Stéphanie Ohrstrom, dalla Svezia in Italia per vincere con la Fiorentina

scritto da il 13 Ottobre 2018

FIORENTINA WOMEN'S- FORTUNA HJORRING CHAMPION LEAGUE FEMMINILE STADIO  ARTEMIO FRANCHI OHRSTROM FOTO Cge fotogiornalismo

FOTO Cge fotogiornalismo

“Quello del portiere è un ruolo fondamentale”. Parole di Michele Uva, direttore generale della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Fondamentale sarà quindi anche il ruolo di Stephanie Ohrstrom, portiere della Fiorentina Women, squadra che si contenderà la SuperCoppa italiana con la Juventus Women sabato 13 ottobre (ore 20.45) allo stadio Alberto Picco di La Spezia.

Svedese di Trelleborg, classe 1987, Stéphanie Ohrstrom in Italia ha già vinto due scudetti (con il Verona nella stagione 2014-2015 e con la Fiorentina nel 2016-17) e due Coppe Italia (entrambe con la Fiorentina, nelle stagioni 2016-17 e 2017-18). “Sono cresciuta giocando a calcio, praticamente ovunque, insieme ai miei cugini”, racconta in esclusiva ad Alley Oop – L’altra metà del Sole, “all’età di cinque anni siamo entrare nella nostra prima società. In Svezia, a quell’età, non esiste la differenza tra squadre maschili e femminili. Solo a undici anni ho proseguito nella squadra femminile del Trelleborg, anche se all’inizio questo cambiamento non mi piaceva, avrei preferito continuare con i ragazzi. Poi, invece, mi sono trovata con ragazze che avevano i miei stessi sogni. Ho sempre giocato in porta, quello è il mio posto. I miei cugini dicevano a tutti che tanto non avrei pianto nemmeno se avessi preso tanti gol”.

FIORENTINA WOMEN'S- FORTUNA HJORRING CHAMPION LEAGUE FEMMINILE STADIO  ARTEMIO FRANCHI STEPHANIE OHRSTROM FOTO Cge fotogiornalismo

STEPHANIE OHRSTROM
FOTO Cge fotogiornalismo

Portiere delle nazionali svedesi dall’under-17 all’under-23 fino ai raggiunti limiti di età, è arrivata in Italia nel 2010. “Ero in scadenza di contratto con lo Jitex e mi è arrivata una telefonata dall’allora Bardolino Verona. Sono arrivata in Italia per cinque giorni, ero curiosa di sapere cosa avrei trovato. Avevo bisogno di stimoli diversi: imparare una nuova lingua, vivere in un altro paese. All’inizio non ero molto convinta di rimanere perché mi sono trovata in una squadra un po’ in crisi. Poi mi sono resa conto che avevano bisogno di me e che avrei comunque potuto imparare molto. Così ho firmato un contratto di sei mesi e, adesso, sono ancora in Italia dopo otto anni”. Sorride Stèphanie quando pensa alla sua prima stagione in Italia. “Le due società svedesi di serie A dalle quali provenivo, Malmoe e Jitex, erano già allora molto più strutturate. C’è un motivo, però, per il quale sono rimasta in Italia: anche se a piccoli passi, ogni anno vedevo che cambiava qualcosa in meglio e volevo essere parte di quel cambiamento del movimento del calcio femminile. Ora sono molto orgogliosa di essere rimasta. In questi ultimi anni si stanno facendo passi avanti importanti. L’arrivo della Fiorentina ha segnato una sorta di ri-partenza per tutti, poi è arrivata la Juventus, adesso anche il Milan e la Roma”.

La differenza con il calcio maschile rimane. “È fin troppa, eppure facciamo gli stessi sforzi, gli stessi sacrifici e gli stessi allenamenti, anzi a volte abbiamo anche più sessioni degli uomini, addirittura otto settimanali oltre alle partite. Il calcio femminile deve riuscire ad attrarre sempre maggiore pubblico. A Wembley, per un incontro tra Chelsea e Arsenal hanno avuto 45mila spettatori. Se possono averli loro perché non possiamo raggiungerli noi?”.

FIORENTINA WOMEN'S- FORTUNA HJORRING CHAMPION LEAGUE FEMMINILE STADIO  ARTEMIO FRANCHI STEPHANIE OHRSTROM FOTO Cge fotogiornalismo

STEPHANIE OHRSTROM
FOTO Cge fotogiornalismo

Per Stephanie il problema è principalmente culturale. “Fino a quando non ci sarà parità di genere nella vita quotidiana, non potrà esserci nello sport. Nessuno paragona Federica Pellegrini a un nuotatore, allora perché continuare a confrontare il calcio femminile con quello maschile?”. Anche per lei, la legge n. 91/1981 sul professionismo sportivo andrebbe modificata. “Io ho superato i trent’anni e ho giocato otto anni senza contributi, quando ci penso non è facile non preoccuparsi. Dopo il fondo per la maternità anche i contributi pensionistici rappresenterebbero un importante passo avanti”. Stephanie è ancora in attesa della cittadinanza italiana per poter indossare, chissà ai Mondiali di Francia 2019, la maglia azzurra. “L’ultima stagione è stata molto frustrante, sempre in attesa che l’iter burocratico si concludesse. Peccato non averlo iniziato prima, sono trascorsi diversi mesi solo per recuperare tutti i documenti. So che c’è interesse intorno a me. Già Antonio Cabrini voleva portarmi agli ultimi Europei ma non è stato possibile, purtroppo”.

Adesso, però, tutta l’attenzione è focalizzata sulla Fiorentina, sull’imminente finale di SuperCoppa italiana, sulla ripresa del campionato dopo la pausa per la Nazionale (le viola sono seconde in classifica a tre punti dalle capoliste Juventus, Milan e Sassuolo) e sugli ottavi di finale di Champions League contro il Chelsea. “Il mio futuro dopo il calcio? Mi piacerebbe fare la giornalista. Intanto ho scritto un libro per bambini, una storia di calcio femminile, e sto cercando un editore per pubblicarlo”, conclude Stéphanie.