KR70M16, il naufrago senza nome: a teatro il diritto dei migranti ad avere un’identità

«Senza una identità e senza un corpo non si può elaborare il lutto». Parte da qui il nuovo lavoro della compagnia teatrale Scena Verticale di Saverio La Ruina e Dario De Luca in scena a Milano fino a domenica 15 marzo 2026. KR70M16-Naufrago senza nome è un’opera teatrale che rivendica l’urgenza e la necessità di dare un volto e una voce a chi scompare inghiottito dalle onde di un naufragio.

«E’ una sigla che si attribuisce ai migranti morti in mare di cui non si conosce l’identità perché spesso sono senza documenti o perché la permanenza in mare non consente il riconoscimento attraverso i connotati che si sono deteriorati. Kr sta per Crotone; 70 è la settantesima vittima recuperata in mare; M è maschio, 16 l’età. Dietro ogni naufragio c’è un nome che non verrà mai inciso su una lapide e senza un corpo su cui piangere non ci può essere l’elaborazione del lutto, come ci insegna la struggente supplica di Priamo, re di Troia, quando chiede ad Achille la restituzione del corpo del figlio Ettore. L’insulto finale è la cancellazione dell’identità, quella appunto che reclama KR70M16», spiega La Ruina ad Alley Oop. E’ un’opera che si ispira non solo al tragico naufragio di Cutro, sulle coste calabresi appunto in provincia di Crotone, avvenuto tra 25 e il 26 febbraio 2023 e che ha causato la morte di almeno 94 persone, inclusi 35 minori; «ma a tante suggestioni e frutto di tanti incontri avvenuti in Sicilia e in Calabria» da sempre considerate terre di sbarco. «Il lavoro», spiega l’attore calabrese, «è iniziato nel 2019 per poi riprenderlo in un momento successivo. In mezzo la strage di Cutro che ha scosso le coscienze di tutto il mondo. Ho ancora negli occhi le immagini delle bare dei bambini».

Il dualismo Olocausto e migranti, il dolore è unico

L’opera rispecchia pienamente i precedenti spettacoli: una scena essenziale e allo stesso tempo quasi sospesa; un racconto a tratti ironico che ha come fulcro un cimitero dove il custode (interpretato da Dario De Luca) organizza colloqui tra gli “ospiti” e  il naufrago Karamu che rivendica il proprio nome sulla lapide «altrimenti mia mamma non può piangermi». Tra i vari personaggi che si alternano sulla scena,  il dottor Schwarz, uno psicanalista calabrese vittima della Shoah, che introduce un confronto tra due buchi neri dell’umanità: l’Olocausto e l’attuale ecatombe dei migranti. «Non penso che il confronto sia divisivo», spiega La Ruina. «L’esigenza di elaborare il lutto è una esigenza unica per tutti. Sono due vittime distanti nel tempo e anche geograficamente molto diversi: un occidentale e un africano. Ma ciò che vedo io è un morto che chiede di essere identificato, di avere un nome. Il dolore è uguale per tutti. Quella degli ebrei è stata una tragedia enorme, un genocidio; ma il dolore non è una questione di numeri o di dimensioni».

Quello migratorio è un fenomeno che i calabresi conoscono molto bene. Non solo per una questione geografica ma soprattutto perché, come spiega lo stesso La Ruina, «fa parte del nostro Dna. Penso ai tanti calabresi emigranti in passato in Argentina, America. Credo che questo comun denominatore dovrebbe scuotere le coscienze e renderci più sensibili davanti a tragedie del genere. E forse la scelta di trattare il tema, inconsciamente, nasce anche da questo. Fare teatro consente di mettersi nei panni degli altri, di approfondire e vivere emozioni che magari non si conoscevano. E sono fermamente convinto che se si facesse più teatro nelle scuole aiuterebbe questo esercizio empatico».

Il patriarcato e il ruolo della donna

Non è la prima volta che La Ruina porta in scena un lavoro di scavo dentro le ferite aperte della Storia. Nel 2006 Scena Verticale diede vita ad uno spettacolo destinato a entrare nella storia del teatro italiano e che il mese scorso, al compimento proprio dei suoi primi vent’anni, è stato messo in scena a Parigi dalla Comedie Francaise. «Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria», è la storia di Pasqualina,  una ragazza del Sud in un dopoguerra attanagliato dalla fame e dall’ignoranza quando le donne erano imbozzolate in un reticolo di sopraffazioni, costrette a vestire di nero, vivere appartate, camminare con gli occhi bassi, lavorare come muli fuori e dentro casa senza avere diritto all’istruzione proprio perché donne e destinate al matrimonio. Costretta a rimanere “zitellona” fino a quando la sorella maggiore trovi marito,  Pasqualina cede alle pressioni del suo pretendente; incinta e abbandonata, è condannata dal clan familiare che cospargendola di petrolio tenta di bruciarla. Un racconto che ha al centro la gestualità: mani, piedi, testa, spalle che danzano sulla scena dove l’unica protagonista è Pasqualina, interpretata da La Ruina, seduta su una sedia.

Il successo dell’opera porta La Ruina a proseguire su questo crinale e nel 2009 mette in scena “La borto” con cui  vince i premi Ubu e Hystrio per la drammaturgia. Con un monologo teatrale quasi interamente in dialetto calabrese, La Ruina esplora ancora una volta l’universo femminile nel Sud Italia, denunciando una società patriarcale opprimente attraverso la storia di Vittoria. Il testo affronta il tema dell’aborto, la condizione della donna e la violenza maschile, unendo toni realistici, ironici e commoventi. Un fiume di ricordi, affidati alla voce e alla gestualità di La Ruina, che diventano denuncia della condizione di schiavitù della donna nel proprio corpo/oggetto di riproduzione, esercitata dal maschilismo del suo ambiente sociale.

Quello di La Ruina è un lavoro complesso, che scava nella profondità della vita, delle relazioni, del dolore e della memoria, spesso utilizzando un linguaggio intimo e poetico ambientato in contesti meridionali, ma di portata universale. Questo perché, come spiega lo stesso artista, citando Lev Tolstoj, «Il villaggio se autentico può essere universale» la vera universalità non nasce dal generico, ma dall’esplorazione profonda, autentica e specifica di un luogo, di un contesto locale e delle sue persone.

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com