Margherita Granbassi: dopo la scherma ho scoperto una nuova vita

scritto da il 23 Agosto 2018

Margherita Granbassi Fioretto femminile individuale 11-08-2008 ©MinozziGiovanni Italy fotominozzi@tin.it +390112422542,+393385776655

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Triestina, ex schermitrice, commentatrice tv, rappresentante degli atleti nel Consiglio nazionale del Coni e mamma di una bimba di tre anni. Margherita Granbassi è l’esempio della versatilità  delle donne del capoluogo friulano in ambito sportivo. Trieste è infatti risultata essere, per il secondo anno consecutivo, la città sul gradino piu alto del podio nell’indice di sportività de Il Sole 24 Ore. E le atlete triestine hanno svolto un ruolo di primo piano in questa doppia affermazione. La scherma, poi, è da sempre foriera di grandi risultati provenienti da tutto il territorio nazionale. Agli ultimi Mondiali di Wuxi, in Cina, l’Italia si è infatti aggiudicata il medagliere con un bottino di sette medaglie, quattro delle quali al femminile: gli ori di Mara Navarria (spada), Alice Volpi (fioretto), l’argento della squadra femminile di fioretto e il bronzo di Arianna Errigo (fioretto).

A commentare, per Eurosport, le prestazione in pedana degli azzurri c’era lei, Margherita Granbassi, classe 1979, ex fiorettista con sei medaglie mondiali (tre ori e tre argenti) e due olimpiche (entrambe di bronzo), tra individuale e a squadre, in bacheca.

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La mia vittoria più bella è stata proprio in un mondiale, a Torino 2006” – racconta oggi che è anche rappresentante degli atleti nel Consiglio nazionale del Coni – “Quella medaglia d’oro è stata straordinaria per una serie di motivi: si tirava in casa, il capoluogo lombardo rappresentava, per me, una città importante anche per motivi di sponsor, c’era tutta la mia famiglia, è stata la prima tripletta della storia del fioretto femminile e, soprattutto, è stata una sorpresa, voluta ma una grande sorpresa.  Volevo uscire da quella frustrazione di riuscire ad arrivare sul podio in tante gare di Coppa del Mondo ma mai in un Campionato del Mondo”.

Margherita ha iniziato a tirare di scherma, come tante sue colleghe, seguendo in palestra i fratelli più grandi. “Sono l’ultima di quattro figli e volevo a tutti i costi fare quello che facevano loro. Ho iniziato a fare un corso di scherma, incredibilmente, a scuola. Mia sorella, la più grande di noi, ha poi smesso subito mentre i miei due fratelli hanno proseguito. Mi divertivo a vederli in pedana e quindi ho chiesto a mia mamma di poter andare anch’io. Ero una bambina tendenzialmente sportiva, per me giocare significava muovermi, soprattutto all’aria aperta. Avevo già fatto un po’ di ginnastica ma a circa otto anni ho scelto la scherma”.

Iniziare così giovane a Margherita non è pesato particolarmente anche se i sacrifici sono stati tanti. “Ho vissuto questa esperienza, fin da subito, con grande impegno perché mi divertiva andare in palestra e, soprattutto, mi piaceva l’ambiente che vi trovavo, era molto stimolante. I maestri, con i loro racconti delle trasferte con la nazionale, mi hanno fatto ulteriormente innamorare della scherma, in particolare Andrea Magro, il mio secondo maestro”. I risultati della piccola Margherita sono arrivati molto presto. “Mia mamma accompagnava, me e i miei fratelli, tutti i giorni da Trieste a Udine. Dovevo ottimizzare i tempi e così, molto spesso, facevo i compiti in macchina. Registravo quello che leggevo sulle musicassette – allora c’erano quelle – e le riascoltavo anche quando andavo in trasferta, al posto della musica. Non ero la prima della classe e soprattutto i professori non sempre accoglievano di buon grado l’attività sportiva. Sono comunque riuscita a dare il mio meglio in occasione della maturità (linguistica, ndr), portandomi a casa il voto più alto della classe. Sicuramente lo sport mi ha aiutata sia a gestire l’ansia sia a dare il meglio al momento giusto. Rinunce? No. Ovviamente con le mie compagne di classe era difficile incontrarsi fuori dalle mura scolastiche ma la scherma è diventata la mia seconda famiglia e lì ho trovate delle vere amicizie”.

Nella scherma è importante la gara individuale ma anche quella a squadre. “Il gruppo bisogna saperlo vivere con intelligenza, come nei team di lavoro nelle attività professionali. In entrambi i casi non sempre puoi sceglierti i compagni di viaggio. Caratterialmente mi piace andare d’accordo con tutti ma è evidente che in una squadra si creino dei legami più forti con alcune compagne e meno con altre. È molto importante la capacità di chi gestisce il gruppo e quella delle atlete di saper condividere, nel miglior modo possibile, i momenti da trascorrere insieme, che sono tanti e parecchio intimi. La mia fortuna è stata quella di aver trovato amiche con la A maiuscola come Ilaria Salvatori. È stata la mia compagna di stanza nella vita sportiva e ancora oggi ci sentiamo spesso per confrontarci sulla nostra nuova vita di mamme”.

Margherita ha infatti una bambina, Lèonor, di tre anni. Il suo arrivo è coinciso con l’infortunio che l’ha costretta al ritiro dall’attività agonistica. “Quella di smettere, purtroppo per me, non è stata una scelta ma vi sono stata costretta dall’ultimo infortunio. Durante la mia carriera ho subito sette interventi al ginocchio sinistro e, negli ultimi anni, ho trascorso più tempo in sala operatoria e a fare fisioterapia che in palestra. Nella prima gara, a tre anni di distanza dall’ultima, mi si è rotto il tendine rotuleo e ho dovuto abbandonare. La fine della carriera è un momento traumatico e difficile da affrontare. Per fortuna, dopo l’infortunio, è arrivata mia figlia e questo mi ha dato nuova linfa. Fino a un anno e mezzo mi sono dedicata completamente a lei, mentre adesso sto cercando di capire quale potrebbe essere la mia strada”.

2a42217c-49c9-42be-ba70-278cc916f9eaGià nel corso della carriera, la fiorettista azzurra ha fatto delle esperienze televisive importanti commentando, per esempio, le Olimpiadi di Londra 2012. La triestina ha comunque approfondito anche la sua formazione partecipando a Randstad Next, un percorso formativo per ex campioni sportivi, insieme a colleghi come il calciatore Moreno Torricelli, i pallavolisti Matteo Burgsthaler, Maurizia Cacciatori e Luca Tencati, i cestisti Denis Marconato e Marco Mordente, la schermitrice Rosanna Pagano, il ciclista Claudio Chiappucci e l’atleta di taekwondo Carlo Molfetta. “Sto ancora cercando di capire, tra le tante cose che sto facendo, quella che mi appassiona di più. Alla domanda, che lavoro fai?, non so mai cosa rispondere perché non rieesco a mettere sotto uno stesso nome le diverse attività. Tra l’altro ho aperto un blog – www.sportandwords.com – per far scoprire alle persone lo sport: provo diverse discipline, anche attraverso esperienze di vacanze attive o dedicate alla prima infanzia e poi le racconto”.

Per Margherita Granbassi quali sono le soft skills che si possono apprendere dallo sport? “Prima di tutto sapere che per ottenere qualcosa bisogna impegnarsi, poi la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta, saper gestore un gruppo non omogeneo, fare gioco di squadra e gestire le emozioni. Tutte soft skills che, con lo sport, si iniziano ad apprendere fin da piccoli, quando si è praticamente una ‘spugna’, per questo poi diventa quasi naturale applicarle in altre situazioni. Con mia figlia, invece, mi piace essere positiva, darle piccole sicurezze, farla muovere e proporle giochi dinamici, voglio che comprenda che le regole vanno rispettate, anche se poi, ogni tanto, si può fare qualche eccezione”.

Per finire, i sogni. “Il mio vero sogno è quello di essere in grado di essere una madre che sa far crescere una bambina che si possa sentire libera, indipendente e sicura. Professionalmente, il mondo della comunicazione rimane per me molto affascinante, soprattutto in ambito televisivo, così come quello della dirigenza sportiva. A noi donne piace definirci multitasking e, quindi, perché no? Riuscire a fare tutte queste cose insieme”.