Federica Maddalena, pilota di Eurofighter nelle missioni italiane nel mondo

scritto da il 09 Aprile 2018

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foto di Claudio Toselli – www.milavia.net

“E’ stato amore a prima vista. Ed è diventato la mia vita”. Federica Maddalena parla così del volo. Da un paio di mesi è stata nominata maggiore dell’aeronautica, è pilota di eurofighter ed è appena tornata dalla sua ultima missione. Una domenica per riposarsi a casa a Grosseto e domani amttina riparte per Milano, dove martedì mattina interverrà a Teatro della Scala alla conferenza di apertura di Stem in the City, sul tema ” “Imagining a new world –  Nuove frontiere, per una scienza delle possibilità”. Quando parla del volo il suo sorriso e la luce dei suoi occhi si percepiscono anche solo in una conversazione telefonica. Un sogno di bambina? “No, è nato dopo. Sono cresciuta a Sulmona e a L’Aquila c’era un aeroclub. Ai tempi del liceo sarei andata volentieri a provare a volare, ma i miei non mi ci hanno mai portato”. Un sogno rimandato di pochi anni, considerato che l’occasione per salire su un aereo per imparare a pilotarlo Federica lo ha colto il primo anno di università, a cui si era iscritta dopo il liceo classico. “Studiavo architettura, quando nel 2000 hanno aperto l’opportunità alle donne di entrare nelle forze armate. Mia madre seppe del concorso e mi disse: “ma perché non provi?”. Mia madre ha sempre creduto che dovessimo trovare la nostra strada, mia sorella ed io” racconta il Maggiore sottolineando come la mamma, da sempre casalinga, è una femminista che ha vissuto il ’68 e che ha sempre spinto le figlie a realizzarsi.

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L’iter per l’ingresso delle donne in Italia nelle forza armate non è stato semplice: iniziò con una proposta di legge del 1963, nel 1992 un campione di 29 ragazze si addestro come i militari uomini alla caserma dei Lanceri di Montebello a Roma, ma solo nel 2000 arrivò il via libera all’ingresso delle donne nei corpi militari con  la legge 20 ottobre 1999, n. 380, “Delega al governo per l’istituzione del servizio militare volontario femminile”. “Ero al primo anno dell’università e ho fatto il primo concorso dell’aereonautica aperto alle donne. Il concorso consiste in test medici, prove attitudinali, prove di matematica, di inglese e così via- Sono state sei mesi di prove e poi c’è stato il tirocinio di una settimana per capire se il volo può fare per te. Ho passato tutte le prove e ho vinto il concorso. Quando ti capita una fortuna simile non puoi che lasciare tutto e iniziare la carriera militare” sottolinea Federica, il cui padre aveva una carriera in ambito militare e proprio da lui ai tempi sono venuti i dubbi sulla scelta della figlia: “Venendo da una realtà piuttosto piccola e di provincia, mio padre non vedeva l’ambiente militare adatto a una ragazza e quindi mi ha fatto ragionare sulle difficoltà che avrei potuto incontrare. Lui non ha mai vissuto una forza armata con le donne e non poteva immaginare come sarebbe stato”.

E com’è? “E’ un posto dove anche le donne possono stare a pieno titolo. E’ dura, certo. Abbiamo dovuto scardinare modi di fare e di pensare. Ma in questi 18 anni c’è stato un cambio generazionale. Ora ci sono tanti giovani e tante donne. Siamo ormai più di undicimila”. Secondo i dati al dicembre 2016), il personale militare femminile in servizio nelle quattro Forze armate nazionali è suddiviso in: 5.991 (6,30%) nell’Esercito; 1.246 (3,10%) nell’Aeronautica; 2.041 (5,20%) nella Marina (compresa la Guardia costiera); 2.569 (2,47%) nell’Arma dei Carabinieri.

2“Nel mio gruppo volo sono l’unica donna su 50. Nello stormo, ente operativo composto da un migliaio di persone qui a Grosseto, le donne sono circa il 3%, in vari ruoli e vari gradi. La mia realtà quotidiana la vivo come unica ragazza. A volte farebbe piacere interfacciarsi di più con una donna che ha il tuo stesso modo di vivere e di sentire, ma devo dire che mi trovo molto bene con gli uomini con cui riesco a interagire bene” osserva il maggiore, proseguendo poi: “Per noi che passiamo tanto tempo in misioni e facciamo turni di allarme di 24 ore, a un certo punto gli uomini diventano come fratelli e si supera la barriera maschio-femmina. Gli uomini sono molto competitivi ma anche molto diretti e con loro si lavora bene”.

Dopo il concorso del 2000 Federica Maddalena ha frequentato cinque anni di accademia e poi è volata in Texas alla scuola di volo della Nato, ENJJPT, a Wichita Falls per prendere il brevetto di pilota militare. Lì è stata assegnata a una linea volo a Gioia del Colle in Puglia a un 339. Dal 2008 è a Grosseto e vola sull’Eurofighter. E, come si diceva, è appena tornata da una missione: “Sono tornata questa notte dall’Estonia, dove sono stata per un mese. Lì l’Italia è presente per conto della Nato, perché inserita in una turnazione per supportare i Paesi baltici, che non hanno forze armate in grado di essere autonome nella sorveglianza dello spazio aereo nazionale. Sono stata lì con altri piloti di Gioia del Colle e Trapani, perché si tratta di missioni miste” spiega il maggiore, sottolineando poi come “nelle forze aramte italiane non ci sono ruoli preclusi alle donne, anche in caso di missioni in zone di guerra. In Italia le donne nelle forze armate sono entrate tardi, ma con tutti i ruoli fin da subito, perché i tempi erano maturi. Siamo formati allo stesso modo, perché dovremmo avere delle limitazioni?”

Da pochi mesi promossa maggiore, il primo grado fra quegli degli ufficiali superiori, Federica Maddalena ha ruoli di comando: “All’interno del gruppo volo ci sono le qualifiche operative, e io sono capo-formazione nella parte volativa (vale a dire: guida più aeroplani in volo) e sono comandante di squadriglia nella parte organizzativa di ufficio, quindi ho sotto di me poco meno di una decina di militari. Mi occupo della gestione del personale, ho impegni organizzativi, non volo solamente”. Ma come interpreta il suo ruolo di leadership? “Non avendo avuto esempi di riferimento di capi femminili, ho dovuto travare il mio personale modello di leadership. Sono una che ascolta, più che una che impartisce ordini. Oltre all’autorità ci vuole autorevolezza che conquisti attraverso l’interazione umana” osserva. E come leader di una squadra come affronta eventuali critiche? “La nostra formazione prevede che dopo il volo ci sia un debriefing in cui si analizza il volo,gli  errori e le cose positive. C’è un esercizio di autoanalisi e critica, che ti forma e rappresenta un momento di crescita. Se non analizzi gli errori non capirai mai come affrontare le stesse situazioni in modo migliore la volta successiva. Quindi si è abituati alla critica e non ci si chiude. Nella profesisone, perché la vita privata poi è un’altra cosa”.

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Martedì alla Scala di Milano sarà uno dei role model femminili che rappresentano il cambiamento possibile. Cosa direbbe a una delle ragazze in sala? “Le ragazze devono sognare, perché i sogni si possono realizzare. Io non avevo neanche il coraggio di sognare quello che poi ho avuto l’opportunità di fare. Adesso si può sognare di essere qualunque cosa da grandi e ci si deve impegnare per realizzare i propri sogni a qualsiasi livello”.

Un ultima cosa, il papà ora è contento? “I miei genitori sono molto orgogliosi di me. Mio padre si è tranquillizzato rispetto alle preoccupazioni iniziali. Vedendo me tranquilla non può che essere felice. Sono miei grandi fan” conclude il maggiore con quel sorriso soddisfatto e felice di chi ha saputo seguire il proprio destino e mettere a frutto il proprio talento.

Ultimi commenti (2)
  • Riccardo De Pellegrini |

    Complimenti Federica, sarebbe stato anche il mio sogno….ma ora sono un geometra

  • EMIDIO TAGLIERI |

    a 18 anni ho lasciato Sulmona e mi sono arruolato in aeronautica come specialista e successivamente
    Controllore Radar Difesa Aerea che ho fatto finchè sono andato in pensione. E’ stato un lavoro che ho fatto con passione e con molte soddisfazioni.