L’assessore che lascia per il figlio e la prima sindaca della storia

scritto da il 03 Giugno 2016

Tra Savigno e Ozzano dell’Emilia, entrambi in provincia di Bologna, ci sono una quarantina di chilometri.

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Giovanna Clò, dal sito del comune di Valsamoggia

Il primo è un paesino di poco più di 2500 abitanti che fu comune fino ad un paio d’anni fa, quando confluì in quello di Valsamoggia, ma ha una storia particolare da raccontare. E’ quella di Giovanna Clò.

Nata nel 1906, si avvicinò giovanissima al Partito Popolare e conobbe il suo futuro marito durante un comizio. Da lui, che la lasciò vedova nel ’39, ebbe tre figli, che crebbe con l’aiuto della famiglia. Candidata a sindaco, fu prima cittadina di Savigno dal ’51 al ’56 e poi di nuovo dal ’60 al ’70. L’epoca – val la pena ricordarlo proprio in queste giornate, nelle quali si celebra il primo voto alle donne – era quella che vedeva anche il Partito Comunista diffidente verso il voto alle donne, nell’idea che potessero farsi influenzare eccessivamente dai parroci, mentre anche tra le dichiarazioni degli ex partigiani, in quel periodo, è facile rintracciare una sentimento di rifiuto o di ostilità, anche di fronte a donne che avevano partecipato attivamente, come combattenti o staffette, alla Resistenza. Non fu la prima sindaca donna, Giovanna Clò, ma fu la prima sindaca donna della provincia di Bologna.

Munno

Marianna Munno

Ora spostiamoci ad Ozzano, poco più di 13mila abitanti. Marianna Munno, 34 anni, è assessore alle politiche abitative, sociali, alla sanità e al volontariato. O meglio, era. Perché, riferisce il quotidiano Il Resto del Carlino, da ieri ha deciso di lasciare l’incarico: “E’ una scelta dovuta esclusivamente alla maternità. Mi sono resa conto che con l’arrivo di un figlio non sarei in grado di far fronte ai numerosi impegni che l’incarico da assessore richiede ed è giusto che il posto vada a una persona che abbia tempo di ricoprire al meglio questo ruolo“, dice.

Ora, non è che si voglia gettare la croce addosso alla Munno, della quale non conosco la storia personale o la situazione famigliare, ma non posso fare a meno di sentire un filo di disagio di fronte a una spiegazione di questo tipo. Resto dell’idea che quando si assume un incarico pubblico, specie in un Paese ancora piuttosto indietro in termini di rappresentanza politica delle donne, rientri nei doveri non scritti il tentativo di equilibrare il proprio impegno professionale con il proprio desiderio di essere una buona madre. L’esempio che si dà conta molto.

Del resto, piacciano o non piacciano, Beatrice Lorenzin e Marianna Madia hanno continuato a fare le ministre durante e dopo la gravidanza, mentre Giorgia Meloni, dopo i ben noti tentennamenti, sta portando avanti da incinta la campagna elettorale per il Campidoglio. Non conosco la Munno, ma leggesse mai queste poche righe le chiederei di ricordarsi di Giovanna Clò, dei suoi tre figli e, soprattutto, di quelle donne di Ozzano che da questo gesto potrebbero ricevere l’ennesimo messaggio sbagliato. E di ripensarci.

Ultimi commenti (1)
  • Marianna Munno |

    Che giornalista da 4 soldi!!!
    Se magari prima di scrivere l’articolo avesse fatto un minimo di ricerca, magari si sarebbe risparmiato questo articoletto scritto semplicemente per denigrare una donna presa a caso forse per riempire il suo blog a tutti i costi per mancanza di argomenti più seri..
    Solo una precisazione: sono tornata al mio lavoro di coordinatrice di ufficio tecnico di un’azienda oleodinamica di Bologna dopo soli 5 mesi dal parto per continuare il lavoro per il quale ho studiato e nel quale mi sono laureata.
    È da quando ho iniziato a frequentare il primo anno di ingegneria aerospaziale che combatto contro le discriminazioni per la “sfortuna o fortuna” di essere donna. Settore metalmeccanico ancora oggi prevalentemente maschile con ancora qualche pregiudizio verso le donne.. una battaglia che ancora oggi cerco di portare avanti da un ruolo che svolgo con orgoglio e determinazione.
    Poi.. essere madre, donna in carriera e anche politica forse è un po’ troppo anche per un uomo se le cose si vogliono fare per bene, non trova?
    La scelta di abbandonare la politica è nata per rispettare i cittadini che hanno bisogno di un amministratore che possa dedicargli maggiormente il proprio tempo (Perché per i comuni piccoli l’assessorato è un secondo lavoro che viene fatto in parallelo), per rispetto verso la mia azienda che mi ha permesso di poter svolgere entrambi per un certo periodo e per la mia famiglia in primis. Me ne faccia una colpa.
    Scusi se le rispondo con un ritardo di 4 anni, ma ho avuto il dispiacere di leggerlo solo ora. Saluti. Marianna Munno