In azienda le ferie solidali: gli esempi italiani e le imprese in prima linea (basta volerlo)

scritto da il 14 Dicembre 2016
  • JAlla Brenta  Pcm di Molvena, Vicenza, azienda di costruzione di stampi e stampaggio di componenti plastici nel settore dell’auto e dell’elettrodomestico, lavorano 200 persone (circa la metà sono donne, anche in produzione): praticamente la metà ha bussato alla porta di Manuela Brendolan, direttrice delle Risorse umane, nel giro di un mese. Sua era stata l’idea di affiggere un messaggio sulla bacheca aziendale: qualcuno vuole donare ore o giorni di ferie alla collega in grave difficoltà, che ha esaurito ogni giornata e permesso per accudire la figlia malata? La raccolta spontanea ha fruttato 198 giorni di ferie “solidali”, e una ondata di solidarietà per chi vive un momento difficile.

familyLe ferie solidali hanno una duplice valenza: c’è il fattore tempo, a disposizione per la cura e la vicinanza alla figlia, e c’è il fattore economico, perché in queste giornate, “addebitate” ad altri, la lavoratrice è come se fosse presente. La mamma in questione, aiuto magazziniera, aveva esaurito anche i permessi legati alla legge 104: ora potrà seguire continuativamente la figlia colpita da una patologia degenerativa

L’idea è nata in Francia, dove la legge 459 del 9 maggio 2014, nota come “Legge Mathys” (dal nome di un giovane, gravemente malato), prende spunto dalla scelta fatta dai colleghi di lavoro di un padre che non poteva più assistere il figlio: spontaneamente avevano messo  a disposizione parte delle proprie ferie e dei propri riposi. L’iniziativa, formalizzata in un accordo aziendale, è diventata legge statale stabilendo che “i dipendenti possono donare, in modo anonimo, parte delle ferie e dei permessi non fruiti ad altri colleghi di lavoro che ne abbiano necessità per assistere i loro figli malati o bisognosi di cure”.

changeIn Italia fra i pionieri c’è Banca Intesa, che nell’ottobre 2015, in seguito a un accordo sindacale, ha messo 50mila ore in una “banca del tempo” destinata ai dipendenti che hanno specifiche esigenze (terapie, assistenza). Fra coloro che ne hanno beneficiato, c’è Maria Teresa Donadio, anche lei con un bambino che ha bisogni speciali. Le ferie solidali nel caso dell’azienda vicentina sono nate da un moto spontaneo e da una esigenza specifica: in altri casi – spesso nel settore dei trasporti, ad esempio – i contratti collettivi nazionali le hanno previste espressamente. In questo stesso video di TV2000 Carolina Cortellini, fondatrice con il marito di Microdata (Cremona) racconta le 1.055 ore donate da 300 dipendenti per una collega. Per Rossella Cionini, autista del trasporto pubblico Ctt Nord, il dono da parte dei colleghi di giornate di permesso aveva significato potersi curare, con il consenso dell’azienda.

Lo stesso Jobs act si è mosso in questo senso (qui la notizia): per i, lavoratori dipendenti è stata prevista la “possibilità di cedere, a titolo gratuito, ai colleghi che svolgono mansioni di pari livello e categoria, i riposi e ferie maturati destinati a fini di assistenza dei figli minori (esclusi i giorni di riposo minimi previsti per legge)”. Il rimando è  alle “condizioni e modalità stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, applicabili al rapporto di lavoro”.

Su Change, la piattaforma delle petizioni (qui ad esempio la battaglia di Manola contro l’ingiustizia fiscale ai danni di figli rimasti orfani), Giovanna Lenzi ha lanciato una raccolta firme che ha già superato quota 8mila: “Questa norma potrà essere applicata nella misura, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi. Quindi occorre solo un piccolo sforzo di buona volontà da parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro, affinché vengano sottoscritti questi contratti collettivi richiesti dalla legge. Questo piccolo sforzo di buona volontà darebbe un aiuto importante alle famiglie già impegnate in varie difficoltà dovute ai problemi si salute dei propri figli. Non dovrebbe essere difficile trovare un accordo sulla questione, visto che la soluzione è a costo zero per i datori di lavoro, soprattutto per le Pubbliche amministrazioni“.

All’interno delle aziende, poi, basta la buona volontà: “Non c’è stato bisogno di accordi particolari, solo la disponibilità del personale – spiega Manuela Brendolan, da 21 anni alla Brenta – Questa è una azienda nata come familiare, che ha conosciuto negli ultimi anni una svolta industriale e una crescita; ci sono persone che lavorano qui da sempre e altre da poco. Non direi che sia stato fondamentale il clima interno o una particolare conoscenza o amicizia fra i dipendenti: hanno aderito alla raccolta ferie anche donne assunte da poco, straniere, persone che semplicemente si sono immedesimate in questa madre in difficoltà, cosa più difficile per chi ancora non ha famiglia”.