La tv delle ragazze e la sconfitta dell’ultimo miglio

scritto da il 05 Dicembre 2018

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Sono una grande fan di Serena Dandini, della sua ironia e della sua intelligenza. E la Tv delle Ragazze per me, ragazzina, è stata uno dei primi impatti – forse il primo impatto – con la dimensione del femminismo e della parità di genere. Un incontro scherzoso, ma non per questo meno privo di ispirazione e di significato. Immaginatevi quindi con quale affetto ho accolto la notizia che la TV delle Ragazze tornava, trent’anni dopo, a dire la sua.

C’erano facce note e facce nuove, in questa sessione 2.0. Ragazze giovani e ragazze più esperte. Donne per risate grasse e donne per risate amare. Può essere che qualche incursione sia stata più o meno all’alltezza, molto dipende dai gusti. Non è il mio compito né recensire né giudicare. Perchè non ne sono all’altezza. Una cosa, però, mi ha colpito. Prendete l’ultima puntata: un susseguirsi di interventi al femminile, una escalation di lezioni di parità di genere impartiti agli uomini e anche alle stesse donne. Serena Dandini una mattatrice eccezionale. Poi, all’improvviso, la crepa nel muro: sulla scena arriva Corrado Guzzanti, fa il suo monologo, e la seconda serie della Tv delle Ragazze si chiude. Così. Con un uomo. Decine di donne spazzate vie, in un secondo, dall’intervento di un uomo. Senza diritto di replica.

Ma perché, dico io, noi donne ci perdiamo sempre all’ultimo miglio? Più di otto ore di trasmissione, una quantità incalcolabile di interventi illuminati e illuminanti,e poi la chiosa affidata a un uomo? Nulla in contrario contro gli ospiti maschi, presenti anche nelle prime tre puntate. E Corrado Guzzanti è e resta un fuoriclasse. Un uomo ha senza dubbio il diritto di dire la sua. Ma perché lasciare a un uomo l’ultima parola sulla questione femminile? Cadiamo sempre lì, noi donne. Mesi di rivendicazioni, anni di proclami, invettive durissime contro la calzamaglia del principe azzurro e poi finiamo sempre per aspettarne uno. Vittime noi stesse dello stereotipo che vogliamo combattere. Un uomo per concludere, un uomo per dare un senso. Un uomo, alla fine sempre un uomo.

Guardo mia figlia, che non ha visto né la Tv dell’88 né queste ultime quattro puntate delle Ragazze. Chissà, magari vedrà la prossima serie, il tributo al tributo. E spero che abbia ancora il privilegio di incrociare sul video lo sguardo intelligente di Serena Dandini. Però che dite, per quella data, per quella generazione, saremo capaci di far chiudere finalmente la scena a una donna?

Ultimi commenti (2)
  • Cristiana Meo |

    Non sono affatto d’accordo. Sono i commenti come questo a rappresentare una sconfittta e non all’ultimo miglio ma alle radici stesse del concetto di parità di genere.

  • Chiara Rottin |

    Di solito chi ha ragione non ha anche l’ultima parola.