Michele Uva: tra dieci d’anni il calcio femminile potrebbe essere la nuova pallavolo oggi

scritto da il 21 Ottobre 2018

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In occasione della presentazione del Bilancio integrato 2017 della Federazione Italiana Giuoco Calcio una slide riassumeva in otto punti quanto fatto negli ultimi tre anni per lo sviluppo del calcio femminile in Italia.

In particolare, si leggeva: l’obbligo di una sezione femminile giovanile nel calcio professionistico maschile; la possibilità di acquisizione del titolo sportivo da parte di club professionistici; le nuove rappresentative nazionali, l’under 16 e l’under 23 e l’introduzione delle diarie per le calciatrici delle Nazionali giovanili (under 17 e under 19); il completamento degli staff tecnici delle nazionali e l’allineamento agli standard di quelle maschili; il calcio femminile giovanile con lo sviluppo della Danone Nations Cup (under 12) passata da 24 a 62 squadre, il programma di sviluppo dell’under 15 con il completamento della filiera e il rafforzamento della presenza sul territori; la riforma dei campionati nazionali e giovanili; e, work in progress, il programma di marketing e comunicazione e la crescita delle tesserate che si avvicina a quota 25.000 con un obiettivo a breve termine di raggiungere le 30mila e, più a lungo termine, le 100mila.

gravina-calcioA elencare punto su punto, c’era il direttore generale della Figc Michele Uva, uno dei principali protagonisti del rilancio dell’intero movimento. Lunedì ci sarà l’elezione del nuovo presidente della Figc con Gabriele Gravina candidato unico. A scorrere il suo programma si trova poco meno di una pagina dedicata allo sviluppo del calcio femminile, forse perché molto di questo sviluppo è già stato avviato.

Qual è il risultato maggiore per il settore femminile ottenuto in questi anni?

La creazione di una progettualità condivisa dagli stakeholder. Aver fatto un lavoro di squadra con chi credeva in questo sistema e aver dato vita una sintesi, insieme alla struttura federale, dei due percorsi programmatici intrapresi nel 2015 e nel 2018 che è stato poi quello che ha prodotto i più grandi effetti”.

In questo percorso, lei cita spesso il fondamentale rapporto tra Figc e club. Come è stato costruito questo rapporto?

È stato costruito principalmente con il dialogo e con la condivisione degli obiettivi. Abbiamo trovato dei dirigenti che, se inizialmente avevano mostrato qualche ritrosia nei confronti del calcio femminile, poi strada facendo si sono rivelati essere i più grandi sostenitori del movimento, se ne sono innamorati e ci siamo ritrovati a condividere la medesima passione che si è tramutata in una comunità di intenti che si è andata consolidando con la crescita del sistema. Oggi, questi dirigenti sono il vero motore dell’intero sistema”.

E se dovesse esserci un cambiamento nel programma del sviluppo del calcio femminile?

Se ci dovesse essere un rallentamento o una regressione del programma di sviluppo, sicuramente alcuni sponsor e alcuni media oggi partner sarebbero i primi a intercettarne il contraccolpo negativo”.

Quali sono le logiche di sistema che possono contribuire a proseguire sulla strada della crescita del movimento?

È importante che di questi programmi di sviluppo si occupino persone che hanno grande conoscenza della materia e che prima di quella politica prevalga una logica sportiva, di prodotto e di sviluppo. Il successo di questo movimento poggia su tre gambe: le società dilettanti storiche, i nuovi club di serie A e le nazionali. Se andiamo a leggere le convocazioni per l’under 17 ci accorgiamo che ci sono calciatrici provenienti da società che non hanno squadre in serie A, come il Genoa”.

Quando si potranno raccogliere i frutti di quanto finora seminato?

Per raggiungere grandissimi risultati si dovranno attendere una decina di anni, il normale tempo che occorre agli investimenti sportivi per dare i loro frutti”.

Un ringraziamento particolare a chi lo dedica?

Alle società, senza dubbio”.

Una lacrima l’ha versato quando?

Per la qualificazione al Campionato del Mondo Francia 2019. Un’altra scrivendo il libro “Campionesse” insieme a Moris Gasparri”.

Lei ha anche un passato nel mondo della pallavolo. Emozioni?

Nel 2011 sono stato in Germania per i Mondiali di calcio femminile e mi sono ritrovato in uno stadio da 50mila persone completamente esaurito. È stata una forte emozione e mi sono detto: “perché non possiamo farlo anche in Italia?”. Oggi mi sembra di rivivere una situazione analoga a quella degli inizi degli anni Novanta, quando sono passato dalla pallavolo maschile a quella femminile. Adesso quello del volley femminile è un movimento straordinario che ha avuto il suo apice nella prestazione della Nazionale al Mondiale in Giappone. Ecco, per me il calcio femminile ha analoghe potenzialità, lavorando sulle giovani, di raggiungere, col tempo, i medesimi risultati della pallavolo”.