I dirigenti giovani sono troppo pochi

scritto da il 11 Gennaio 2021

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Ritrovarsi vincenti in un ruolo o un contesto mutato, passa necessariamente per la predisposizione che ognuno ha di crescere disimparando qualcosa che in passato è stato efficace.  Bisogna disapprendere ciò che è diventato obsoleto, trasformando il “vecchio” in qualcosa di diverso che potrà essere efficace nell’ambiente nuovo”. Lo scriveva in un articolo del 10 dicembre, Jacopo Pasetti sottolineando l’utilità di imparare a disimparare e si domanda: “Ma quanto può essere difficile apprendere a disimparare?

Se è difficile per gli individui, per le organizzazioni è ancora peggio. Nel caso delle organizzazioni, infatti, “Il problema è che una caratteristica degli accordi è la maggiore difficoltà di cambiarli rispetto alle decisioni individuali … Per quanto l’esperienza abbia mostrato le conseguenze inattese e indesiderabili di tale impegno, il passato può continuare a dominare il presente … Ritengo che le più grandi tragedie della storia si debbano a questo modo di pensare, al senso di impegno nei confronti di uno scopo passato, che dà forza all’accordo originario proprio nel momento in cui l’esperienza ha mostrato la necessità di abbandonarlo “. (Arrow 1986 p. 25)

Come si esce da questa situazione di stallo? Sono prevalentemente i giovani che portano il nuovo dentro le organizzazioni, quando ne hanno il potere, ma i dati evidenziano che nel nostro Paese questo avvicendamento generazionale nelle posizioni apicali rappresenta un problema.

In Italia infatti solo il 14% dei dirigenti ha meno di quarant’anni, contro il 33% della media europea.

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I giovani manager nel nostro Paese sono meno della metà rispetto a quelli della Gran Bretagna, della Germania, della Francia, dell’Austria, del Belgio, dell’Irlanda e dei Paesi Bassi.

E’ una distanza davvero troppo marcata, anche tenendo conto del fatto che la quota delle persone con meno di quarant’anni è in Italia di qualche punto percentuale più bassa rispetto alla media europea: 27% contro 30% di UE28.

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Si noti che in molti Paesi la quota di giovani tra i dirigenti è addirittura maggiore della quota di giovani nella popolazione: ad esempio, in Regno Unito, Romania, Portogallo, Polonia, Austria, Francia, Irlanda Bulgaria e Belgio; in Germania è uguale, e nella media dei Paesi EU28 è di tre punti percentuali maggiore (30% i giovani manager contro 27% di giovani sul totale della popolazione.

Dove sono i nostri giovani manager? Cosa stanno facendo, invece?

Ultimi commenti (3)
  • Andy |

    Siamo sicuri che sia veramente un male?
    Avendo lavorato in Italia ed all’estero, in diverse aziende, ho avuto modo di incrociare alcuni di questi dirigenti giovani, in pochi realmente validi e capaci.
    I piu’, al contrario, si dimostravano impreparati ed inesperti (c’è poco da fare: l’esperienza ha un valore e non si costruisce in pochi anni), spesso anche arroganti.
    Non erano sempre raccomandati, molte volte si trattava di una scellerata combinazione data dall’incontro tra quello capace di vendersi molto bene e dell’azienda che fa l’acquisto sbagliato per l’incapacità di valutare o la presunzione di risparmiare.

  • Yves |

    L’articolo evidenzia come la classe dirigenziale italiana abbia un età media più alta rispetto a quella europea, quindi è possibile assumere che un giovane sotto i 40 anni qui non abbia un ruolo dirigenziale e che se lo voglia debba andare in altri paesi europei.
    Quindi leggendo il commento del signor Stefano Quarti (CEO a 28 anni) ci si aspetta che, data la giovane età, il suo ruolo siano frutto del duro lavoro, disciplina, rispetto e orgoglio personale che egli stesso ha sviluppato e che i suoi genitori gli hanno trasmesso come valori fondamentali (in parte tangibile anche dall’orario in cui ha scritto il commento).
    All’opposto estremo di quei giovani che al posto di lavorare duro, fanno share a programmi in seconda serata e che vivono una vita che esiste nei social network.
    Digitando il suo nome su una banca dati (o se non disponibile su google, quindi reindirizzati su linkedin) appare realmente CEO di una PMI Italiana, strano ma vero in questo Paese! Andando a vedere però gli azionisti di quell’azienda si trova quello che potrebbe essere il padre o un parente stretto.
    Non avendo nessun pregiudizio nei suoi confronti, penso che quella posizione dirigenziale se la sia meritata realmente e che, proprio in un tessuto economico come il nostro dove la conduzione familiare delle aziende è il pilastro fondamentale, essere lì in quella posizione al posto del padre/zio/socio sia da elogiare.
    Ma la vera domanda è: saresti riuscito a diventare CEO in Italia, a questa età, in un’altra azienda? O saresti dovuto andare in UK, Malta, etc. dove la statistica dice che hai più possibilità?
    Se si volesse normalizzare quella statistica, e dunque dare una visione “reale”, si potrebbe evidenziare quale sia la percentuale di quei giovani dirigenti che lo è nell’azienda di famiglia, evidenziando in tal modo che in Italia <14% riesce ad ottenere ruoli dirigenziali in aziende non di proprietà

  • stefano quarti |

    sono amministratore delegato di una PMI da >27M di fatturato 2020, in crescita annua del 9% negli ultimi tre anni, ho 28 anni. Ho vissuto e vivo a pieno l’ epoca in cui le new generations sono mentalmente rapite dai social network e ancor di più dall’ ostentazione di ricchezza e bellavita che su questi dimorano. I partecipanti del grande fratello sono diventati i modelli da seguire. La scuola non insegna fame strategia ed ambizione, il messaggio che passa da subito è fare il proprio compitino per entrare in una comfort zona, in aula e nella vita. Disciplina, rispetto e orgoglio personale sono passati dall’ essere un must per la generazione dei miei genitori a fantascienza. Questi a mio avviso sono i macro temi che generano articoli scrupolosi come questo. 9 mesi fa mi illusi che nel male, la pandemia potesse portare ad un’ evoluzione del senso di responsabilità ed etica nella vita e nel mondo del lavoro. Poi il mese scorso ho letto sul Corriere che Alfonso Signorini ha fatto record di ascolti…