Caro vita, solo tre italiani su dieci vivono senza difficoltà economiche (Ipsos)

Manifestazione e corteo contro il riarmo, caro carburante e data center. Torino 24 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO

Solo tre italiani su dieci dichiarano di vivere comodamente o di riuscire a gestire senza particolari difficoltà la propria situazione economica. Per tutti gli altri, il bilancio familiare è un esercizio di equilibrio quotidiano: la maggioranza afferma di riuscire appena a «tirare avanti», mentre circa un cittadino su quattro si trova in una condizione di vera e propria difficoltà finanziaria. Ma a preoccupare, più ancora delle condizioni attuali, è la prospettiva di un futuro nel quale il costo della vita potrebbe continuare a crescere, comprimendo ulteriormente il potere d’acquisto.

È la fotografia che emerge dall’Ipsos Cost of Living Monitor 2026, l’indagine che analizza le percezioni e le aspettative dei cittadini sull’andamento dell’economia e dei prezzi. Un quadro che restituisce l’immagine di un’Italia attraversata da una fragilità economica diffusa e, soprattutto, da una persistente sfiducia sulle possibilità di recupero nei prossimi anni.

Il dato più significativo non riguarda soltanto la quota minoritaria di chi dichiara una condizione finanziaria soddisfacente, ma la distanza tra le aspettative di miglioramento e quelle di peggioramento. Su redditi, tenore di vita e andamento dei prezzi, le previsioni negative prevalgono nettamente, collocando l’Italia tra i Paesi europei nei quali il futuro economico viene guardato con maggiore preoccupazione.

Inflazione, per il 78% il ritorno alla normalità resta lontano

L’inflazione continua a rappresentare il principale fattore di incertezza per le famiglie italiane. Nonostante il dibattito economico si concentri sull’evoluzione degli indici dei prezzi, nella percezione dei cittadini il caro vita appare come un fenomeno destinato a protrarsi nel tempo. Il 78% degli italiani ritiene che per tornare a livelli di inflazione considerati normali saranno necessari ancora diversi anni, oppure che questo ritorno potrebbe non verificarsi mai. Un dato che evidenzia quanto le tensioni sui prezzi abbiano inciso non soltanto sui bilanci familiari, ma anche sulla fiducia nella possibilità di recuperare il potere d’acquisto perduto.

Le previsioni per i prossimi dodici mesi confermano questo orientamento. Sette italiani su dieci si aspettano un ulteriore aumento dell’inflazione, mentre il 54% prevede una crescita della disoccupazione. A questi timori si aggiungono quelli relativi alla pressione fiscale, destinata ad aumentare secondo il 59% degli intervistati, e ai tassi di interesse, per i quali il 55% si attende nuovi rialzi.

Si tratta di aspettative, non di previsioni macroeconomiche, ma il loro peso non è trascurabile. La percezione di un’inflazione persistente può infatti condizionare le decisioni di consumo e di risparmio, inducendo le famiglie a mantenere comportamenti prudenti anche in presenza di un eventuale miglioramento del quadro economico generale.

Redditi disponibili, solo il 17% prevede un miglioramento

È soprattutto sul terreno delle finanze personali che emerge la profondità della sfiducia. Appena il 17% degli italiani si aspetta un aumento del proprio reddito disponibile nei prossimi dodici mesi, contro il 33% che ne prevede una riduzione. Il saldo tra ottimisti e pessimisti è dunque negativo per 16 punti percentuali. Il dato segnala una percezione di vulnerabilità che va oltre le situazioni di disagio economico più evidente. Anche tra coloro che oggi riescono a sostenere le spese correnti, la prospettiva di dover affrontare nuovi rincari senza un corrispondente aumento delle risorse disponibili contribuisce ad alimentare l’incertezza.

La stessa dinamica emerge dalle aspettative sul tenore di vita. Soltanto il 16% degli intervistati ritiene che la propria qualità della vita migliorerà nel corso del prossimo anno, mentre una quota sensibilmente più elevata teme un peggioramento. Il risultato è un clima nel quale la possibilità di migliorare la propria condizione economica appare limitata. La questione non riguarda quindi esclusivamente la capacità di arrivare alla fine del mese, ma anche quella di programmare spese importanti, accumulare risparmi e affrontare eventuali imprevisti.

In questo contesto, il rischio è che la prudenza finanziaria si trasformi in un atteggiamento strutturale, con possibili conseguenze sulla propensione ai consumi e sulle decisioni di spesa delle famiglie.

Guerre e tensioni internazionali al centro delle preoccupazioni

A incidere sulla percezione del caro vita è anche il contesto geopolitico. Per gli italiani, infatti, le cause dell’aumento dei prezzi vengono individuate soprattutto in fattori esterni, sui quali le possibilità di intervento dei singoli governi appaiono limitate. L’87% degli intervistati indica guerre e conflitti internazionali tra le principali cause dell’aumento del costo della vita, davanti all’andamento dell’economia globale, alle politiche governative e ai tassi di interesse.

È un elemento rilevante perché contribuisce a spiegare la persistenza delle aspettative negative. Se l’origine delle pressioni sui prezzi viene ricondotta prevalentemente a crisi internazionali e tensioni geopolitiche, anche la prospettiva di una loro attenuazione tende ad apparire più incerta e lontana. La percezione di un’economia esposta a shock esterni alimenta così la convinzione che il recupero di condizioni di maggiore stabilità non dipenda soltanto dall’evoluzione degli indicatori nazionali, ma anche da dinamiche internazionali difficilmente prevedibili.

Bollette, carburanti e alimentari: le famiglie temono nuovi rincari

Le aspettative negative si concentrano in particolare sulle voci di spesa essenziali, quelle che incidono maggiormente sui bilanci domestici e sulle quali i margini di riduzione dei consumi sono più limitati. Tre italiani su quattro prevedono un aumento delle bollette energetiche e della spesa alimentare nei prossimi mesi. Ancora più elevata è la quota di chi teme nuovi rincari dei carburanti: il 77% degli intervistati si aspetta un incremento dei prezzi alla pompa, una delle percentuali più alte rilevate a livello internazionale.

Energia, alimentari e mobilità rappresentano tre componenti fondamentali della spesa delle famiglie. La previsione di ulteriori aumenti su questi fronti contribuisce a rafforzare la sensazione che il reddito disponibile possa essere progressivamente assorbito dai consumi incomprimibili, lasciando meno spazio alle spese discrezionali e al risparmio.

Il timore di nuovi rincari assume inoltre un significato particolare dopo gli aumenti dei prezzi già sperimentati negli anni precedenti. Anche quando il ritmo dell’inflazione rallenta, infatti, ciò non implica necessariamente una riduzione dei prezzi: per le famiglie, la differenza tra un aumento meno rapido e un effettivo ritorno ai livelli di spesa precedenti resta sostanziale. È anche in questa distanza tra andamento statistico dell’inflazione e percezione quotidiana del costo della vita che si può individuare una delle ragioni della persistente sfiducia.

La fragilità economica diventa una crisi di fiducia

Dall’indagine Ipsos emerge dunque un Paese che non necessariamente si percepisce nel pieno di una crisi economica generalizzata, ma nel quale la tranquillità finanziaria è diventata una condizione minoritaria. Il fatto che soltanto il 30% degli italiani dichiari di vivere senza particolari difficoltà economiche rappresenta un segnale significativo. Ma ancora più indicativa è la combinazione tra questa fragilità presente e la convinzione, largamente diffusa, che le condizioni possano peggiorare.

L’inflazione percepita come persistente, i timori per l’occupazione, le aspettative di una maggiore pressione fiscale e la previsione di nuovi aumenti delle spese essenziali concorrono a delineare uno scenario nel quale la fiducia delle famiglie rimane debole. Ne deriva un possibile circolo vizioso: l’incertezza sulle prospettive economiche favorisce atteggiamenti prudenti nei consumi, mentre la difficoltà a immaginare un miglioramento del reddito disponibile riduce la propensione ad assumere impegni finanziari di lungo periodo.

La fotografia dell’Ipsos Cost of Living Monitor 2026 mette così in evidenza una questione che va oltre il solo andamento dei prezzi. Il nodo centrale è la capacità delle famiglie di recuperare fiducia nella stabilità delle proprie condizioni economiche. Perché il problema, per una parte consistente degli italiani, non è soltanto riuscire a sostenere il costo della vita oggi. È la convinzione che domani possa diventare ancora più difficile.

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