
Nel generale rallentamento dell’Europa verso la sostenibilità, tra i 17 Obiettivi dell’Agenda Onu 2030, il Goal 5 – “Parità di genere” si difende: dal 2010 il trend è in miglioramento ovunque, anche se con diverse intensità. Ben quindici Paesi registrano un aumento superiore ai 10 punti, mentre quattro inferiore ai cinque punti, con la Svezia in pole position e l’Ungheria in fondo. L’Italia si posiziona al di sopra della media europea dell’incremento avvenuto, ma le buone notizie finisco qui.
A documentarlo è il decimo Rapporto di ASviS, frutto del contributo di oltre 330 organizzazioni aderenti all’Alleanza, che monitora di anno in anno i progressi dello sviluppo sostenibile nella penisola. «Come confermato dalle indagini Istat e di altri enti di ricerca – si legge nel documento -, la società italiana è segnata ancora da profondi gap di genere occupazionali, di previdenza, di partecipazione alla vita pubblica, nonostante le donne studino di più e con performance migliori dei colleghi maschi».
Un cambiamento lento

L’avanzamento – seppur lento – dell’indice relativo alla parità di genere negli ultimi quattordici anni (2010-2024) è dovuto all’aumento della quota di donne nei consigli regionali e alla riduzione della distanza tra l’occupazione femminile e maschile.
Risultati comunque insufficienti a centrare i target previsti dai tre obiettivi quantitativi stabiliti dall’Agenda Onu. Il primo richiede che il rapporto tra i tassi di occupazione delle donne con figli in età prescolare e delle donne senza figli si riduca a meno di 10 punti percentuali entro il 2026. Impossibile da raggiungere: la child penalty supera il 30 per cento. Il secondo prevede il dimezzamento del gap occupazionale di genere rispetto al 2019: anche in questo caso non abbiamo speranza, visto che tutt’oggi lavora poco più di una donna su due. Sul terzo obiettivo, che vorrebbe almeno il 40% di donne nei consigli regionali entro il 2026, abbiamo qualche chance guardando però al 2030, non all’anno prossimo.
Secondo Marcella Mallen, presidente ASviS, «non si è ancora compresa la portata trasversale del Goal 5, che impatta significativamente sulla produttività e sull’innovazione del Paese. Il problema non è solo il divario occupazionale, ma anche quello di qualificazione: il recente report Deloitte per UN Women Italy ha messo in evidenza che l’Italia registra il più alto divario di overqualification in Europa (24,3% per le donne contro 16,7% per gli uomini), dimostrano una sistematica mancata valorizzazione del talento femminile e un mismatch tra competenze ed effettive opportunità».
Come cambiare passo?
Non c’è dubbio che la politica potrebbe fare di meglio. Il Rapporto ASviS promuove la maggior parte delle proposte legislative introdotte nel 2025, ma denuncia la mancanza di un approccio integrato, venuto meno con il congelamento dell’attuazione della Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021–2026, definita nel 2021 dal Governo Draghi. L’assenza di una governance istituzionale forte e chiara genera «una persistente banalizzazione della tematica di genere», che si traduce in politiche settoriali “neutre”, che ignorano le disuguaglianze strutturali tra uomini e donne, e in misure per la transizioni ecologica, digitale e demografica che non considerano l’impatto di genere, con il rischio di ampliare i divari esistenti.
Anche riguardo all’occupazione femminile servirebbe, ça van sas dire, un Piano integrato e sistemico, da declinare sia a livello nazionale che regionale, con obiettivi quantitativi, scadenze temporali, risorse finanziarie strutturali e responsabilità istituzionali esplicite.
Nell’immediato, il Rapporto suggerisce alcune azioni prioritarie, oltre all’adozione legislativa della Valutazione d’Impatto di Genere delle politiche: meccanismi di progressione di carriera e di accesso al lavoro gender neutral nel privato, nella Pa e nel Terzo Settore; orientamento delle ragazze verso percorsi di studio STEM; formazione per le donne nei settori in transizione e per gli uomini su diritti e pari opportunità; meccanismi di integrazione al reddito da lavoro per la maternità, con misure obbligatorie per la condivisione familiare dei compiti di cura.

Ad essere miope, tuttavia, non sembra solo la visione politica. Da recenti ricerche Ipsos emerge che solo il 13% degli italiani a conoscenza dell’Agenda 2030 considera prioritario il Goal 5. L’unico Obiettivo in cui performiamo significativamente bene è l’economia circolare. «Un risultato reso possibile – secondo Mallen – dal fatto che tutti gli stakeholder, società civile compresa, si sono sentiti coinvolti e chiamati a partecipare attivamente».
Ecco, la stessa cosa dovrebbe avvenire per la Parità di genere. Come la salute del pianeta in pericolo ha spinto al minor spreco e al riciclo dei materiali, così la demografia sotto scacco potrebbe spingere a un’improvvisa presa di coscienza. Tardiva, ma comunque auspicabile. La giusta narrazione potrebbe fare la differenza nell’opinione pubblica.
***
La newsletter di Alley Oop
Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com