Clemente Russo, un papà supermassimo alla caccia della quinta Olimpiade

scritto da il 17 Novembre 2018

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Clemente Russo torna sul ring ai Campionati UE che si stanno svolgendo in questi giorni a Valladolid, in Spagna e, a 36 anni, lo fa nella categoria dei supermassimi (+91 kg.) con un obiettivo ben chiaro in mente: qualificarsi per le Olimpiadi di Tokyo 2020. A fare il tifo per un papà supermassimo ci sono le tre figlie, Rosy di sette anni e le gemelle Jane e Janet di cinque, e la moglie Laura Maddaloni, sorella di Marco e Pino, quest’ultimo olimpionico nel judo (cat.  -73 kg) a Sydney 2000.

russo2La mia esperienza di papà si può dire che sia iniziata davvero solo un paio di anni fa”, dichiara il pugile campano, “fino alle Olimpiadi di Rio 2016, le bambine erano ancora troppo piccole e io facevo avanti e indietro tra il centro di preparazione federale di Assisi e Caserta, dove vive la mia famiglia. Dopo i Giochi brasiliani mi sono un po’ fermato non a livello sportivo quanto negli spostamenti perché adesso mi alleno nella nostra palestra di famiglia, la Great Gym Action a Marcianise, e così ho iniziato a fare il papà 24 ore al giorno. La verità? Il ruolo mi viene abbastanza male perché le bambine non hanno capito che sono il padre, credono che io sia il loro compagno di giochi. Ho un bellissimo rapporto con loro, mi amano e io morirei per loro ma come stimano e rispettano la madre è un’altra cosa. Stare insieme è fantastico però richiede molta energia, non tanto a livello fisico quanto psicologico perché sono una più intelligente dell’altra e serve un’attenzione costante incredibile. In questi anni, mia moglie ha fatto un ottimo lavoro, trattandole sempre da bambine adulte. La mia gelosia nei loro confronti? È ancora presto. Se chiedi loro chi è il tuo fidanzato rispondono: “papà, però poi quando cresco mi sposo con un altro”.

Due volte campione del mondo dei pesi massimi nei dilettanti, ad Almaty nel 2003 e a Chicago nel 2007, argento olimpico a Pechino 2008 e Londra 2012, Clemente Russo tiene molto a mettere a segno un nuovo record: quello della quinta partecipazione ai Giochi. “Sto lavorando duramente, ci credo, sono motivatissimo ed è un traguardo che voglio raggiungere a tutti i costi”, continua il pugile delle Fiamme Azzurre, “Atene 2004 è stata l’edizione dell’inesperienza, ero un ragazzino e l’ho vissuta un po’ come il villaggio dei balocchi, mi trovavo in mezzo a tutti quei campioni che, prima di allora, avevo visto solo in televisione. Sul ring ho perso al primo turno da chi poi si sarebbe aggiudicato la medaglia d’oro. Mi è andata male anche se me la sono giocata fino all’ultimo. Quella di Pechino 2008 è stata invece l’esperienza più bella, avevo 26 anni, al picco massimo di forma e nel pieno della maturità sportiva. A Londra 2012 ho compensato i quattro anni in più d’età con l’esperienza. Infine, Rio 2016 è stata una tragedia: nonostante i miei 34 anni, è stata l’Olimpiade che ho preparato meglio di tutte le altre eppure mi sono fermato nei quarti, ancora una volta contro chi, poi, sarebbe salito sul gradino più alto del podio. Tokyo2020? Sarà sicuramente l’edizione dell’esperienza. Mi troverò davanti avversari giovani, anche di 23-24 anni e io, a 38 primavere, dovrò per forza di cose puntare sull’esperienza e sulla resistenza fisica. È lì che il campione dovrà venire fuori”.

Clemente Russo non è solo un pugile, sceso sul ring ha saputo diventare una star anche senza i guantoni. “Vivo il mio personaggio molto serenamente, è il mio mestiere, faccio sempre il massimo e quindi spero che le persone, da fuori, lo apprezzino”, dice il protagonista del film “Tatanka”.

Tra i problemi arbitrali e l’elezione alla presidenza Aiba dell’uzbeko Gafur Rakhimov, il pugilato rischia però l’esclusione dai Giochi giapponesi. “Non credo sia giusto, ne pagherebbe le conseguenze tutto un movimento che non ha colpe”, conclude Russo.