Sara Cardin, la karateka italiana che punta a una medaglia a Tokyo 2020

scritto da il 05 Aprile 2018

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Centro preolimpico Matteo Pellicone, a Ostia, sul litorale romano a due passi dal mare. Qui ha sede il centro federale della Fijlkam, la Federazione Italiana Judo, Lotta, Karate, Arti Marziali. Un palazzetto dello sport che, dall’adiacente fermata di Castelfusano della linea Roma-Lido, sembra una navicella spaziale appena atterrata sul nostro pianeta, tutto intorno un grande parcheggio, il centro medico e poi palestre, foresteria, area ristorazione e uffici insieme a spazi culturali con il primo museo degli sport di combattimento.

A farci da guida all’interno è Sara Cardin, campionessa azzurra di karate, grandi occhi azzurri e un sorriso travolgente, contagioso. Lei è solita trascorrere qui un paio di settimane al mese, tra un impegno agonistico e l’altro. La incontriamo il giorno precedente alla sua partenza per Dubai, dove si tiene la seconda tappa della Premier League 2018. In palio ci sono punti importanti per la qualificazione olimpica a Tokyo2020. In Giappone sarà la prima volta del karate ai Giochi. “Finalmente, direi. Il karate è una disciplina che dà tantissimo, sia agli uomini che alle donne, non solo come sport ma proprio come formazione della persona”. E a Tokyo Sara Cardin non andrà solo per partecipare, come ha sottolineato in occasione dell’evento Donne di Sport del 26 marzo scorso al Mudec. Vuole andare a Tokyo per vincere una medaglia, la medaglia che piace a lei.


L’intervista completa alla campionessa di karate è contenuta nell’ebook Donne di Sport, scaricabile gratuitamente sul sito del Sole 24 Ore a questo link.