Per diventare ricchi, non fate i parsimoniosi ma puntate sul “fattore T”

scritto da il 22 Febbraio 2016
buffett

Warren Buffett

Nel mondo della finanza non vince chi risparmia. Chi crede in questo assunto, parte in svantaggio. La parsimonia (e la sua versione più estrema chiamata avarizia) non sono amici della ricchezza. Certo, si può essere parsimoniosi e ugualmente miliardari, come non nasconde di essere il guru Warren Buffett. Nonostante sia super-ricco grazie ai suoi investimenti, Buffett vive ancora nella stessa casa che comprò 50 anni fa con sua moglie: tre stanze e niente più. Buffett non è diventato miliardario per la sua parsimonia ma perché ha saputo investire nel “fattore T”. Se non avesse puntato da giovane tutto sul “fattore T”, Buffett non sarebbe diventato un guru, né un super-ricco. Probabilmente sarebbe rimasto ugualmente parsimonioso, ma non sarebbe diventato quello che è oggi, l’ “Oracolo di Wall Street”.

Tutto questo perché Buffett sa bene che nella vita la risorsa più preziosa non è il denaro, ma il “fattore T”, il tempo. Solo chi investe nel tempo può ambire ad accumulare una vera e clamorosa ricchezza in qualsiasi sfera, inclusa quella del denaro. Il motivo per cui oggi il 10% della popolazione mondiale detiene circa il 90% della ricchezza globale è che questo 10% investe prima di tutto nel tempo.

Ma come si fa? E’ prima di tutto un passaggio mentale. Bisogna acquisire la convinzione che il proprio tempo sia prezioso, la risorsa più importante che abbiamo a disposizione. Perché il tempo ci permette di acquisire delle conoscenze – tramite lo studio, l’esperienza e gli errori – che ci possono permettere di compiere salti quantici in qualsiasi campo. Chi non capisce questo punto, è destinato a far parte del 90% della popolazione, della massa. La stessa massa che preferisce spendere 50 euro per andare in autobus dal Sud Italia in Germania impiegando tre giorni, anziché 200 euro per compiere lo stesso tragitto in due ore d’aereo. Investire nel tempo significa non avere la parsimonia del risparmio in denaro a tutti i costi (come nell’esempio del tragitto in autobus) perché in tre giorni di tempo (moltiplicati per altri tre giorni e moltiplicati per altri tre) si possono acquisire le conoscenze per fare la differenza. In qualsiasi campo.

Compreso il mondo della finanza. Chi vuole fare la differenza in questo ambito deve prima conoscere come gira il mondo, deve prima imparare a “leggere” i mercati finanziari. Delegare semplicemente ad esperti la gestione dei propri risparmi può essere una buona cosa, ma in questo modo è bene sapere che si rinuncia mentalmente in partenza al concetto di ricchezza e si sceglie quello della difesa. Chi appartiene al 10% della popolazione va all’attacco, investendo pesantemente nel “fattore T” e nelle conoscenze. Il 90% gioca invece in difesa, ed è per questo che perde la possibilità di compiere il salto quantico dall’altra parte. Se sarà stato bravo avrà difeso i propri risparmi dall’inflazione e dalla volatilità delle Borse, niente di più.

A questo punto mi chiedo come mai quando parlo con una donna di economia e finanza scopro che raramente conosce il concetto di inflazione, di rendimenti reali, di prodotto interno lordo, di investimenti short e long. Non solo, mi rendo conto che sono concetti che quasi la spaventano, perché considerati troppo distanti dalla vita reale (lavoro, famiglia, risparmi) e anche perché ritenuti – per via di un errato pregiudizio – troppo complessi da imparare.

E allo stesso tempo mi rendo conto che è un vero peccato. Perché le donne dal punto di vista biologico partono in vantaggio. Gli psicologi lo spiegano chiaramente: le donne hanno l’area prefrontale del cervello – quella dedicata al giudizio e alla razionalità – più sviluppata degli uomini. Questo perché in passato mentre i “maschi” andavano a caccia le “femmine” dovevano accudire i figli e dovevano fare molta attenzione a capire in anticipo se chi si avvicinava alla caverna era da considerare pericoloso o no.

Tradotto nel mondo della finanza, le donne – se solo si applicassero di più – sarebbero molto più efficienti degli uomini, che spesso ostentano una sicurezza eccessiva (a differenza delle donne che sono certamente più realistiche) e per questa china si fanno trascinare dall’istinto commettendo gravi e reiterati errori negli investimenti. A proposito degli errori, poi, le donne hanno un altro vantaggio: sono più brave ad imparare dagli sbagli. E a non ricascarci. Le donne, in sostanza, sarebbero perfette per operare in ambito finanziario. Ma non lo sanno.

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Albert Einstein

Se solo sapessero questo non delegherebbero a compagni e mariti, che a loro volta delegano qualcun altro in banca, la gestione integrale del patrimonio. Einstein diceva: “Ci sono due modi per vivere la vita. Uno è pensare che non esistono miracoli. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Einstein apparteneva alla seconda categoria. E, per tutta la vita, per ogni singolo istante, investiva nel “fattore T”.

Ultimi commenti (3)
  • Luca |

    Mi spiace per la conclusione dell’articolo che potrebbe essere “forse” interpretata in modo “sessista” dal gentil sesso.
    Ci sono donne che lavorano in borsa e conoscono molto bene ciò di cui si parla nell’articolo. Certo, in numero minore rispetto agli uomini, tuttavia asserire che la donna “raramente conosce il concetto di inflazione, di rendimenti reali, di prodotto interno lordo, di investimenti short e long” e “mi rendo conto che sono concetti che quasi la spaventano, perché considerati troppo distanti dalla vita reale (lavoro, famiglia, risparmi) e anche perché ritenuti – per via di un errato pregiudizio – troppo complessi da imparare” sono affermazioni un po’ troppo azzardate…. non crede?

  • Elena Pempinello |

    Volevo essere informata sulle prossime pagine