Volley femminile, Barbaro: «Siamo la seconda lega sportiva sui social dopo la Serie A. Ora gestiamo direttamente i diritti media»

Foto Filippo Rubin/Lvf

Sarah Fahr chiude la finale mondiale con un muro su Vargas, Paola Egonu ha già siglato il punto del 2-1 con un ace al terzo set, Monica De Gennaro ha guidato la ricezione azzurra per l’ultima volta, dopo vent’anno con la maglia della nazionale. Tre gesti che raccontano un’Italia campionessa del mondo per la prima volta in ventitré anni. Sei mesi dopo, i numeri della Lega Volley Serie A femminile restituiscono l’eco di quei momenti: palazzetti esauriti, nuovi sponsor, record di followers sui social.

A tracciare il bilancio di questa stagione è Enzo Barbaro, amministratore delegato della Lega pallavolo Serie A femminile dall’ottobre 2025 e prima direttore generale dal 2022. Sul suo tavolo dati e statistiche che fino a pochi anni fa sarebbero parsi ottimistici: presenze record nei palazzetti, nuove partnership commerciali, una newco per gestire direttamente i diritti media. L’onda lunga dell’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024 e del Mondiale 2025 a Bangkok sta spingendo il movimento a un salto di qualità importante.

E lo si vede anche nei palazzetti sold out per le semifinali di playoff, che vedono in vantaggio due a zero il Numia Vero Volley sul Savino Del Bene Scandicci e Prosecco Doc A.Carraro Imoco Conegliano su Igor Gorgonzola Novara. Gara tre si giocherà per queste ultime martedì 24 marzo alle 20.30 a Conegliano, mentre il Vero Volley tornerà a Scandicic il 25 marzo alle 20.30 (dirette su RaiSport e Dazn).

Palazzetti pieni, record di presenze

Il termometro più immediato è quello degli spettatori. «La Final Four di Torino ha visto la partecipazione di 25mila spettatori e il record indoor per una singola partita di pallavolo femminile in Italia» racconta Barbaro. Un risultato che si inserisce in un percorso preciso: «L’evento di Torino era stato preceduto dalla Supercoppa sold out a Trieste in ottobre. Abbiamo alzato l’asticella scegliendo l’Inalpi Arena di Torino che ha una capienza importante, il pubblico ha risposto positivament. L’interesse per le partite rimane molto alto».

Un successo che ha avuto anche il suo lato spettacolare, con la cantante Rose Villain madrina dell’evento. «Ci ha posizionato al vertice degli eventi sportivi nazionali» sottolinea il dirigente, convinto che la formula vincente passi per un’esperienza che vada oltre la partita. «Bisogna trovare un equilibrio fra la godibilità della parte sportiva con uno show a 360 gradi, per rendere l’esperienza godibile da tutti» spiega Barbaro, aggiungendo che «i palazzetti sono inclusivi e accessibili anche per persone con disabilità. C’è molta attenzione su questo tema».

Nuovi sponsor e il boom del digitale

Sul fronte commerciale, l’onda lunga dei successi della Nazionale si è tradotta in un concreto incremento delle partnership. «In questa stagione post-Mondiale ci sono stati almeno 4-5 partner nuovi che si sono avvicinati al movimento» dice Barbaro, segnalando anche una novità significativa: «Un partner ha sponsorizzato il fantavolley, quindi lo sviluppo sul digitale». Una scelta, quella dei brand, che non è casuale. «Molti dei marchi che si avvicinano al volley fanno una scelta specifica perché questo sport incarna determinati valori e un’atmosfera che difficilmente si respira nei palazzetti e negli stadi di altri sport».

Sul piano dei contenuti, la Lega ha deciso di puntare molto sul ditigale, che rappresenta la piattaforma di futuri sviluppi per lo sport. «La grande novità è quella di cambiare gli asset messi a disposizione delle sponsorizzazioni: abbiamo aggiunto ad esempio gli highlight specifici digitali sui social mono brand» spiega l’ad. Una strategia pensata per intercettare le nuove generazioni: «Vogliamo stare al passo con i tempi dei contenuti digitali brevi, che sono i preferiti delle nuove generazioni». I risultati si vedono già: «La Lega pallavolo femminile è la seconda dopo la Serie A di calcio per somma di followers su tutti i social. Siamo a oltre 1,2 milioni di followers» afferma Barbaro.

La svolta sui diritti media: nasce Spike Media

Una novità strutturale riguarda la gestione dei diritti media. «Quest’anno la Lega ha fondato la newco Spike Media con il fondo britannico NJF» annuncia Barbaro. La nuova società, partecipata al 60% dalla Lega Pallavolo Serie A Femminile e al 40% dal fondo NJF, segna un cambio di paradigma: in questa prima stagione si è occupata della gestione diretta dei diritti di marketing e eventi con risultati che hanno superato le previsioni di budget, confermando la crescita commerciale del movimento. 2026 gestirà i diritti media: «Dall’anno prossimo rientreranno i diritti media, perché scade il contratto con Volleyball World, secondo un modello che punterà alla massimizzazione della visibilità del campionato». La strategia prevede il rinnovo di alcune partnership con i broadcaster, lasciando però libere alcune partite per amplificarne la copertura. «Siamo disposti a incassare meno dai diritti media per dare maggiore visibilità ai diritti marketing. Gestendo i due asset, li si può mixare per una resa migliore» spiega Barbaro.

Una logica inclusiva che tiene conto anche del contesto economico delle famiglie: «Oggi una famiglia media ha già diversi abbonamenti di streaming e spesso non è disposta a farne uno in più per seguire la pallavolo. Se non c’è una disponibilità di spesa delle famiglie è giusto andare loro incontro dando la possibilità di assistere alle partite gratuitamente». Le partite non coperte dai broadcaster saranno a liberadisposizione dei canali dei club e delle giocatrici per essere trasmesse in diretta. Una novità che richiede un’evoluzione anche della presenza digitale dei club, che saranno affiancati in questo percorso dalla Lega.

Questione di calendario

«Siamo esseri umani, ci piace giocare a pallavolo ma comincia ad essere un po’ troppo per il nostro corpo. Diventa poco piacevole per il pubblico. Si potrebbe tornare a com’era una volta e cioè una partita a settimana, nel mezzo la Champions, allungare, godersi i tifosi e dare un po’ di aria. Così è pesante. La priorità siamo sempre noi atleti, sarebbe piacevole sentirti protetti sotto questo aspetto» così Paola Egonu ha riportato al centro del dibattito del movimento la questione calendario sportivo. Tra campionato, coppe europee e competizioni nazionali le squadre di vertice scendono di fatto in campo ogni tre giorni per una partita.

«Il calendario è ovviamente compresso in un periodo che viene stabilito dalla Federazione internazionale. L’inizio e fine vengono dettati dalla FIVB. All’interno di quel periodo devono rientrare tutte le competizioni: campionato, Supercoppa, Coppa Italia, playoff. Il planning, comunque, non lo decide la Lega da sola: lo decide insieme a tutti i club, viene puntualmente votato e approvato praticamente all’unanimità» spiega Barbaro, che aggiunge: «Piacerebbe anche a noi avere più tempo, come chiede Paola Egonu, e piacerebbe anche a noi tornare a giocare una partita a settimana. Speriamo che prima o poi questo possa succedere. Sappiamo che la FIVB sta lavorando su qualche soluzione alternativa per dare un respiro diverso ai campionati nazionali. È un discorso che va avanti da tanti anni e non è mai successo nulla, quindi non siamo molto fiduciosi. Però il tema è molto caldo: la salute delle atlete è a cuore di tutti e si cerca sempre di non sovraccaricarle».

D’altra parte c’è bisogno di equilibrio fra competizioni di club e partite della Nazionale. «Non può essere sempre solo il campionato nazionale a dover fare sacrifici. Forse siamo l’unico sport dove le atlete sono più impegnate con la Nazionale che con i club. In tutti gli altri sport questo non succede. Basta pensare al calcio: quanto stanno i calciatori in Nazionale rispetto alle nostre, che finiscono la stagione ad aprile e da aprile fino a settembre giocano in azzurro. Il problema è che i club le pagano per 10, se non per 12 mesi» commenta il ceo della Lega, concludendo poi: «Questa è la vera difficoltà. Serve un equilibrio tra tutte le parti in causa, però non può rimetterci sempre solo il campionato nazionale, perché i nostri club fanno tanti investimenti e tengono le atlete solo per 5-6 mesi. Non è giusto per i club, non è giusto per gli sponsor. È un problema molto più ampio, se ne sta parlando, se ne sta discutendo, ma non ci sono soluzioni vicine. Il planning attuale è stato costruito per durare fino alle Olimpiadi di Los Angeles, quindi difficilmente cambierà qualcosa prima di allora a livello internazionale, ciò non toglie che stiamo parlando con i club per trovare delle soluzioni interne».

Più tesserati, più futuro

L’effetto-Nazionale si misura anche alla base del movimento. «Dall’anno olimpico in avanti i tesserati sono aumentati» sottolinea Barbaro, che ne individua il doppio valore: «Da un punto di vista tecnico è importante per avere una base più ampia su cui fare selezione di giovani atlete. Per i club, avere più tesserati significa anche avere più introiti dal settore giovanile per continuare a investire sulle giovani».

Un circolo virtuoso, insomma, che parte dall’oro olimpico e dai titoli mondiali e arriva fino alle palestre di provincia. Con la consapevolezza che «una Lega sta in piedi se tutte le componenti fanno la loro parte di lavoro», come tiene a precisare Barbaro. Il volley femminile italiano sembra aver imparato la lezione.

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