Bellissime, ovvero l’altra faccia del mondo di baby miss e giovani modelli

scritto da il 12 Dicembre 2017

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Non è facile leggere l’ultimo libro della scrittrice pugliese Flavia Piccinni e restare indifferenti, sia per chi non è ancora genitore, sia per chi già lo è. “Bellissime – baby miss, giovani modelli e aspiranti lolite” (Fandango, 2017) è un’inchiesta sul mondo delle sfilate di quartiere e dei casting di bambini e bambine per la moda, da Nord a Sud. In prima battuta, non sembrerebbe niente di particolarmente rilevante soprattutto per due motivi: il primo è la sensazione, condivisa dall’opinione comune, che si tratti di un fenomeno di nicchia, che nulla ha a che vedere con le (s)proporzioni di ciò che accade in America, tra lustrini, paillettes e lacca a go go. Il secondo motivo è che, in fondo, si tratta di un gioco e che non c’è niente di male a fare quattro scatti per la pubblicità da cui ricavare qualche soldino per arrotondare. Invece così non è. Non si può restare indifferenti di fronte alle frasi e alle testimonianze raccolte dalla Piccinni durante le ore di casting estenuante per bimbi e bimbe. “Bellissime” ha sollevato il velo su una realtà misconosciuta ai più, ma che attira nell’ordine: frotte di genitori disposti a far di tutto per far partecipare i propri piccoli alle sfilate e agli eventi, anche a centinaia di chilometri di distanza; organizzatori di sagre di quartiere o di paese; selezionatori, talent scout, agenzie e fotografi. «Non può trattarsi di un gioco, semplicemente perché per molte persone è un lavoro, e questo non può essere un aspetto secondario» dichiara Piccinni.

bambina2Le baby miss e i baby modelli, non più alti di un metro e trenta, che gravitano in questo mondo fatto di sfilate alla festa di quartiere in provincia o di casting per cataloghi e pubblicità vengono sottoposti a veri e propri tour de force: trucco, parrucco e tante ore col fotografo, in attesa dello scatto o della posa giusta. Di giochi e di svago neanche l’ombra. Le bambine, in particolare, si districano già tra lucidalabbra, piastre per capelli, glitter, movenze da piccole vamp. «Ho cominciato a lavorare su questa storia dopo aver accompagnato un’amica che voleva assistere al concorso di bellezza, cui partecipava la sua nipotina, in una sala congressi, in un hotel vicino Prato – racconta la scrittrice tarantina – da quel momento sono stata catapultata in un mondo che non conoscevo e che non avrei mai immaginato essere così presente e così codificato. Ciò che mi sorprendeva è sempre stata la dicotomia tra l’aspettativa nei confronti di una bambina e quella di un bambino. La prima deve essere ‘bella’, il secondo ‘bravo’. Perché non accade il contrario? – si chiede Piccinni – Quali saranno le conseguenze di questa ipersessualizzazione di queste bambine che sta avvenendo sotto i nostri occhi?».

baby-boy-hat-covered-101537Dicevamo che non si può restare indifferenti. Perché? Quale può essere la reazione mentre si legge di bambine che sciorinano con disinvoltura frasi che sentiamo come normali se pronunciate da adulti: è il caso della piccola Elisa, sei anni, dalla Sicilia, «Mi piace perché se piaci agli altri è bello» e poi aggiunge «Mi dispiace per i bambini brutti, perché sono tristi». Anche leggere le dichiarazioni di Martina, sette anni, che vive a Reggio Emilia, fa un certo effetto: «Da grande voglio essere bella come la mamma: con i capelli sempre lisci e biondi. Voglio fare la fidanzata, come fa la mamma».

Già, le mamme. C’è quella che ai tempi avrebbe voluto partecipare a “Non è la Rai” e che ora porta in giro le sue bambine da un casting all’altro. Poi c’è la mamma-manager che pianifica e organizza. C’è quella che affronta lunghi viaggi della speranza, prendendo treni o aerei anche di notte. Un piccolo esercito che aspetta e spera dietro le tende, nelle stanze affollate, armate di spazzole, phon e smartphone. «Si fa presto a dire che è colpa loro, invece, secondo me non è così – precisa Piccinni – il fatto è che non c’è piena consapevolezza di ciò che questo sistema rappresenta e dei modelli che questi piccoli stanno interiorizzando».

“Bellissime” riporta anche le stime preliminari del Centro Studi di Sistema Moda Italia (SMI) che ci dicono come la moda bimbo, che comprende abbigliamento destinato alle fasce d’età tra 0 e 14 anni, intimo e accessori, nel 2016 continua ad avere un trend positivo, registrando un +1,2% rispetto al 2015, arrivando a superare i 2,7 miliardi di euro.

L’evento clou è Pitti Immagine Bimbo, a Firenze, che catalizza l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori, oltre ad essere il sogno per tante mamme che vorrebbero vedere i loro figli sfilare alla manifestazione. Secondo i dati raccolti dalla Piccinni, però, i guadagni sarebbero davvero esigui: in alcuni casi, ad esempio, si parla di 130 euro per due giorni di lavoro che, al netto delle tasse e dei costi di agenzia, diventano 66 euro. Troppo pochi per compensare i costi sostenuti tra la trasferta e l’albergo.

Il lavoro dei piccoli nel settore dello spettacolo è disciplinato da una circolare la n. 67 del 6 luglio 1989 del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale che fornisce prescrizioni da seguire e che i genitori dei bimbi firmano. Sul sito di Pitti Immagine Bimbo sono riportate le note che riportano precisazioni a riguardo, tra cui si legge: «L’impiego di minori e adolescenti nell’esecuzione delle sfilate va fatto nel rispetto di tutte le modalità di legge che tuttavia non esentano dalla specifica valutazione delle necessità di tutela degli interessi individuali e dei valori sociali dell’infanzia e dell’adolescenza. Ripetiamo cose conosciute, ma è importante lasciarne traccia. Per esempio occorre sincerarsi: che tutti i bambini siano regolarmente iscritti alle agenzie e che queste rispettino le norme vigenti (spesso sono anche i genitori a voler saltare qualche passaggio formale, magari sul piano fiscale…); che gli orari di impiego non siano troppo lunghi; che gli ambienti siano adeguatamente riscaldati o condizionati o che la potenza degli impianti luci e audio rispettino le esigenze dei bambini… Consultatevi con i registi, i responsabili dell’allestimento, i responsabili delle agenzie, gli organizzatori e fate insieme una revisione di tutti gli elementi: ricordatevi che per un bambino, che ci siano o no i suoi genitori, la partecipazione a una sfilata è già una fattispecie di lavoro che deroga, soprattutto grazie alle sue forti componenti di spettacolo e di gioco, dalle norme generali che in Italia vietano il lavoro minorile. Ma appunto un lavoro in deroga richiede autocontrollo…».

little-girls-walking-summer-outdoors-prettyIntanto anche la politica si è interessata alla questione, dopo la pubblicazione del libro. Il deputato Riccardo Nuti ha presentato nello scorso mese di luglio un’interrogazione parlamentare al ministro Poletti sulle numerose incongruenze riportate dall’indagine della Piccinni, rispetto all’applicazione della circolare. Non solo. Sono stati presentati alcuni emendamenti alla prossima Legge di Stabilità per richiedere norme più stringenti sul rispetto del tetto di ore lavorate, un pediatra in loco, location accessibili ai genitori, l’istituzione di un osservatorio per la tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti nella moda e nello spettacolo.

Tante sono le parole che si ripetono come un pericoloso mantra: “essere piacevoli”, “popolarità”, “bellezza”. «La mia non è una battaglia contro le baby-miss – conclude – ma è la volontà di porre l’attenzione al pericolo che si corre, alimentando questi stereotipi. Tempo fa avevo intervistato il padre di un bambino a cui avevo chiesto “Quando suo figlio sarà troppo grande per continuare, che cosa farete?”. L’uomo, distinto, ben vestito, rimase un attimo interdetto dalla mia domanda. “Speriamo che sia il più tardi possibile – mi dice – ci divertiamo tanto, è bello andare in giro per fare le foto per i cataloghi e sui set per le pubblicità”. Poi il bambino aggiunge “Ma io da grande voglio fare il modello o il calciatore, perché qui è bello. Papà non ti preoccupare”. Ecco questo genere di affermazioni, pronunciate da un bambino il cui unico intento è solo quello di accontentare il genitore, mi ha lasciato una brutta sensazione che per tanto tempo non sono riuscita a mandare via».

Ultimi commenti (2)
  • Margherita laisa |

    Vorrei far partecipare la mia bimba xke è bella vanitosa e ha tante qualità ma Nn xhe è la mia bimba dateci modo di dimostrarcelo

  • Federico |

    Per la vanità delle madri più che per la soddisfazione dei padri!