scrive – sento che ha anche a che fare con il bisogno di amare, di essere capace di amare”.

Un grande vuoto dentro, dunque. Riempito dalla droga, che è la protagonista indiscussa del libro. Una droga alla quale Lauro non ha mai dato un taglio vero. La droga è onnipresente. Ma la droga è fuga: dal dolore, dalla rabbia, dall’amore, in definitiva dalle emozioni.

Lauro ne ha tante di emozioni dentro. Urgono, ma restano sotto traccia. Anestetizzate dalla droga che continua a usare. Non a caso nel libro dice che “il paradiso non è tanto la realizzazione o la felicità ma oblio, incoscienza o uno stato di coscienza alterato dalla droga, che genera visioni utili al processo creativo”. E ancora più avanti: “la droga ha svolto la funzione di porta di passaggio dentro la percezione”. Più chiaro di così…

Alla curatrice del libro che lo incontra per definire i dettagli Lauro dice persino: “Marta, alle due mi devo drogare, però”. Malgrado la droga, dal libro emerge una persona buona, gentile, generosa, con una grande umanità, oltre che con una spiccata creatività. “Rolls Royce” è un concentrato di grinta, ritmo e ipnotica energia rock.

Ma il suo è un surfare adrenalinico e pericoloso. In bilico tra la vitalità e la disperazione. Lauro ha un dolore enorme imploso dentro. Solo quando troverà il coraggio di rinunciare all’anestesia della droga e farà i conti con la sua ferita antica, sarà in grado di contattare la profondità delle emozioni e dei sentimenti. Solo allora la sua arte smetterà di essere un fenomeno di successo o di moda e potrà lasciare tracce profonde.

Ultimi commenti (2)
  • M. |

    PS. Aggiungo che sono fan di Achille Lauro (l’ho scoperto dopo San Remo e mi piacciono tutti i suoi lavori precedenti).
    Per questo, mi auguro che in futuro non perda autenticità trasformandosi in un prodotto di marketing. Dovrebbe tenere duro difendendo la sua personale creatività, sia nella musica che nel modo di presentare la propria immagine.
    Se comincerà a fingere, a non essere se stesso, a diventare un’immagine gestita da altri, forse guadagnerà altro pubblico abituato ai personaggi commerciali, ma perderà le persone che potrebbero apprezzarlo davvero e che l’hanno fatto finora.

  • M. |

    La storia potrebbe essere interessante, ma perde fascino perché è risaputo che i libri degli artisti e delle persone famose sono in realtà scritti da altri.
    Normalmente non si tratta di una collaborazione con un giornalista o l’addetto di una casa editrice, ma della scrittura del testo da parte di quest’ultimo, con le sue parole, e con finalità di marketing.
    Chi ha letto qualche pagina del libro di Achille Lauro (si possono trovare sul web) capisce da sé che non c’è la sua mano e che quello non è il suo reale modo di esprimersi.