Giuliano Pasini

Classe di ferro 1974, nato a Zocca (sì, il paese di Vasco), abito a Treviso ma vivo sull’A4 tra Venezia e Milano. Mi considero, mio malgrado, il pigro più attivo del mondo: prima dell’alba scrivo romanzi (“Venti corpi nella neve” per i tipi di Fanucci, “Io sono lo Straniero” e “Il fiume ti porta via” per Mondadori), dall’alba al tramonto mi occupo di comunicazione, quando posso corro maratone. E la mia vera passione è stare con mia moglie Sara e i miei tre figli, arrivati in due anni… Da buon emiliano, penso che le cose importanti si discutano con le gambe sotto la tavola e un bicchiere di vino davanti. Scrivo (raramente) qualcosa di me sul mio blog www.giulianopasini.it
18 Settembre 2016

Un secondo. Il sogno grande di Bebe Vio

Mi chiamo Beatrice, ma tutti mi chiamano Bebe, ho diciannove anni, e sono una schermitrice. Una schermitrice senza braccia e senza gambe, per la precisione. A undici anni me le hanno tagliate per colpa di un cosino piccolo piccolo ma feroce, con un nome quasi buffo, meningococco. Mica potevo dargliela vinta, a quel cosino lì. Io volevo la mia vita. Sono una ragazza fortunata, quando lo dico vedo la gente sgranare gli occhi, eppure io sono davvero fortunata. Perché sono viva e respiro. Perché faccio un sacco di cose, ma nessuna da sola, c'è la mia famiglia con me. E perché sono capace di sognare in grande. E adesso sono a un secondo...

11 Settembre 2016

Un secondo. L'importanza di chiamarsi Luigi

Mi chiamo Luigi, ho 30 anni e faccio… oggesù, cos’è che faccio, aspetta, che se dico politico poi il capo mi spella vivo, se dico militante la stampa rossa e schierata con quelli o quegli altri (meno L) dice che siamo l’esercito di Peppe, allora dico che sono un membro del movimento. Eh, ma mica sono un membro semplice, io, e poi membro del movimento, e che è? Un film di Siffredi? Aspetta, aspetta, potrei dire che sono membro del Direttorio, ma signore mio, Direttorio fa tanto ventennio, anche se noi pensiamo a quello della Rivoluzione Francese che, prima di tutto, tagliava le teste dei poteri forti. E se dico che sono il...

07 Agosto 2016

Un secondo (poco) olimpico

Non importa come mi chiamo, importa quello che faccio. Oggi è il 1° gennaio, e io sono costretto a venire in questo posto dimenticato da dio e dagli uomini, Calice di Racines, per effettuare un test. Che fa un freddo dannato, il fiato in nuvola, e a togliermi i guanti per suonare il campanello ho paura che mi si stacchino le dita. Però ci sono cose che vanno fatte, cose giuste, e oggi tocca a me. Davvero questo qua, questo Alex Schwazer, pensava di fare quello che voleva? Me lo ricordo nel 2008 a Pechino che sembrava che volasse, e poi la sua faccia nella pubblicità della Kinder, che parlava che sembrava il fratello di Heidi, e mi...

24 Luglio 2016

Un secondo. Pikachu.

Mi chiamo Pikachu, e sono un Pokemon. Sono qui, dentro questa buca, dietro alla siepe. Venite più vicini, che non posso parlare a voce troppo alta. Mi vedete adesso? Sono quella macchia gialla. Per la precisione, sono un piccolo roditore con un spiccata capacità di immagazzinare energia elettrica. Un topo elettrico insomma, si sa che nei fumetti i topi hanno successo, da quel borioso di Topolino fino a quel secchione di Geronimo, anche se i miei migliori amici sono Jerry e Mignolo, certe sbronze… se gli sgabelli dei pub potessero parlare… Spiegatemi cos’è successo, perché io davvero non lo capisco, e pensavo di averle viste...

17 Luglio 2016

Un secondo. E una bambola vestita di rosa.

Je m’appelle Laura. Si legge alla francese, Lorà, anche se qua a Nizza ci sono tanti italiani e qualcuno dice anche L-a-u-r-a, che è buffo sentire pronunciare tutte le lettere e mettere l’accento nel posto sbagliato. Ho otto anni, ma le mie insegnanti dicono che sembro più grande, perché sono alta e poi ragiono con la testa di una che è in sixième anche se io vado solo all’école primaire. Papà però dice che non è vero che sono grande, perché mi porto sempre dietro Lili e solo i bimbi piccoli lo fanno. Anche Jacques, che è il mio fratellino, tiene sempre con sè il suo doudou, che è uno strano topo con gli occhiali, ce...

03 Luglio 2016

Un secondo. E gli faccio il cucchiaio.

Mi chiamo Graziano e faccio il calciatore. Oddio dovrei dire che lo facevo, ragazzo, visto che tu mi vedi piegato in due a pelar patate nella stiva di questo mercantile. Lo facevo fino al 2 luglio 2016. Ma di sicuro mi hai riconosciuto. Come dici? Non segui il calcio? Allora vieni da un paese dove non si gioca a pallone. Ah, sei del Galles, e tua madre era islandese. Maledizione. Senti, però ho giocato anche in Gran Bretagna quando ancora faceva parte dell’Europa, devi per forza ricordarti di me. Ah, dici di no. Però, basta che mi guardi in faccia e capisci che come calciatore avevo un problema. Sono bello, ho ‘sta ghigna da...

19 Giugno 2016

Un secondo. L'ultimo "Ti voglio bene".

2:06 a.m. Un messaggio, mi ha svegliato. Chi è che manda sms a quest’ora? Nel buio, lo schermo illuminato è l’unica cosa che si vede. Allungo la mano. Mamma, ti voglio bene. Eddie, ecco perché era acceso. Lo lascio sempre acceso quando lui è fuori. Ma non scrive mai che mi vuole bene, solo che sta tornando. Una brutta sensazione, il torpore scompare in un istante. Faccio per rispondere, arriva un altro messaggio. Stanno sparando nel locale. Oh mio dio. Uno scherzo, fa che sia uno scherzo, me lo mangio quando torna, ma ora, ti prego, fa che sia uno scherzo. Le dita tremano ma riesco a far partire la chiamata. Nessuna...

12 Giugno 2016

Un secondo. E non sei più umano.

Ci deve essere stato un secondo in cui hai realizzato che la nuca a cui tenevi puntata la pistola era quella della donna che un tempo avevi amato, o che il collo che stavi stringendo era quello della donna che ti aveva dato un figlio, figlio di cui pensavi già a come liberarti, o che l’odore di alcol che sentivi proveniva dagli abiti e dai capelli di una ragazza che aveva occupato il tuo cuore prima di diventare, senza colpa alcuna, la tua ossessione. Anzi, c’è stato di sicuro quel secondo. Il secondo in cui sei tornato umano e hai avuto una scelta, hai avuto la possibilità di evitare il peggio, di cancellare tutto il male...

05 Giugno 2016

Un secondo, e inizia il viaggio assoluto

Questo è il secondo che mi ha raccontato Marzia D'Ascenzo, diventato racconto. Il racconto di un viaggio assoluto. Buona lettura. "Seicento giorni. 600. Anzi, per la precisione sono 635, seicentotrentacinque.  E’ la durata del mio  viaggio. Sono partita da così tanto tempo che, a volte, me ne rendo conto solo leggendo o scrivendo il numero dei giorni. Oggi scrivo da un piccolo villaggio dello Sri Lanka, dopo aver attraversato Spagna, Portogallo, Nepal, India, Thailandia del nord e centrale, Laos, Cambogia, Thailandia del sud, Malesia, Singapore.In questo lasso di tempo, pari grosso modo a un ventesimo di una vita - contando...

29 Maggio 2016

Un secondo. Il Pirata tra le nuvole

Io odio le montagne. Fa strano sentirlo, lo so, visto che vado così forte sui tornanti, sembri una moto, mi dicono. Eppure è semplice, banale: se odi una cosa vuoi che finisca presto, io che vengo dal mare odio la fatica della salita, per cui cerco di farla finire il prima possibile. Così, anche oggi sono andato più forte che potevo, più forte di quanto possono fare gli altri. Mi dicono che non dovrei, che in gruppo ci sono delle regole, che dovrei lasciare spazio a Jalabert o agli italiani che dovrebbero andare in salita, Gotti o Simoni, che questo è il Giro d’Italia, mica il Giro di Marco Pantani. Però, la gente è il...