Russia, il 30 ottobre dedicato alle vittime delle repressioni politiche

Memoria e libertà di espressione sono due capisaldi del 30 ottobre in Russia: la giornata in ricordo delle vittime delle repressioni politiche dell’Unione Sovietica a partire dal regime di  Stalin. Ogni anno durante questa giornata e alla sua vigilia vengono organizzati eventi per non dimenticare una delle pagine più dolorose della storia russa che ha colpito tutti coloro che fossero contrari al regime e non solo. Negli ultimi anni poi il ricordo ha compreso anche le vittime delle repressioni politiche più recenti.

La lettura ad alta voce dei nomi delle vittime

‘La restituzione dei nomi’ è uno tra questi, probabilmente il più sentito. La prima volta nel 2008 i moscoviti si sono riuniti alla Pietra Soloveckij (trasportata dai gulag delle isole Soloveckie) davanti alla Lubjanka, sede dei servizi segreti prima dell’Unione Sovietica e ora russi. In religioso silenzio si sono messi in fila e una volta di fronte alla Pietra, ad alta voce hanno letto i nomi delle persone che hanno perso la vita durante gli anni del terrore sovietico.

Da quel giorno la manifestazione si è ripetuta fino al 2020, anno in cui le autorità hanno impedito di riunirsi per via dell’epidemia di Covid-19. Nonostante non ce ne sia più motivo anche quest’anno la polizia ha messo in atto misure restrittive: le persone possono accedere alla Pietra per depositare fiori, ma solo in gruppi di tre persone al massimo.

Il lavoro dell’associazione Memorial

Memorial è l’associazione che da anni si occupa di mantenere vivo il ricordo delle persone decedute durante le purghe staliniane. Dal 2021 il governo l’ha  bandita dalla Russia perché rientrata  nel registro degli ‘agenti stranieri’. Anche quest’anno ha voluto mantenere viva la fiamma del ricordo il 30 ottobre, richiamando le persone a unirsi in autonomia anche online:

“Invitiamo a partecipare alla “Restituzione dei nomi” tutti coloro che ritengono importante mantenere viva la memoria delle vittime del terrore”

I partecipanti all’azione hanno letto i nomi delle vittime delle repressioni, sia da casa che recandosi in strada presso monumenti e luoghi commemorativi.  Memorial ha organizzato trasmissioni in diretta da diverse città, tra cui Volgograd, Vologda, Severodvinsk, Syktyvkar, nonché dall’Ucraina, dalla Germania, dall’Azerbaigian e da altri paesi. A San Pietroburgo i manifestanti hanno letto i  nomi nel cimitero commemorativo di Levashovo.

A Milano nel giardino Politkovskaja per ricordare

Anche Memorial Italia ha partecipato all’iniziativa, richiamando i milanesi nel giardino domenica 29 ottobre. Non un luogo a caso. Anna Politkovskaja, giornalista e attivista assassinata davanti a casa sua nel 2006, rappresenta a pieno titolo la repressione della libertà di espressione. I cittadini si sono quindi riuniti e come in tanti altri luoghi hanno ricevuto un foglio e hanno letto il nome di una persona giustiziata dalle autorità sovietiche.

“Le persone che negli anni hanno partecipato a questo evento sono le più diverse: per alcuni la memoria delle repressioni sovietiche è, prima di tutto, il ricordo di una tragedia personale, per altri è un gesto di solidarietà e un’importante azione civica che dà speranza e forza, per altri ancora è un modo per sottolineare che i crimini di Stato del passato e del presente sono collegati è il messaggio pubblicato nella pagina Instagram di Memorial Italia.

Giulia è una giornalista di Mosca. Con voce piena di tristezza racconta ad Alleyoop: “Ricordo che per anni sono stata ore in coda davanti alla Pietra in piazza Lubjanka. L’unica coda fatta con piacere, anche se faceva freddo. Volevamo tutti salvare la memoria delle persone uccise durante il grande terrore delle purghe di Stalin. Penso che uccidere la memoria sia un gravissimo errore. Ora da qualche anno non ci si può avvicinare al monumento quindi cerchiamo altri modi per ricordare. Con mia figlia oggi siamo state per esempio a casa di alcune persone strappate dalla loro abitazione con violenza,  le targhe ‘dell’ultimo indirizzo conosciuto’ ne ricordano la storia. Ecco, almeno dovrebbero esserci. Due settimane fa una targa c’era, oggi ne era rimasta solo un’ombra. Qualcuno cerca di salvare la memoria, mentre qualcuno la vuole distruggere’.

Così come la manifestazione della ‘restituzione dei nomi’, anche le targhe dell’ultimo indirizzo conosciuto sono un’iniziativa civica per non dimenticare le vittime delle repressioni politiche sovietiche. Alla stregua delle ‘Pietre d’inciampo’(Stolpersteine) che invitano a non dimenticare le vittime della Shoah.

La lotta per la libertà di espressione è un fil rouge nella storia del novecento. Le tragedie che hanno dettato il ritmo di anni di lotta al nazismo, fascismo e ai sistemi totalitari stanno lentamente perdendo i loro protagonisti. Rimane e deve rimanere la memoria, proprio perché quel tipo di storia atroce non si ripeta.

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