Maternità, l’esempio olandese per nascite più “naturali”

scritto da il 07 Febbraio 2019

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In Olanda si partorisce in casa. Beh, non sempre, ma molto spesso. Sono altissime le percentuali di chi qui preferisce evitare l’ospedalizzazione, una pratica quest’ultima che comunque si risolve in ricoveri di poche ore o al massimo un paio di notti. Questo non tanto perché ci troviamo di fronte a madri temerarie o a strutture poco affidabili da cui è meglio stare alla larga. Anzi. Il fatto è che, partendo dalla credenza diffusa per cui la gravidanza è “una condizione temporanea” e non una malattia, e passando attraverso un sistema quasi personalizzato di assistenza pre e post natale, la sensazione di una grande normalità di tutto il processo accompagna le madri in divenire.

abdomen-anticipation-baby-1556669Diversamente dall’Italia dove è più frequente rivolgersi a un ginecologo privato, qui la figura di riferimento è l’ostetrica magari affiliata a un piccolo studio. Le visite prenatali sono di solito poche, gli esami del sangue e le ecografie ridotti al minimo, a meno di necessità particolari. Nonostante questo, alla fine si ha l’impressione di essere seguite molto da vicino anche, elemento importante, sul lato emotivo: vengono trattati con pari attenzione i timori prenatali (la paura del parto, o i dubbi dovuti ai cambiamenti sul corpo) e, forse più cruciali ancora, le prime fasi che seguono la nascita (dalle “semplici” ondate ormonali alla ben più seria depressione post partum).

Questo aspetto di cura alle neo-mamme e ai bebè – e in fondo a un po’ tutto il “gezin” – che può sembrare un lusso offerto in un Paese tutto sommato piccolo, a ben vedere, in realtà è preferito anche perché è economicamente conveniente. Una donna che sa di poter contare su una vera e propria rete di professionisti addetti al suo benessere, che riceve molte informazioni ancora prima di esprimere i propri dubbi e che può aspettarsi certi livelli di monitoraggio dopo il parto, vive con meno paura la gravidanza, è più cosciente dei passaggi che l’attendono e, in definitiva, si riprende più in fretta abbassando potenzialmente, così, i costi sanitari.

Una differenza evidente rispetto all’Italia pare in parte risiedere nella leggerezza (ma non superficialità) con cui viene affrontata qui l’attesa di un figlio, raramente considerato un periodo durante il quale bisogna soltanto preservarsi perché si è “malate”. Basti guardare quanto sia incoraggiato, se non ci sono controindicazioni specifiche, (continuare ad) andare in bicicletta durante tutti i 9 mesi per tenere il fisico attivo, il parto in casa o la breve ospedalizzazione. Essere dimesse poche ore dopo il ricovero oggettivamente è anche utile all’organizzazione famigliare di chi, per esempio, ha altri figli da accudire e, come nel mio caso, magari non ha una famiglia vicina su cui contare. È poi fondamentale la presenza di una persona di assistenza domiciliare che da subito e fino a un massimo di 8 giorni dal parto, monitora mamma e bambino e si occupa anche in modo molto pratico delle necessità di casa.

adorable-baby-baby-feet-266011Ho partorito due volte in Italia e non voglio affermare che lì non ci siano buoni se non ottimi livelli di cura; so anzi che ci sono eccellenze e buone pratiche, luoghi e persone preparati e attenti ai dettagli. Purtroppo però la situazione non è rassicurante allo stesso modo e nella stessa misura per tutte le neo mamme che, in moltissimi casi, appena dopo la dimissione dall’ospedale, si sentono sole. Fortunate sono quelle che hanno delle reti famigliari di supporto (anche emotivo) e dei compagni presenti e partecipi. La struttura sociale e le procedure applicate non riescono in modo diffuso a offrire anche solo una sensazione di “protezione” che è invece cruciale nel mettere la donna al centro e permetterle quindi di vivere la maternità in modo meno traumatico.

Non credo sia questa una delle cause scatenanti, ma intanto in Italia si continuano a fare meno figli e più tardi, forse anche perché, sparite quelle comunità umane che in passato ruotavano attorno a neo-genitori, non sono state sostituite da un sistema organizzato professionale in grado di accompagnare meglio (più naturalmente?) i nuovi nuclei familiari in questa che resta comunque una bellissima avventura.

Ultimi commenti (2)
  • Valeria Conti |

    Non c’è un luogo migliore di un altro per partorire. Ogni madre però ha il diritto (e soprattutto il dovere) di scegliere consapevolmente, ed esistono diverse possibilità.
    Un’esperienza positiva della nascita è possibile, ma non è questione di fortuna: va pensata, desiderata, ricercata e coltivata durante tutta la gravidanza.
    Ulteriori spunti di riflessione in questo articolo: https://www.studioterramadre.com/single-post/2018/04/22/un-bambino-fatto-in-casa

  • federica matta |

    A corredo dell’articolo andrebbe però documentata e confrontata (italiane e olandesi):
    1) l’eta media delle primipare;
    2) numero di aborti su totale gravidanze;
    3) numero patologie ostetriche su totale gravidanze;
    4) numero nascite con patologie evitabili con accurato screening prenatale su totale nascite.
    Ho partorito due figli in due diversi ospedali di Roma e i ginecologi e tutto lo staff ospedaliero mi hanno, in uno dei due casi, salvato la vita. Non siate approssimativi quando scrivete questi articoli.
    Infine e tuttavia, sono d’accordo quando leggo che i neo genitori, non solo la neo mamma, non debbano essere lasciati soli durante le prime settimane di vita del bambino.