5 lezioni che ho imparato sul lavoro autonomo

scritto da il 01 Maggio 2017

img_2893Pensavo che la stagione dei “mi piaci ma non voglio impegnarmi” sarebbe finita con i 25 anni. Invece mi sbagliavo. Se prima erano uomini e innamorati (o presunti tali) a pronunciarla, in un secondo momento sono diventate le aziende. Tutti sembravano dire: “mi piacciono i tuoi lavori ma non voglio impegnarmi con te a lungo termine con un’assunzione”. Così nel 2016 sono diventata una freelance a tempo pieno. Nei mesi sul lavoro autonomo ho imparato almeno cinque cose e in questo 1 maggio, Festa del lavoro (in tutte le sue forme), le ho messe nero su bianco. La lista però è in continua evoluzione. Perché se il mondo del lavoro è una corsa ad ostacoli, io mi sono appena allacciata le scarpe.

Sbaglierai (a corollario: mettiti l’animo in pace) – Valutare un’offerta di lavoro non è sempre semplice. Soprattutto all’inizio si fanno diversi errori di valutazione: sulle persone a cui dare fiducia; sul tempo stimato per portare a termine un lavoro o sul compenso da chiedere. E questo ultimo punto brucia più di tutti. Sbaglia ma perdonati: con l’esperienza si diventa più bravi nel valutare oggettivamente le situazioni.

Non avere paura a parlare di soldi – La domanda a cui devi cercare di darti risposta quando valuti un lavoro o un cliente è: “quanto viene pagato qualcuno con le mie competenze e la mia esperienza in questo ruolo e in questa città?”. C’è sempre reticenza nel parlare di denaro, soprattutto quando si è alle prime armi ma l’indeterminatezza non fa bene agli affari (tanto meno all’umore). L’errore che si può fare è puntare al ribasso. Ma quando tu sei contemporaneamente la tua azienda e il tuo capitale di investimento meglio essere lungimiranti. Mettersi in proprio è anche considerare chi si ha di fronte come un cliente e non come un datore di lavoro.

Soppesa i consigli – Genitori, fidanzat* e parenti ci vogliono sicuramente bene ma questo non dà loro le competenze adatte per dare consigli validi sul cosa fare della nostra carriera. Non basta l’affetto per dare buoni giudizi, purtroppo. Fidati del tuo istinto: chi meglio di te conosce il tuo lavoro e il suo mercato? Se sei incerto sui prossimi passi da compiere – come spesso capita – fai una chiacchierata con un professionista del tuo ambito più esperto o uno specialista.

Chiedi aiuto – Trova un commercialista fidato. In due sensi: devi fidarti del suo operato,  ma devi anche avere piena fiducia in lui per parlare apertamente di denaro. Fai al tuo consulente tutte le domande che ti vengono in mente, anche quelle che ti sembrano stupide, su adempimenti fiscali, contabilità, amministrazione.

Bonus – Le armi segrete di un freelance: (tanta) resilienza e una stampante. La prima servirà quando le cose sembreranno non andare per il verso giusto o di fronte a problemi che paiono insormontabili o ancora per quando ti sembrerà di annegare nelle insicurezze. La seconda ti servirà molto più spesso di quanto credi.

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Ultimi commenti (2)
  • Greta |

    Ciao Cristina, grazie per le parole di incoraggiamento e per il consiglio. Credo sia importante essere sempre aggiornati nel proprio ambito. Buona fortuna a noi!

  • Cristina |

    Cara Greta, sono felice di leggere il tuo pezzo. Il lavoro autonomo per me è stata una scelta intrapresa a 28 anni. Ora ne ho 51. Momenti belli e momenti durissimi sono passati, hai detto bene
    non ascoltare consigli di chi non conosce la professione che fai. Aggiungerei solo una cosa, continua a formarti e investi almeno il 10 per cento del tuo tempo a studiare e ad aggiornarti. Sarai sempre un passo avanti agli altri “indeterminati”. Buona fortuna a te e … a me.