La pattinatrice Surya Bonaly ospite al TEDx di Torino: “lo sport deve essere sempre più libero e accessibile a tutti”

scritto da il 04 Febbraio 2018

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Giochi olimpici di Nagano 1998. Il podio è ormai impossibile e allora un’atleta tenta l’impossibile: un salto mortale indietro, il back flip, con atterraggio su una sola lama vietato in competizione dall’International Skating Union. Lei lo ha fatto davanti a un pubblico estasiato. Lei è Surya Bonaly, ex pattinatrice francoamericana classe 1973 che, alla vigilia di un’altra edizione delle Olimpiadi invernali, quelle di PyeongChang che prenderanno il via prossimo 9 febbraio, domenica è tra le relatrici di TEDxTorino, la conferenza nata sul modello di TED, l’organizzazione no-profit americana della Silicon Valley che va alla “ricerca di idee che meritano di essere diffuse”.

“Ho cominciato a pattinare a Nizza all’età di 2 anni”- racconta ad Alley Oop – Il Sole 24 Ore – “È stata mia mamma, insegnante nel centro sportivo, a spiegarmi come stare sui pattini e ad allenarmi per i primi tempi. Per alcuni anni la pista di pattinaggio rimaneva aperta solo sei mesi all’anno e si poteva pattinare esclusivamente nel periodo invernale. L’arena era il mio parco giochi! Sono felice di aver scelto il pattinaggio di figura perché è uno sport completo, una sfida con se stessi, un mix di potenza, senso della musica e grazia”.

ed76e49e-087e-4209-a936-4c3c3c1b675fLei come le sorelle Williams, negli Stati Uniti, è una vera e propria icona. “Serena e Venus sono due atlete straordinarie che hanno dimostrato al mondo che le donne nere sono potenti come – se non più – di ogni altro atleta. Sono state in grado di rompere le barriere e aprire le menti di tutti e, da americane, hanno avuto il sostegno di tutta la nazione. Per quanto riguarda me, per oltre due decadi ho continuato a gareggiare ed esibirmi in tutto il mondo per cercare di cambiare la mentalità delle persone, soprattutto di molti uomini nei confronti delle donne e di guadagnarmi il rispetto che merito io, così come le donne tutte. Credo che essere nera mi abbia dato l’opportunità di riconoscere, con i miei occhi, chi fosse davvero disposto a essere mio amico e chi invece avesse pensieri negativi, razzisti o semplicemente ignoranti”.

dcb712c6-1389-41eb-a62c-b24839f6279eFiglia di una donna originaria di Riunione, isola dell’arcipelago delle Mascarene nell’oceano indiano, Surya è stata adottata a diciotto mesi da una coppia di Nizza, poi naturalizzata americana nel 2003, è stata cinque volte campionessa europea e vanta tre medaglie d’argento ai campionati del mondo. “È stato molto difficile avere un buon rapporto con le altre atlete donne, eravamo tutte rivali, essere amiche era impensabile, specialmente ai tempi di URSS e DDR. In questo sport, soprattutto ad alti livelli, non è facile stringere amicizie… Non esiste il cameratismo da spogliatoio, come per i calciatori per esempio. Nei nostri spogliatoi non volava una mosca, le gelosie erano costanti. Ma per fortuna alcune eccezioni c’erano e sono ancora possibili! Poi adesso, con i social, è facile rimanere in contatto anche con le compagne che ormai vedo raramente”.

È possibile fare squadra tra donne e quanto è importante il team per un’atleta di alto livello? “Il pattinaggio è uno sport individuale e a meno che non gareggi in coppia finisci per pensare solo a te stessa. Non è sempre divertente. Credo che le generazioni future abbiano bisogno e si meritino un pattinaggio sempre più piacevole e divertente, sia per gli atleti che per gli spettatori. Il mio obiettivo è quello di rendere lo sport sempre più libero e accessibile a tutti”.