“Sono Fernanda Wittgens”, la prima donna a portare i bambini al museo

scritto da il 09 Settembre 2018

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Sono tre le donne che, nel secondo dopoguerra, hanno iniziato ad avvicinare il grande pubblico ai musei, comprendendo che questi dovessero diventare un insostituibile complemento della scuola, decretando così la nascita della Didattica museale: Palma Bucarelli alla Galleria Nazionale di Arte Moderna e Paola Della Pergola alla Galleria Borghese a Roma e Fernanda Wittgens alla Pinacoteca di Brera a Milano. È a quest’ultima che, a sessent’anni dalla morte, Skira ha dedicato un volume dal titolo “Sono Fernanda Wittgens”. Una vita per Brera.

Nata a Milano, da padre austro-italiano e madre italo-ungherese, Fernanda Wittgens (1903-1957), dopo alcune esperienze giornalistiche, nel 1926 si laurea in Lettere presso l’Accademia Scientifico-Letteraria con una tesi in Storia dell’arte dal titolo “I libri d’arte dei pittori italiani dell’Ottocento”. Successivamente diventa assistente di Ettore Modigliani, direttore della Pinacoteca di Brera dal 1908 al 1935 quando, per le sue origini ebraiche, viene licenziato per poi essere reintegrato nel 1946. Alla sua morte, un anno dopo, la direzione della Pinacoteca passa alla Wittgens, da sempre antifascista, arrestata anche dai nazisti per aver aiutato alcuni ebrei a fuggire dall’Italia in Svizzera, accusa che le è valsa sette mesi di carcere.

Il suo maggiore impegno a Brera, oltre a quello di restituire all’Italia una Pinacoteca efficiente intrecciando rapporti con la società civile e intellettuale e caratterizzando la sua azione con un’apertura internazionale, è stato di avvicinare la scuola, nei suoi vari gradi, al museo “così da interessare le giovani generazioni alle opere esposte, guidarle alla comprensione dell’opera d’arte, integrare in tal modo l’educazione culturale e morale impartita nella scuola”, come ha detto Pietro Romanelli nel corso di un convegno nel 1971. La Wittgens individua infatti nei bambini i suoi interlocutori principali perché ritiene che l’individuo, nella sua fase evolutiva, abbia una capacità psicologica di percepire l’arte più immediata di quanto non potrà poi fare da adulto. “Si tratta più che di esperienze di didattica museale, di vere e proprie sperimentazioni nel campo dell’educazione artistica e della percezione”, dirà poi Gelao. Fatto sta che ai bambini, a Brera, viene lasciata piena libertà e i disegni, i grafici e gli elaborati scritti da loro realizzati confluiscono anche in una mostra, nel 1958, dal titolo “Primo incontro degli alunni milanesi con le opere dei grandi maestri”.

Il suo infaticabile impegno, fino alla morte prematura, l’ha vista in prima fila anche nell’avvio delle prime forme di turismo culturale e nella riforma delle soprintendenze, sempre con un forte spirito di solidarietà femminile.

Il libro, oltre al contributo di Giovanna Ginex, comprende il saggio introduttivo di James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, e quelli di Erica Bernardi ed Emanuela Daffra.

 


“Sono Fernanda Wittgens”. Una vita per Brera di Giovanna Ginex (ed. Skira)

Giovanna Ginex è storica dell’arte e curatrice indipendente. Dal 1980 lavora su temi e problemi delle arti visive dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento, le arti decorative e applicate all’industria, la storia della grafica e dell’illustrazione, la storia della fotografia e le problematiche della conservazione e catalogazione dei beni culturali. Sono numerose, inoltre, le sue collaborazioni con istituzioni ed enti pubblici e privati, anche internazionali.