Volley, l’Italia dei social tinta di azzurro per le ragazze della finale mondiale

scritto da il 20 Ottobre 2018

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Il finale era quasi un di più. La nazionale di volley italiana con la qualificazione alle finali dei campionati mondiali giapponesi dopo 16 anni dall’ultima volta, era già entrata nei cuori e nel tifo anche di quanti non sanno cos’è un bagher o perché ogni tanto il gioco e fermo e le atlete con il naso all’insù aspettano uno spezzone di video della partita.

20181020_141543Davanti alla tv in questo sabato ottombrino eravamo in tanti (i dati auditel poi ci diranno quanti) e sui social l’hashtag #ItaliaSerbia è il primo per tutto il tempo in cui la palla è volata da una parte all’altra del campo. Al quarto posto #azzurre, perché era questa la particolarità. L’Italia, dopo aver trepidato per le imprese del volely maschile nei mondiali di un mese fa (fermati proprio dalla Serbia e dalla Polonia), si è dovuta innamorare con il tempo della nazionale italiana che ha iniziato il proprio percorso quasi in sordina.

20181020_143902Su Twitter si trepida ad ogni schiacciata e ad ogni recupero. I neo-tifosi di volley incitano Miriam Sylla nei momenti di calo, si esaltano per Paola Egonu, sostengono Anna Danesi e urlano per Lucia Bosetti. L’Italia vince a mani basse il terzo set e si porta sul 2 a 1, in molti ci credono, un po’ meno le ragazza che nel quarto lasciano strada alla Serbia. Si arriva, quindi, tutti a soffrire seduti in pizzo al divano per un quinto set finale, decisivo, totale, che inizia con l’Italia in vantaggio.

20181020_144730Alla rete piace anche Davide Mazzanti, l’allenatore della nazionale che incoraggia le atlete e non si arrabbia, che sostiene ma non punisce per gli errori. E soprattutto applaude le avversarie e i loro gesti atletici, come le schiacciate della mancina Tijana Bošković. In un esempio di sportività che si vede raramente sui campi a questi livelli.

20181020_143826Alla fine l’Italia non riesce a strappare il sogno alla Serbia, e chiude il tie break su 15 a 12. Ma non è la perdita dell’oro, è la conquista dell’argento mondiale che dovranno portarsi a casa. Una squadra giovene, con una media di età di 23 anni e un mese, è la base su cui costruire il futuro e guardare a Tokyo 2020 per potersela giocare. E sui social poco importa la retorica delle giocatrici di colore, della politica che tira per la giacchetta atlete che sono oltre. Perché Egonu non è un modello per le sue origini, ma per la sua forza, la determinazione e il sorriso in qualunque occasione. E alle ragazzine, che stanno piangendo davanti alla tv specchiandosi in quel dolore e quella rabbia di Silla e delle altre accasciate a bordo campo, resterà solo questo. Che in fondo, si può fare.

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