Verso i 500 anni dalla morte di Leonardo: il Codice Leicester di Bill Gates in mostra agli Uffizi

scritto da il 16 Novembre 2018

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Il 2019 sarà l’anno di Leonardo da Vinci. Gli appuntamenti previsti per commemorare i 500 dalla morte dell’artista (2 maggio 1519) saranno tanti e in tutto il mondo. Ad anticipare il programma del prossimo anno, la mostra Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci. L’Acqua Microscopio della Natura, esposto nell’aula Magliabechiana agli Uffizi fino al 20 febbraio 2019. Un’occasione unica per ammirare uno dei caposaldi della trattatistica dell’artista insieme alla sua attività pittorica, nuovamente allestita nella sala che gli è stata dedicata alle Gallerie.

3Il manoscritto, 36 fogli per 72 pagine, è l’unico dei grandi codici leonardeschi non di proprietà pubblica in quanto acquistato da Bill Gates nel 1994. Il testo è stato scritto dall’artista tra il 1504 e il 1508, anni di infaticabile attività artistica ed esplorazione scientifica per Leonardo, in una Firenze particolarmente viva grazie alla contemporanea presenza in città di grandi personaggi delle varie arti, tanto da essere battezzata da Benvenuto Cellini come “La Scuola del Mondo”.

Il genio vinciano, in quel periodo, stava infatti effettuando studi di anatomia nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, oltre a cercare di mettere l’uomo nelle condizioni di poter volare, mentre era impegnato nell’impresa, mai portata a termine, della pittura murale raffigurante la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio e studiava soluzioni avveniristiche per rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare.

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“L’esposizione del Codice Leicester di Leonardo, insieme ad altri preziosissimi disegni e scritti del genio di Vinci” – afferma Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – “dimostra il nostro impegno nel rendere accessibili tematiche molto complesse della ricerca scientifica e nel contestualizzare episodi fondamentali di storia della scienza in una prospettiva del tutto contemporanea”.

Proprio l’acqua, considerata dall’artista il vero motore dell’evoluzione del pianeta, è il filo conduttore del testo leonardesco, leggibile attraverso un apparato multimediale che decifra la scrittura “mancina” di Leonardo grazie a una serie di schermi interattivi che consentono di consultare facilmente il Codescope, un avanzato strumento digitale grazie al quale è possibile sfogliare, in rappresentazione digitale ad altissima risoluzione, tutte le pagine del manoscritto con funzioni di ingrandimento, trascrizione e traduzione in inglese dei testi, oltre ad avere un tutor a illustrare, in maniera sintetica ma rigorosa, le tematiche più significative che vi vengono analizzate.

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Il Codice Leicester, frutto dell’ormai acquisita maturità come artista raffinatissimo, penetrante osservatore della natura, ingegnere capace di concepire progetti di straordinario ardimento e interprete originale dei fenomeni più significativi del macrocosmo e del microcosmo, offre una visione intrigante della vastità inaudita degli orizzonti esplorati dalla mente di Leonardo” – dichiara Paolo Galluzzi, curatore della mostra e direttore del Museo Galileo –Una mente protesa a raccogliere le sfide più complesse e a mettere in discussione le conclusioni stabilite dagli autori più accreditati della tradizione. Compilato nella fase più creativa della propria esistenza, nel cuore di una Firenze allora vera e propria ‘Scuola del Mondo’, il prezioso manoscritto documenta l’ossessione conoscitiva di Leonardo per l’elemento acqua, per i suoi movimenti vorticosi, per la forza plasmatrice e la potenza distruttrice che la caratterizzano. Con continui rimandi a Firenze, al suo impianto urbano e al suo fiume, risorsa e al tempo stesso minaccia per le comunità che ne popolano le rive. La mostra invita a compiere un viaggio in un tempo di visioni ardimentose, di progetti avveniristici, di manifestazioni del pensiero di inarrivabile genialità”.

In mostra sono presenti anche alcuni fogli originali e autografi del Codice Atlantico, del Codice Arundel e del Codice sul volo degli uccelli, rispettivamente di proprietà della Biblioteca Ambrosiana di Milano, della National Library di Londra e della Biblioteca Reale di Torino, fogli tutti compilati da Leonardo in quegli stessi anni.

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Ultimi commenti (1)
  • Ravecca Massimo |

    Il più grande artista è Gesù di Nazaret, se la Sindone di Torino è un suo autoritratto di natura miracolosa. Al suo interno contiene la perduta o forse solo nascosta Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci. Tramite la somiglianza del volto contenuto nell’immagine della ferita al costato della Sindone, con il volto urlante del guerriero centrale, Niccolò Piccinino della Tavola Doria che della Battaglia di Anghiari di Leonardo realizzata a Firenze a Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento, riproduce La lotta per lo stendardo. I geni hanno un intelligenza simile nel metodo, producono opere analoghe, e hanno un volto somigliante nella maturità. L’autoritratto di Leonardo ricorda il volto sindonico. Il volto di Gesù modello archetipo del volto del genio. Cfr. mio ebook/kindle. “La Sindone di Torino e le opere di Leonardo da Vinci: analisi iconografica comparata”.