
Un quartiere, quello dello Sperone di Palermo, che affaccia sul mare, ma un mare in cui non ci si può neanche bagnare i piedi, per le fogne che scaricano direttamente lì. E se ad un quartiere neghi il mare, ai suoi abitanti neghi lo sguardo che va lontano, neghi l’orizzonte. Un orizzonte, uno sguardo sul fururo, che Antonella Di Bartolo, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Sperone – Pertini, cerca di restituire tutti i giorni a studenti e studentesse dai 6 ai 14 anni, ma anche alle loro famiglie, con un’attenzione particolare alle madri, alle donne del quartiere.
Una scuola di progetti
La prima cosa che fece Antonella Di Bartolo, quando arrivò qui 13 anni fa, fu pulire e sistemare una scuola che non aveva più neanche le porte, perchè diventasse un luogo in cui i bambini e le bambine conoscessero cos’è la bellezza e stessero bene. Obiettivo raggiunto se pensiamo che la dispersione scolastica era oltre il 27 per cento. Ora è scesa all’1 per cento.
Poi arrivò il recupero di uno spazio lì vicino, in totale degrado, frequentato solo da tossicodipendenti in una delle piazze di spaccio più grandi del sudItalia. Un gesto che non fu apprezzato da una parte del quartiere: una bottiglietta di crack fu fatta trovare su una cattedra. Poi arrivò l’idea del nido d’infanzia, per far sì che anche i bambini più piccoli crescano in luogo sicuro e formativo, ma anche per consentire alle madri di uscire di casa e cercarsi un lavoro. Ora quel nido è in costruzione. E l’ultimo nato è il progetto di un centro fitness aperto a tutti e gratuito, dove i ragazzi possano fare sport.
Ragazzi che Di Bartolo si è andata a prendere uno ad uno, anche a casa se necessario, dialogando con famiglie non facili in un quartiere vicino ai luoghi dove padre Pino Puglisi sottraeva i bambini alla mafia: padri che vengono ai colloqui nell’ora consentita dalle restrizioni penali, madri analfabete che di certo non stanno dietro a comunicazioni ufficiali e mail.
«Col tempo la scuola è diventata un hub di pensiero» ci racconta Antonella Di Bartolo. »In un luogo che non ha piazze, la scuola si fa piazza e diventa il cuore pulsante del quartiere».
Le Rosalie Ribelli
Ed è in questo hub di pensiero che nascono le Rosalie Ribelli, un gruppo di donne dai 6 ai 72 anni: alunne, mamme, amiche, donne in carico all’UIEPE (Ufficio Interdistrettuale di Area Penale Esterna), insegnanti. Insieme nel 2024 hanno cucito le tunichette e creato le coroncine di Santa Rosalia per il 400esimo anniversario del Festino. Insieme hanno salutato il murale “Le Rosalie Ribelli”, in cui l’artista Giulio Rosk ha riprodotto una delle più classiche iconografie della Santa, con accanto una bambina del quartiere che si tappa il naso. Come Santa Rosalia si ribellò al matrimonio imposto dalla famiglia, la bambina si ribella a tutto ciò che non le piace nel suo quartiere.
Insieme hanno dato vita ad uno spettacolo andato in scena a dicembre 2025 al Teatro Biondo di Palermo, con la regia di Daniela Mangiacavallo, dal titolo “Abiti Ribelli”. Grazie al progetto dell’associazione “L’arte di crescere”, le donne dello Sperone (Di Bartolo compresa) hanno indossato e portato in scena cento abiti da sposa donati da un atelier palermitano. Abiti poi messi in vendita in un’asta benefica, il cui ricavato andrà a finanziare l’area fitness pubblica dello Sperone. Dove si è attivato un percorso virtuoso che ha visto le Rosalie Ribelli protagoniste: per settimane le prove nel centro sociale strappato alla piazza di spaccio dove si sono conosciute sistemandosi addosso gli abiti a vicenda, stringendo un gancio, aggiustando un tulle. Poi lo spettacolo in cui hanno dovuto esporsi, mettersi in gioco con gli abiti da sposa.
«Anche gli abiti sono RiBelli – spiega Di Bartolo – perché sfuggono alla loro destinazione: nella maggior parte dei casi non saranno utilizzati per un matrimonio, ma per contribuire ad ‘abitare’ il quartiere in modo diverso. Il bianco degli abiti ci suggerisce una nuova possibilità, una pagina da scrivere, a livello personale e di comunità».
Di Bartolo nel 2024 ha mandato in libreria il suo romanzo “Domani c’è scuola”, edito da Mondatori, in cui racconta la sua esperienza allo Sperone. E un altro romanzo è quello che sta scrivendo con le Rosalie Ribelli.
«Sono tutte le donne che non lasciano scrivere a altri la loro storia, e non cedono alla rassegnazione su di sè e su ciò che sta intorno a loro. Sono donne (piccole e grandi) che anche grazie alla scuola sono cresciute nella consapevolezza di sè, dei propri talenti e potenzialità, sono sempre più capaci di concepire desideri, immaginare futuro. Donne che comprendono, si posizionano, agiscono. È una ribellione trasformativa quella che stanno mettendo in atto, che non si fa alzando le mani, o la voce. Si fa alzando la testa».
***
La newsletter di Alley Oop
Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.
Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com